• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Storia » I Cosmonauti sovietici atterrano a Londra: che spettacolo!

19 Febbraio 2016

I Cosmonauti sovietici atterrano a Londra: che spettacolo!

Visitatori davanti al modulo di atterraggio lunare LK-3 nella mostra Cosmonauts al Science MuseumMai stati al Museo della Scienza di Londra? Male. Un’occasione per scoprire quest’arca della conoscenza è la spettacolare mostra Cosmonauts: Birth of the Space Age, ovvero “Cosmonauti: La nascita dell’era spaziale”, che si può visitare fino al prossimo 13 marzo.

Sognatori e pionieri

Il percorso espositivo prende avvio con una sezione dedicata ai “sognatori”, ovvero quelli artisti, come i Suprematisti di Malevič, che si ispirarono allo spazio interstellare, pur restando spesso legati sentimentalmente, ideologicamente e artisticamente alla terra (con la minuscola).

Ma sono esposti anche documenti come pagine dall’Album dei Viaggi Cosmici di Konstantin Ciolkovskij, progetti, modellini e schizzi. Ciolkovskij era quasi completamente sordo per la scarlattina che aveva contratto a dieci anni e una foto ce lo mostra nel suo studio con uno dei curiosi e ingombranti tubi che aveva inventato per amplificare il suono.

Ciolkovskij è uno dei due protagonisti di questa prima fase pionieristica, insieme a Sergej Korolev che passò circa un anno in un gulag. In una teca sono conservati oggetti di vita quotidiana per sopravvivere nei campi di prigionia: bisognava avere inventiva, oltre che resistenza fisica e psicologica.

Proseguendo ci si sofferma sui pezzi che per primi attirano l’attenzione, come il motore del razzo RD-108, progettato da Valentin Glushko o il samovar a forma di Sputnik 1: questo satellite (letteralmente “compagno di viaggio”) ebbe un impatto globale e il segretario del PCUS Kruscev si meritò la copertina del Time come uomo dell’anno 1957.


Una scommessa vinta

Alle pareti sono appesi poster che con una grafica d’avanguardia raccontano le varie tappe della conquista dello spazio e frasi celebri come “La strada per le stelle è aperta” che Korolev pronunciò in quello stesso anno.

Ma ci sono anche pezzi meno appariscenti che però nascondono storie molto interessanti. È il caso della cellula di pannello solare dello Sputnik 3, al cui fianco è stata posta la lettera della studentessa Maria Kartseva al Comitato di Radio Mosca in cui esprime il suo desiderio di volare sulla Luna (correva il 1959). La ragazza dice di essere pronta e di avere già l’equipaggiamento giusto. Al visitatore rimane il dubbio: prevaleva in lei la voglia di avventura cosmica o il desiderio di evadere dalla realtà sovietica?

L’intreccio tra la Storia con la maiuscola e quelle singole, personali di cittadini sovietici e stranieri è una delle costanti della mostra. La ritroviamo nella curiosa scommessa tra il viticoltore francese Henri Maire e Korolev. Il primo scommise 100 bottiglie di Champagne che i Sovietici non avrebbero mai raggiunto la faccia nascosta della Luna con una navicella spaziale, ma la navicella spaziale Luna 3 permise di vincere la scommessa che fu regolarmente pagata, come dimostra la bottiglia esposta.

Non sempre le cose andarono per il verso giusto e la sezione dedicata ai cani lanciati nello spazio ricorda che la mitica cagnetta Laika morì poche ore dopo essere entrata in orbita. Fu soltanto uno, se non il primo, di molti sacrifici che funestarono la corsa allo spazio, tra tragedie, esperimenti falliti, errori e disgrazie che a volte lasciano basiti: Vladimir Komanov, per esempio, morì per la mancata apertura del paracadute.

Su una parete è riprodotto il programma di allenamento di un cosmonauta, suddiviso in 13 punti, dai test giornalieri nel modulo Vostok agli esami clinici in un ospedale di ricerca aerospaziale.

Tutti pazzi per Gagarin

Visitatori davanti alla navicella Vostok 6 nella mostra Cosmonauts al Science MuseumUno dei nuclei della mostra è ovviamente Jurij Gagarin e non poteva essere altrimenti! Il primo uomo nello spazio venne promosso maggiore durante il suo volo di 108 minuti. Eroe sovietico, modello e simbolo di un Paese e di un’epoca, diede vita con la sua impresa a un fenomeno di follia collettiva (“Ga-ga”).

La Rolls-Royce che lo portò in giro durante la sua visita in Gran Bretagna nel 1961 aveva come targa la sigla YG1. Ma il compagno Gagarin era arrivato nel Regno Unito su invito della Amalgamated Union of Foundry Workers di Manchester perché il cosmonauta era stato un lavoratore dell’acciaio prima di entrare nelle forze aeree sovietiche.

Il set da tè “Verso il cosmo” datato 1961 è solo uno degli oggetti ispirati allo spazio, così come le matrioske spaziali del 1999.

Per guardare all’interno del modulo di atterraggio Vostok 6 utilizzato nel 1963 da Valentina Tereshkova un’assistente di sala fornisce uno specchio con asta. Quello che si vede lascia perplessi e insieme meravigliati: il modulo pare un locale caldaia…

Gli Americani vogliono la Luna

Ma è il momento di parlare delle reazioni degli avversari storici. Nel 1958 gli USA fondano la NASA, accettando la sfida per lo spazio lanciata dall’URSS. Un televisore dell’epoca trasmette la celeberrima impresa dell’allunaggio del 1969.

Nel 1961 John Fitzgerald Kennedy tenne un discorso in cui promise che entro la fine della decade dei Sessanta gli USA avrebbero mandato un uomo sulla Luna e l’avrebbero fatto tornare sano e salvo (la seconda cosa essendo ben più complessa della prima). Così fu, anche se il Presidente sarebbe stato ammazzato a Dallas due anni dopo. Soltanto nel 1989, 20 anni dopo il successo di Apollo 11, l’URSS riconobbe l’esistenza di un programma segreto per mandare un cosmonauta sulla Luna.

Da parte sua Alexej Leonov aveva due sogni da bambino: diventare cosmonauta e artista. Riuscì a realizzare il più ardito dei due e trascorse il tempo libero in orbita facendo degli schizzi. In mostra sono esposti alcuni suoi disegni a colori, oltre alla scatola di pastelli, ciascuno legato con una cordicella alla confezione perché non si perdesse nella navicella.

Abiti spaziali

Nelle sale successive sono esposti vestiti, tute, imbragature e altri componenti di equipaggiamento. Lo spazio come nuovo luogo di lavoro ha reso necessaria la preparazione di nuovi capi di abbigliamento. Alla fine di ogni missione gli scienziati raccoglievano ogni tipo di informazioni e di commenti da parte dei cosmonauti.

Chissà cosa pensavano questi ultimi quando erano seduti sulla tazza della toilette della Mir (1990), progettata per evitare che liquidi e solidi si spargessero per la navicella una volta evacuati…

Il modulo di disceca Soyuz TM-14 con l'equipaggiamento e le tute necessari a sopravvivere nello spazio © Science Museum Ma ci sono anche il sacco a pelo e la maschera per coprirsi gli occhi usata da Valerij Korzun nella Stazione Spaziale Internazionale nel 2002 e il frigorifero della Mir, oltre che alla tavola da pranzo a compartimenti.

Curiosa ed emblematica la vicenda di Sergej Krikalev, l’ultimo cosmonauta dell’URSS. Partito in missione nel maggio del 1991, atterrò nel marzo 1992 quando il suo paese non esisteva più. Ricordate lo spiritoso spot televisivo con cui Il Corriere della Sera promuoveva un’iniziativa editoriale a metà degli anni Novanta? Ecco, a Krikalev capitò proprio quella disavventura. In compenso guadagnò qualche centimetro in altezza per essere rimasto molto tempo in assenza di gravità.


Che storia! Fa il pari con quella di quella di Helen Sharman che rispondendo a un annuncio radiofonico divenne la prima britannica nello spazio e la prima donna a essere ospitata nella stazione spaziale Mir. In precedenza aveva lavorato come ricercatrice nella fabbrica di cioccolati Mars. Nomen omen!

L’ultima sala è completamente blu con un rettangolo rosso sul soffitto a simboleggiare Marte, la prossima meta, con suggestioni alla Kubrick tra fascino, mistero e paura. Al centro c’è un manichino di uomo utilizzato per esperimenti di volo nello spazio: il suo volto ha le fattezze di Gagarin. Sulla parete una citazione di Ciolkovskij del 1911

La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere nella culla per sempre.

Personalmente non ho fretta. Sono come Linus dei Peanuts: andrei sulla Luna per cinquantaduesimo perché ciascuno di quelli prima di me avrebbe la grande responsabilità di qualche missione importante da compiere…
Saul Stucchi

Didascalie:

  • Visitatori davanti al modulo di atterraggio lunare LK-3 nella mostra “Cosmonauti” al Museo della Scienza di Londra.
  • Visitatori davanti alla navicella Vostok 6 nella mostra “Cosmonauti” al Museo della Scienza di Londra.
  • Il modulo di discesa Soyuz TM-14 con l’equipaggiamento e le tute necessari a sopravvivere nello spazio mostra “Cosmonauti” al Museo della Scienza di Londra.

Cosmonauts: Birth of the Space Age

Fino al 13 marzo 2016

Science Museum
Exhibition Road, South Kensington
Londra SW7 2DD

  • Orari: 10.00–18.00
  • Ingresso: gratuito per il museo. Il biglietto per la mostra “Cosmonauti” è di 14 £
  • Info: www.sciencemuseum.org.uk

Copertina del libro Cosmonauts: Birth of the Space Age
  • Cosmonauts: Birth of the Space Age
  • Autore: Doug Millard
  • Editore: Scala Books; Reprinted 27.01.2016 edizione (30 ottobre 2015)
  • Lingua: Inglese
  • Copertina rigida, illustrato: 256 pagine
  • John E. Bowlt (Collaboratore)
  • Vladimir Dzhanibekov (Collaboratore)
  • Nataliya Koroleva (Collaboratore)
  • Aleksandr Lazutkin (Collaboratore)
Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Storia Contrassegnato con: Londra

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Recensione del film “Terminator” di James Cameron
  • Immagini sonore: Anna Tifu e Giuseppe Andaloro a Trieste
  • Da Mondadori “L’alveare” di Margaret O’Donnell
  • Da Voland “Maqluba. Amore capovolto” di Sari Bashi
  • Cristiano Lissoni ospite della MicroMostra di ALIBI

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi