La mostra di Malevič alla GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo chiuderà il 24 gennaio (grazie alla proroga di una settimana rispetto alla chiusura prevista per il 17 gennaio). Affrettatevi a visitarla perché è un’occasione straordinaria per vedere in Italia circa 50 opere dell’artista suprematista, insieme a molte altre di suoi contemporanei russi, in un appassionante percorso che si dipana in senso cronologico, dai lavori del periodo simbolista a quelli dell’ultima fase, chiusa con la morte sopraggiunta nel 1935.
Nella prima sala sono esposti paesaggi datati attorno al 1906, oli e tempere su cartone, nei quali la pittura appare spessa, materica. Le opere sono messe a confronto con quadri di Kalmakov, Repin, Fonvizin, Jakovlev.
Alle pareti si leggono appropriate citazioni dell’artista, come questa:
Io sostengo che coloro che non hanno seguito il cammino del Futurismo quale rivelatore della vita moderna, sono condannati a strisciare per sempre sugli antichi sepolcri e a cibarsi degli avanzi del tempo passato.
L’Autoritratto del 1907 è la prima delle dieci opere di Malevič da ammirare in assoluta contemplazione, almeno per il sindacabilissimo giudizio del sottoscritto. Il catalogo è questo:
- Autoritratto del 1907, appunto.
- Composizione con la Gioconda.
- Quadrato rosso (che quadrato, in realtà, non è, a ben vedere…)
- Il servizio suprematista Tazza con piattino e la teiera lì accanto.
- Testa di contadino (1928/29): osservate gli aerei che si librano nell’alto dei cieli.
- Casa rossa (1932)
- Le mietitrici (ma anche Ragazze nel campo)
- Cavalcata rossa.
- Autoritratto (L’Artista), tra citazione e omaggio al Mantegna della Camera degli Sposi, capolavoro assoluto del Suprarinascimento degli ultimi anni. Di fronte ha l’Autoritratto di G. Rjazskij con la sigaretta in bocca. Quanta strada ha fatto da quando era allievo di Malevič, tra il 1918 e il 1920!
- A pochi passi sono invece esposti due ritratti della moglie di Malevič (uno del 1933, l’altro dell’anno seguente), entrambi la raffigurano in costume suprematista.
Nella seconda sala i colori delle opere virano al grigio, al nero, al marrone. L’industria si oppone (e si impone) sull’agricoltura, la città sulla campagna, l’uomo sulla natura. Ecco sfrecciare Il ciclista di Natalija Gončarova del 1913. L’anno seguente Malevič realizza Composizione con la Gioconda. In questa stessa sala si ammirano anche Vacca e violino e Ritratto perfezionato di Ivan Kljun. A pochi passi è esposta l’opera Il grammofono dello stesso Kljun.
In una saletta viene proiettato un breve video che ripercorre gli eventi dal 1900 alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, passando per la Prima Guerra Mondiale (e non so a voi, ma le note dell’Internazionale un brivido a me l’hanno dato…), mentre Lenin accarezza un gatto. Più oltre, lungo il percorso, c’è un secondo video dedicato agli eventi dal 1918 al 1934: il comunismo di guerra, la terribile carestia, la morte di Lenin e la dittatura di Stalin, l’industrializzazione forzata…
L’influenza esercitata dalle icone sull’arte di Malevič è richiamata da alcune opere del XV e XVI secolo, come l’Icona di Cirillo e Atanasio arcivescovi di Alessandria. A questo proposito lasciamo di nuovo la parola all’artista:
Una forte impressione produssero su di me le icone. In esse sentii qualcosa di intimo e di straordinario. In esse mi apparve tutto il popolo russo con tutta la sua opera emozionale.
Ma non trascuriamo altre sue opere di importanza capitale, come Quadrato nero, Croce nera e Cerchio nero, anche se il quadro forse più magnetico è Cavalcata rossa, da godersi con tutta calma, magari seduti sulla panca strategicamente posta lì davanti, senza trascurare il confronto diretto (sollecitato dai curatori Evgenija Petrova e Giacinto Di Pietrantonio) con l’opera Fantasia di K. Petrov-Vodkin che raffigura un uomo su un cavallo rosso che si libra a mezz’aria.
A proposito della Cavalcata rossa scrive Gian Piero Piretto nel suo ultimo libro Indirizzo: Unione Sovietica, edito da Sironi:
La sua (scil. di Malevič) caratteristica rappresentazione della terra russa a simboliche fasce orizzontali di diversi colori, sovrapposte linearmente e colte nel minuscolo segmento spazio-temporale racchiuso nel momento narrativo della tela, trova riscontro nell’immagine di cavalieri e cavalli che provengono da chissà dove e chissà dove sono diretti.
Il professore riscontra nell’opera
la confluenza di valenze culturali del passato tradotte, con atteggiamento non convenzionale e assolutamente originale, in chiave sovietica. Un momento di potenza (in questo caso specifico della cavalleria dell’Armata rossa), espressa dalla velocità e dalla percezione dello spirito infinito (terra e cielo), che non viene compromessa né da retorica né da necessità di banale narratività. Al contrario si esalta il prostor, la sperdutezza (dal’), l’immensità, inserendo in chiave assolutamente simbolica e iconica il protagonista ideologico che perfettamente si combina con la struttura del paesaggio e dei suoi contorni, oltre che con artifici di rappresentazione.
Parole sante, anzi laiche, ma pregnanti e profonde. Noi non facciamoci sfuggire nell’Autoritratto à la Mantegna il quadratino nero nell’angolo in basso a destra, che compare anche nella Lavoratrice del 1933: è come una seconda firma, una rivendicazione d’identità artistica contro l’appiattimento dell’arte sovietica sul realismo imposto dall’alto.
Chiude il percorso una gigantografia con la salma dell’artista sul letto di morte, con le sue opere più significative appese alla pareti, come a rendergli omaggio. Il funerale, nel 1935, fu una grande performance, degno sigillo suprematista.
Saul Stucchi
DIDASCALIE:
- Kazimir Malevič
Testa di contadino, 1928 ca.
Olio su tavola di compensato 71,7 x 53,8 cm
Museo di Stato Russo, San Pietroburgo - Kazimir Malevič
Casa rossa, 1932
Olio su tela 63 x 55 cm
Museo di Stato Russo, San Pietroburgo - Kazimir Malevič
Ragazze in un campo, 1928-29
Olio su tela 106 x 125 cm
Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
MALEVIČ
Fino al 24 gennaio 2016
Orari: da martedì a venerdì 9:00-19:00; giovedì 9:00-22:00; sabato e domenica 9:00-20:00
NOTA BENE: venerdì 22 e sabato 23 gennaio la mostra rimarrà aperta con orario continuato dalle 9:00 alle 24:00.
Biglietti: intero 12 €; ridotto 10 €
GAMeC
via San Tomaso 53
Bergamo
Informazioni:
tel. 035.235345
www.mostramalevic.it