In occasione dell’uscita del suo secondo romanzo, Il cameriere di Borges (qui la recensione) ALIBI Online ha intervistato l’attore e scrittore Fabio Bussotti.
L’idea del romanzo le è nata dalla canzone dei Genesis o dalla poesia di Borges (entrambe intitolate Afterglow)?
La canzone e la poesia trattano in maniera diversa un punto di svolta. Afterglow è il riverbero dell’ultimo raggio di sole che muore all’orizzonte. Non è più giorno, ma non è ancora notte. Anche noi fragili umani viviamo continui “afterglow”. Ci spaventiamo di fronte alle numerose scelte che la vita ci impone e rimaniamo spesso attoniti, sul ciglio del tramonto. Questo stato d’animo mi ha spinto a scrivere il libro.
Qual è il suo rapporto con l’Argentina e con la sua cultura, in particolare con Borges?
Mia suocera è di Buenos Aires. Mia moglie è nata a Roma, ma ha il doppio passaporto. In casa si parla spesso castigliano (cioè, loro lo parlano e io ascolto cercando di capire). In quanto a Borges, posso dire che lo leggo fin da ragazzo. Sembra sempre che nelle sue poesie e nei suoi saggi non ci sia distinzione tra vita e parola.

Il tema della memoria (e della sua perdita) è centrale nell’opera di Borges e anche nel suo romanzo, così come quello della finzione/inganno. Da scrittore qual è il suo rapporto con la triade “memoria-oblio-finzione”?
Questa è una domanda complessa alla quale potrei tentare di rispondere anche come attore. Spesso, in teatro come in cinema, lo studio e l’approfondimento di un personaggio passa anche attraverso un laborioso procedimento di memoria che non vuol dire solo imparare le battute, ma soprattutto acquisire dentro di sé la storia, i saperi, le fragilità e i punti di forza di un personaggio. Questa memoria è quasi sempre una finzione perché i personaggi escono dalla penna dei drammaturghi o degli sceneggiatori. Il bello arriva al momento della rappresentazione. L’attore, se bravo, è cosciente che se vuole dare il meglio di sé dovrà dimenticare tutto ciò che ha imparato. Questo è l’artificio: perché la parola risulti del tutto nuova, bisogna far finta che sia nata lì in quel momento.
Ho notato che il caffè ricorre spesso tra le sue pagine… Ha una passione per la bevanda nera?
Il caffè mi piace, molto, soprattutto l’espresso del bar. Frequento i bar dell’Esquilino e ho una mia classifica di preferenze. La torrefazione citata nel romanzo esiste davvero. Ci passo ogni mattina: il caffè non è il migliore del quartiere, ma l’odore dei chicchi tostati è irresistibile. Certe volte è proprio una nuvola densa che inebria di aroma l’Esquilino e parte del colle Oppio. Cosa c’è di meglio?
A cura di Saul Stucchi
PS: i caffè che ho bevuto leggendo Il cameriere di Borges li trovate su Tazzine d’Italia…
Nella foto l’autore è in compagnia della regista Liliana Cavani.
Fabio Bussotti
Il cameriere di Borges
PerdisaPop
2012
Pagine 304
16 €