Ha anticipato un po’ i tempi, ma si sa: lo spettacolo ha regole ferree che nemmeno un imperatore può trascurare. Il primo marzo 1815 Napoleone sbarcò a Golfe-Juan verso le quattro e mezza del pomeriggio. Ieri, invece, durante la celebrazione del bicentenario dello storico evento, l’attore che lo impersonava è sceso dalla passerella un po’ prima delle tre, sotto un sole spettacolare che faceva già primavera in Costa Azzurra. Sulla spiaggia i pennacchi degli shakò e dei colbacchi dei reenactors ondeggiavano al vento. Qualche tempo prima che la rievocazione vera e propria avesse inizio, Alain Pigeard, presidente dell’associazione Souvenir Napoléonien, dava indicazioni a Napoleone, mentre Roustam, il fedele mamelucco dell’Imperatore, chiacchierava affabilmente con una dama in costume. L’impugnatura del suo pugnale risplendeva al sole, ma era soprattutto il suo abito orientale a destare la curiosità degli spettatori. Così Monsieur Pigeard rievocava la storia della guardia del corpo che dormiva stesa davanti alla porta della camera di Napoleone. Intanto alcuni addetti predisponevano il tappeto sulla passerella che Napoleone avrebbe percorso per sbarcare a terra e mettere di nuovo piede in Francia dopo l’esilio all’Isola d’Elba. Ma non era un red carpet: il colore si sarebbe potuto infatti definire grigio Marengo.
Place à l’Empereur gridava un soldato perché qualche improvvido fotoreporter non finisse calpestato e soprattutto non ostacolasse il ritorno di Sua Maestà! Tra urla di Urrà, Bravo e Vive l’Empereur! Napoleone è sbarcato e ha pronunciato il celebre discorso “Possa il mio ritorno assicurare la pace, la fortuna e la gloria della patria!”. Aveva il fiatone, tanto che pareva arrivato a nuoto, più che trasportato da una barchetta di servizio. Ma sarà stata sicuramente l’emozione, anche se Frank Samson, l’avvocato parigino che impersona l’Imperatore, riveste questo ruolo ormai da 10 anni.
L’avventuriero (come lo definì il generale Ney davanti al re Luigi XVIII a cui promise di riportarglielo in gabbia, salvo poi cambiare idea e tornare agli ordini di Napoleone) aveva davanti a sé due opzioni per arrivare a Parigi a riprendersi il trono: la strada più breve passava per la valle del Rodano, un territorio tradizionalmente realista. Scelse così la via più lunga ma più sicura, attraverso il Delfinato. All’Elba Napoleone non aveva mai trascurato di raccogliere informazioni sullo stato della Francia di cui conosceva il barometro politico molto meglio del re restaurato. Non era soltanto questione di fiuto, ma anche di un’eccezionale capacità di lavoro. Poteva riposare pochi minuti durante una battaglia e dormire qualche ora a notte, per il resto del tempo lavorava: dettava proclami e lettere, dava ordini, prendeva decisioni, progettava campagne… Nella Grande Armée soltanto Daru (“l’intendente infaticabile”) e Berthier potevano vantare una simile resistenza, lavorando fino a 18 ore al giorno.
Messo piede sulla spiaggia di Golfe-Juan Napoleone non perse tempo: volle conoscere il proprietario del terreno su cui era sbarcato e si dedicò subito all’organizzazione della marcia a tappe forzate che l’avrebbe riportato nella capitale. Nel suo proclama predisse: “La victoire marchera au pas de charge, l’aigle, avec les couleurs nationales, volera de clocher en clocher, jusqu’aux tours de Notre-Dame“, ovvero “La vittoria marcerà a passo di carica. L’aquila con i colori nazionali volerà di campanile in campanile fino alle torri di Notre Dame”. In effetti Napoleone arriverà a Parigi il 20 marzo 1815, percorrendo quella che da allora è denominata Route Napoléon. Tre mesi dopo, il 18 giugno, avrebbe perso tutto a Waterloo. Fuorché la gloria.
Saul Stucchi
Foto di Enrico Giudicianni
NAPOLÉON À GOLFE-JUAN
Bicentenario 1815 – 2015
28 febbraio – 1° marzo 2015
Info: www.vallauris-golfe-juan.fr
Ente Turismo Francese
www.rendezvousenfrance.com