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Voi siete qui: Italia » Una gita al Conero. Seconda parte: tra Angeli e Leopardi

25 Agosto 2014

Una gita al Conero. Seconda parte: tra Angeli e Leopardi

Seconda parte del reportage di Marco Grassano sul Conero.

21 luglio 2014
Il mattino è temporalesco, con tuoni e qualche spruzzo di pioggia. Pianifichiamo quindi una giornata di turismo culturale. Ce ne andiamo dapprima nella vicina Porto Recanati, seguendo le indicazioni dell’opuscolo “Scopri Vivi Sorridi – Guida del territorio della Riviera del Cònero”, divertendoci a commentare e correggere le affermazioni del testo: “Porto Recanati si caratterizza per l’ampio spazio dedicato ai percorsi ciclabili” – infatti, i ciclisti pedalano liberamente ovunque, invadendo l’intera viabilità; “A pochi passi dal centro storico, non si riesce a trovare un sito archeologico che con i suoi numerosi reperti ha riportato in vita l’antica città romana di Potentia”.
Conero_5Sulla passeggiata litoranea, verso le 10:

Di fronte al mare
casette variopinte
e messe in riga.

Torniamo quindi alla rotonda-incrocio da cui siamo arrivati e giriamo a sinistra per Loreto, spinti dal ricordo della mia vecchia maestra Luigia De Antoni Reposi che, in seconda elementare, sulla soglia della pensione, ci disse del trasporto miracoloso della casa natale della Madonna da Nazareth a Loreto, ad opera degli angeli in volo (in realtà, pare sia stata una coppia di coniugi appartenenti alla famiglia Angeli – di cognome! – a far smontare la casupola in Palestina per trasferirla e rimontarla qui, in prossimità del porto adriatico più vicino, tra quelli nei territori dello Stato Pontificio…). Dentro la basilica, alle 11.45:

La Santa Casa
sembra fatta in mattoni:
palestinesi?
“L’hanno portata gli angeli”
mi raccontò la maestra.
Conero_6Usciti dall’appariscente tempio, dove la presunta dimora mariana è rivestita da una sfarzosa struttura in marmo progettata dal Bramante, visitiamo il presepe animato permanente, che ricostruisce luci, gesti e suoni di un antico villaggio, al calar della notte (ore 12.00):

Tinge la vita
del presepe animato
sempre il crepuscolo.

Ci prendiamo un gelato nel bar sulla piazza, all’imbocco della via principale. Non comprendono il mio barbaro lessico padano, per cui devo spiegare che voglio una coppetta (ore 12.30):

Dal gelataio,
se vuoi “uno scodellino”
non ti capiscono.

Il tempo (meteorologico) è un susseguirsi di nuvole e sole, come per tutta la mattinata. Abbiamo parcheggiato la macchina di fronte al Collegio dei Salesiani, quasi all’uscita del borgo sulla strada per Recanati, quindi lasciamo Loreto da lì.

Arrivati al “natio borgo selvaggio”, troviamo un ufficio turistico dove reperire il materiale informativo (mappa e guide multimediali) necessario per la visita. Raggiungiamo Palazzo Leopardi, ancora abitato dai discendenti del fratello più giovane del poeta, l’unico ad aver avuto progenie. Si affaccia sulla piazzetta del Sabato del Villaggio. Nel negozio di fronte alla magione, al pian terreno dell’edificio in cui abitava Teresa Fattorini (la “Silvia” della nota lirica, ribattezzata come un personaggio dell’Aminta di Torquato Tasso perché il nome vero ricordava a Giacomo una persona che gli era particolarmente antipatica), mi fa sorridere il volumetto della Batracomiomachia corredato dalle “illustrazioni di Gianni Verna”: così si chiama infatti un mio collega di lavoro.
Prendiamo i biglietti per la visita guidata alla biblioteca leopardiana. Mentre aspettiamo l’ora stabilita, visitiamo, sempre nello stesso edificio, la mostra su Leopardi e i suoi libri, nella quale sono esposte anche lettere autografe di Napoleone, del conte Monaldo, di Giacomo stesso.
Conero_7Fuori, il tempo si è mutato in un violento acquazzone con sbuffi di vento (ore 14.00):

Nella piazzuola
“Sabato del villaggio”
la pioggia, a scrosci,
rimbalza sul selciato,
si vaporizza ai réfoli.

Ci accompagna nelle sale un giovane dalla testa rasata e dagli occhiali con la montatura nera. È molto bravo nel presentarci la figura del poeta (e filosofo!) collocata nel contesto in cui si è formato: evidentemente, il mestiere di guida leopardiana lo fa con competenza e passione. Riesce a commuovermi, come mi succedeva, trentacinque anni fa, leggendo L’ultimo canto di Saffo o La sera del dì di festa. Sa far scattare il meccanismo dell’immedesimazione con il povero Giacomo, sulla tematica evocata da Leonard Cohen in una sua celebre e bella canzone: “E stringendo i pugni per chi, come noi, è oppresso dalle cifre della bellezza, ti sei ricomposta e hai detto: Beh, non pensiamoci, siamo brutti ma abbiamo la musica”. Alla fine lo ringrazio per quella che è stata una vera e propria lezione di letteratura, di psicologia, di vita…
Usciti, aggiriamo il palazzo per vedere il colle de L’Infinito, dove la vista è preclusa non da una siepe, ma da un filare di grossi pini, oltre la strada.
Conero_8Seguo un sentiero che da lì si diparte verso una finestra sotto la quale una lapide riporta questi versi: “O graziosa luna, io mi rammento / che, or volge l’anno, sovra questo colle / io venia pien d’angoscia a rimirarti: / e tu pendevi allor su quella selva / siccome or fai, che tutta la rischiari.” (ore 15.00).

Terra bagnata
sul viottolo che porta
all’ermo colle
e sotto la finestra
dove scrisse Alla luna.

Raggiungo la piazzetta con la chiesa e il chiostro di Sant’Agostino, sovrastato dalla “torre antica” del Passero solitario.
Conero_9Altra torre sorge di fianco, nella piccola piazza: da lì si diparte un vicolo al cui inizio è collocata la caserma del Carabinieri (ore 15.30):

Sul vicoletto
dietro la Torre Antica:
“Carabinieri”.
Marco Grassano
(seconda parte – segue)

Nelle foto:
– Case sul lungomare di Porto Recanati
– La basilica di Loreto
– Acquazzone sulla piazzetta del Sabato del Villaggio
– Il colle de L’Infinito
– Il chiostro su cui sorge la Torre Antica del Passero Solitario

Una gita al Conero. Prima parte: tra scandali e Qi Gong

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