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Voi siete qui: Interviste » A pranzo con Andrea Bignasca, direttore dell’Antikenmuseum di Basilea

6 Maggio 2014

A pranzo con Andrea Bignasca, direttore dell’Antikenmuseum di Basilea

Le generalizzazioni sono spesso fuorvianti così come l’erba del vicino appare sempre più verde della nostra. Tuttavia c’è più di un pizzico di verità – credo – nella convinzione che al di là delle Alpi la cultura goda di miglior salute che in Italia e che le persone che se ne occupano siano più abituate (o semplicemente: siano abituate) a considerare le pubbliche relazioni una parte importante del proprio lavoro e non un fastidio a cui tentare di sottrarsi. Fatta questa doverosa (e prolissa) premessa, spero che Andrea Bignasca, direttore del prestigioso Antikenmuseum di Basilea, abbia dedicato un po’ del suo prezioso tempo a pranzare con me non solo per elvetico senso del dovere, ma anche per piacere. Quel piacere che il sottoscritto, brianzolo mediterraneo con uno sguardo d’invidia rivolto verso nord, ha provato e di cui pubblicamente ringrazia il suo ospite.
Bignasca_1Dire che le culture s’incontrano a tavola è forse una banalità trita, pari a quella secondo cui s’incrociano in un museo, soprattutto se di storia. Ma rimangono due verità. E probabilmente il direttore Bignasca condivide con me l’opinione per cui le persone dovrebbero frequentare maggiormente i musei per conoscere meglio se stesse attraverso la conoscenza degli altri, vicini e lontani nel tempo e nello spazio.

Sedendosi al tavolino del bistrot il direttore esordisce con una battuta sul recente referendum con cui i suoi connazionali hanno approvato l’introduzione di un tetto contro l’immigrazione di massa. Confessa di vedere una mancanza di pragmatismo in questa scelta che pare trascurare i meccanismi della globalizzazione e le regole del mercato internazionale del lavoro. Si guarda intorno per salutare conoscenti e colleghi e prosegue con un sorriso aperto che me l’ha reso simpatico già al nostro primo incontro, avvenuto l’anno scorso. La prospettiva del dialogo si allarga e dopo una rapida scorsa al menu (entrambi scegliamo il risotto ai fichi: un incontro originale ma ben riuscito) la chiacchierata lambisce per un momento l’Ucraina, come l’antica Troia area strategicamente rilevante in mezzo a due superpotenze che se la contendono.Bignasca_2Come in tutte le chiacchierate al ristorante, gli argomenti si succedono l’uno dopo l’altro in pochi passaggi, con riprese e approfondimenti. Dall’imperialismo ateniese, passiamo a quello romano (la mostra di Augusto al Quirinale non gli è piaciuta perché vi ha riconosciuto una rappresentazione dell’imperatore ormai “datata” che tace gli enormi costi in termini di vite e risorse sostenuti per imporre la pace) e poi a quello britannico. Gli confesso che mi ha lasciato perplesso il paragone tra i calzari chiodati dei legionari romani e gli stivali dei nazisti, proposto dagli organizzatori della splendida mostra di Adriano al British Museum. Le mostre sull’antichità parlano sempre alla modernità, a noi. Ma il rischio di azzerare distanze e differenze è alto.

Attualmente Basilea è governata da una coalizione “rosso-verde” e l’Antikenmuseum da tempo si è aperto alla realtà contemporanea, non soltanto svizzera, ma internazionale. Il direttore ammette che non riceve critiche se organizza una mostra che parla dell’immigrazione, ma l’avrebbe se si limitasse a esporre dei reperti dicendo: “ecco qui gli Egizi, lì i Greci e là i Romani…”. Molti Svizzeri di seconda generazione, soprattutto se di origine balcanica, mantengono una mentalità tradizionalista; ma lo stesso vale per connazionali autoctoni che vivono in alcune zone particolarmente isolate al centro paese, legati ad ataviche tradizioni montanare, con gli uomini al lavoro e le donne a casa (peraltro con loro stesse contente di adeguarsi ai rispettivi ruoli). A sua volta mi chiede del nuovo governo Renzi che, all’estero come in patria, agli inizi ha fatto parlare di sé per la presenza di molte donne e per un’età media dei ministri insolitamente bassa (per noi). Racconta che un politico svizzero ha espresso il desiderio di continuare a occuparsi dei mestieri domestici nel giorno della settimana in cui è abituato a farli. Da una parte ha ricevuto elogi: “ecco un politico moderno, che fa la sua parte in casa!”. Dall’altra è stato subissato di critiche: “dovrebbe occuparsi del bene comune sette giorni alla settimana, altro che pensare ai suoi mestieri!”.

A fine pranzo mi anticipa i temi delle prossime mostre: all’inizio di giugno inaugurerà Roma eterna, una carrellata su due millenni di scultura romana raccontati con un’ottantina di pezzi in prestito dalle collezioni Santarelli e Zeri (già esposta nel 2012 alla Fondazione Roma Museo di Roma), mentre a settembre aprirà i battenti una mostra dedicata ai fiori nell’antico Egitto che illustrerà il gioioso aldilà in cui confidavano i faraoni e i loro sudditi, molto diverso da quello di tenebre e noia concepito dai Greci. Ma le divergenze su temi ultramondani non impedivano ai due popoli una reciproca curiosità.
Saul Stucchi

Antikenmuseum Basel
St. Alban-Graben 5
Basilea (Svizzera)

PROSSIME MOSTRE
Roma eterna
Dal 5 giugno al 16 novembre 2014

Il regno dei fiori.
Rinascita nelle tombe dei faraoni
Dal 3 settembre 2014 al 1° febbraio 2015

Informazioni:
www.antikenmuseumbasel.ch

Informazioni sulla Svizzera:
http://www.myswitzerland.com/it

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