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Voi siete qui: Biblioteca » Un libro per Natale? Ecco i consigli di ALIBI Online

15 Dicembre 2015

Un libro per Natale? Ecco i consigli di ALIBI Online

Consueto appuntamento natalizio di ALIBI Online con i libri: non per togliersi il pensiero di un regalo quale che sia, ma per leggere davvero.

Copertina di Canto della pianura di Kent HarufCominciamo con Canto della pianura, secondo romanzo di una trilogia che porta la firma di Kent Haruf, bellissima scoperta dell’editore NN (il traduttore è Fabio Cremonesi). Anch’esso, come Benedizione, è ambientato in Colorado, fra gente comune, malinconica ma testardamente attaccata alla vita.

Il libro, attraverso un’esemplare costruzione narrativa, racconta storie famigliari di insegnanti e bambini (i figli dell’uomo e di una donna depressa e isolata nel suo mutismo), ragazze in odore di maternità ancora adolescenti, e allevatori di bestiame – uomini e donne che provano a stare al mondo nel modo più dignitoso possibile.

Il mosaico dei loro destini si accampa in un mondo in cui i conflitti sono inevitabili ma cerca di sopravvivere come un a parte all’insensata macchina della storia. Sono vite semplici ma memorabili – o tali può renderle una profondità di sguardo e un’asciuttezza di scrittura ottenuta con assoluto rigore e disciplina (una paratassi ben temperata che non corre mai il rischio dell’ostentazione che gli epigoni innumeri di Raymond Carver hanno finito per rendere sospetta anche nel maestro rivisto da Gordon Lish).

La copertina di Jazz Forever di Guido Michelone Segnalo un paio di titoli della neonata Melville, casa editrice di Gianluca Barbera. Il primo è un libro non solo da leggere ma da tenere a portata di mano per chiunque ami il jazz, o volesse avvicinarlo per la prima volta. Lo ha scritto Guido Michelone, storico della materia e responsabile della collana “Altra musica”; s’intitola Jazz Forever e oltre alla storia – dalle origini ai giorni nostri – di una musica inesauribile, traccia una mappa indispensabile di brani, album, registrazioni, opere capitali ecc…

Tre mi sembrano i concetti-cardine che muovono il lavoro: uno è l’esposizione volutamente didattica, esplicativa, ottima per neofiti; il secondo, che il jazz “è molte musiche”; l’ultimo, che esso ruota intorno ai termini fondamentali sound, ritmo e libertà. Ricordo però che è anche un manuale pronto all’uso per trovare tutto ciò che serve, per date, brani, testate e ovviamente dischi.

La copertina di Dove batte l'onda di Giuseppe MunfortePer la stessa Melville, l’infaticabile Andrea Caterini, scrittore e critico romano, cura una nuova collana (“Gli impossibili”), dedicata alla narrativa italiana. Il primo romanzo, Dove batte l’onda, lo firma Giuseppe Munforte.

Si tratta di un libro assai intenso, febbrile, inscenato attorno a uno strano amore fra una donna misteriosa e un uomo – il protagonista – che ha un rapporto elusivo con la memoria. Il che varrebbe dire con la vita, la stessa vita decidua che ha rischiato più di una volta di perdere, spinto da pulsioni oscure e chissà quanto involontarie (“è tanto semplice finire”).

Il mistero della donna che lo avvicina e seduce s’inscrive dunque in una specie di sospensione su un’esistenza che ha rinunciato, dopo i sogni giovanili da scrittore e frequentatore di ambienti artistici, a qualsiasi programma, disegno e progetto. Quello di Sergio non sembra un vero nichilismo, ma un modo per alimentarsi sulla frontiera che fa dello spazio quotidiano un cronotopo senza aspettative ma anche senza rimpianti.

Fino a che l’incontro con la donna scompaginerà quell’ordine sghembo e paradossale. Fulvia, la cui nebulosa identità si rivelerà assai magnetica per il protagonista, grazie alla sua forte quanto indecidibile personalità (una “determinazione di donna che per sopravvivere aveva combattuto gli uomini e provava l’istinto di schiacciarli”), lo rimette in gioco.

Tutto ciò accade in una Milano fosca e brulicante di vapore, in un décor metropolitano fabbricato con grande sapienza tra brandelli di luci dark, malinconie hopperiane e residui postindustriali. A parte la tentazione rischiosa di un dettato lirico-sentimentale nelle pagine dei primi incontri amorosi, resta folgorante la densità di una prosa ricca di dettagli, vivida, quasi carnale, in una storia che sfida “la sconfinante vastità della notte” e con essa la nozione di realtà. Un romanzo di grande presa.

Copertina di Renoir, mio padreIn ultimo, un libro che porta un nome importante, quello dei Renoir, due figure eccelse della storia artistica moderna –grandissimo cineasta il figlio, Jean, alle prese con la vita del padre Pierre-Auguste, pittore della schiera degli impressionisti, artista pignolo, nemico del disordine, dell’approssimazione, uomo non semplice ma affettuoso.

In Renoir, mio padre si racconta di un artista che poco tollerava le teorie, molto amava le donne ma senza farsene distrarre, che desiderava vivere fra cose autentiche, come il mobilio “in cui si sentiva la mano” – non per il lusso, ma per la qualità (in treno viaggiava in terza classe).

Come spesso accade in questi casi, attraverso una vita individuale e le vicende di una famiglia speciale, circondata da amici importanti che ben imprimeranno il loro segno nell’immaginazione del futuro regista, passa una parte di storia sociale, segnatamente quella a cavallo fra la fine dell’800 e gli anni della Grande Guerra. L’editore è Adelphi, il traduttore Roberto Ortolani.
Michele Lupo

  • Guido Michelone, Jazz Forever, Melville
  • Giuseppe Munforte, Dove batte l’onda, Melville
  • Kent Haruf, Canto della pianura, NN
  • Jean Renoir, Renoir mio padre, Adelphi
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