“Signora maestra, i cinque continenti sono quattro. Me ne ricordo tre e gliene dico due: l’Europa”. Chissà se Corrado Accordino, monzese classe 1970, ricorda questa barzelletta in voga negli anni Ottanta. Può essere. Di sicuro è stato fortemente influenzato – come tutti, del resto – dai programmi televisivi che proprio in quella decade iniziarono a formare le menti di una generazione. Lo dimostrano le numerose citazioni sparse qua e là nello spettacolo D’Artagnan – scritto, diretto e interpretato da lui medesimo – che chiude la stagione di prosa 2013/2014 del Teatro Binario 7 di Monza (in cartellone dal 15 al 18 maggio), dopo essere stato ospitato al Teatro Libero di Milano.
Diciamo subito che si tratta di uno spettacolo di parole e dunque non chiedetevi “quando arrivano i cavalli?” o “quando sguaina la spada?”. Le armi che invoca Accordino sono appunto le parole: “inventate parole. Armate parole per tornare a combattere!”. Monologhi di tirate moralistiche, confessioni di sconfitte e delusioni, appelli alla resistenza e utopie varie sono tenuti insieme da una cornice fatta di un fittizio dialogo tra due spettatori venuti a teatro per assistere al D’Artagnan di Accordino. Avete presente i due vecchi del Muppet Show che, seduti in galleria, criticano le gags dei pupazzi? Ecco: l’attore si sdoppia per dare voce a due ipotetici “spettatori medi”, uno disposto a sorbirsi cervellotiche sperimentazioni e l’altro invece desideroso di vedere azione (appunto “quando arrivano i cavalli?”) o perlomeno di cogliere la trama. Meglio ancora se riesce a scorgervi “una connessione tra il già visto e l’improbabile”… Prima di andare a mangiare una pizza con gli amici, ovviamente. “Ma legge o interpreta?” domanda il criticone. Tutte e due le cose, in realtà.
Tra fumi e raggi laser (ma come?! Accordino ha scordato Up Patriots to arms di Battiato?! O il loro utilizzo è una citazione in forma di parodia talmente criptica e sottile da passare inosservata?) l’attore impersona un D’Artagnan del Duemila, alle prese non con IL nemico per eccellenza, il cardinale Richelieu, ma con tanti, tantissimi, piccoli Richelieu, seduti accanto a noi, se addirittura non siamo noi stessi. Snocciola giochi di parole e perle di saggezza, come “la grammatica è azione” e dice che si batterà per l’unità, per la libertà, contro la fame, contro le banche americane e quelle europee, contro la vivisezione, per la giustizia… e intanto Rino Gaetano (gloria a lui nell’alto dei cieli) canta un’Italia che è rimasta sostanzialmente identica a se stessa nonostante l’euro, internet e le trasmissioni televisive degli anni Ottanta. “Chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia… Ma il cielo è sempre più blu!”.
L’epoca d’oro degli eroi romantici cappa e spada è tramontata da un pezzo. Accordino D’Artagnan si ritrova abitato da fantasmi e non più all’altezza del passato. Ha perso la fede e non sente più niente. Ma non si arrende. Che moschettiere del re sarebbe, altrimenti?! Il finale è un decalogo moltiplicato per dieci, summa semiseria dei gusti e dei disgusti dell’autore (“la buona musica non è quella di Radio DeeJay”). 8: respirare! 10: le settimane passano. 45: leggete I Tre Moschettieri. Anche se Il Conte di Montecristo…
Saul Stucchi
D’ARTAGNAN
uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino
scene e costumi Maria Chiara Vitali
assistente alla regia Valentina Paiano
compagnia La Danza Immobile/Teatro Binario 7
da giovedì 15 maggio, ore 21.00, a sabato 17 maggio, ore 21.00
domenica 18 maggio, ore 16.00 e ore 21.00
Biglietti: intero € 18 €, ridotto 15/12/10/6 €
Teatro Binario 7
via Filippo Turati 8, Monza
Info e prenotazioni:
tel. 039.2027002
www.teatrobinario7.it