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Galileo è un uomo, non un eroe: si appropria delle scoperte di altri (il cannocchiale), ha poca pazienza con chi gli paga lo stipendio, non nasconde di amare la buona tavola, ma non la considera una debolezza, tutt’altro: il buon vivere gli permette di pensare meglio, apprezzando uno degli aspetti del reale, ovvero i doni di madre natura. “Non mangio mai del cacio sovrapensiero” risponde in tono serio al fidanzato della figlia prima che questi rompa il fidanzamento.
Galileo, ormai invecchiato e con la vista indebolita, si dedica ai piaceri della tavola. Tuttavia non ha perso l’ironia e rimane consapevole della sua missione di scienziato. Il suo vizio non è stato estirpato. Per questo consegna a un Andrea Sarti in partenza per l’Olanda il manoscritto della sua opera finalmente portata a termine.
Lo spettacolo termina con una notte chiara, ma a rischiararla, questa volta, è il fungo atomico di Hiroshima. E qui viene alla mente l’impegno di Einstein contro l’utilizzo militare dell’energia atomica, ben testimoniato in una delle sale del Museo storico di Berna dedicate allo scienziato (la sua celeberrima formula E=mc2 viene visualizzata nel prologo dello spettacolo).
Post scriptum: mi si perdoni uno sfogo che potrebbe essere bollato come eccesso di snobismo (ma che non lo è). Non sono nel novero di quelli che si lamentano per l’esiguo numero delle persone che vanno a teatro, ma tra quelli che si lamentano del contrario. Alla rappresentazione di ieri sera un gruppo di studenti ha pensato bene di non passare inosservato, producendo un fastidiosissimo sottofondo di commenti e risatine, a cui ha fatto degna corona il tifo da stadio con urla e schiamazzi. La loro presenza è stata testimoniata anche dai numerosi schermi accesi di cellulari e un paio di volte si è udita una suoneria, nonostante l’invito a disattivare i telefonini prima dell’inizio dello spettacolo. Qualcuno addirittura ha indirizzato un puntatore laser verso il palcoscenico: per qualche istante un puntino rosso ha “macchiato” la scenografia (è di moda insozzare l’arte, dopo la vernice rossa gettata nella Fontana di Trevi). Un’ecologica gita fuori porta sarebbe più salutare. Se non per loro, sicuramente per gli altri spettatori che amano il teatro.
Vita di Galileo
di Bertolt Brecht
Piccolo Teatro Strehler
fino all’11 novembre
www.piccoloteatro.org
SPECIALE LISBONA
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