È appena calato il sipario sulla prima nazionale di Processo e morte di Stalin, andato in scena al Teatro Manzoni di Monza. A giudicare dai calorosi applausi del folto pubblico possiamo considerarlo un successo, ma le troppe sbavature e qualche momento di pericoloso calo della tensione scenica dimostrano che lo spettacolo è ancora lontano dal completo rodaggio. Gli spettatori hanno tributato un sentito omaggio al protagonista Franco Branciaroli appena comparso in scena e l'attore ha dato una buona prova delle sue capacità, ma non memorabile (e lo dico riconoscendo la mia parzialità di suo estimatore: lo ascolterei recitare anche le stazioni della metropolitana di Milano o le previsioni del tempo...). Stasera non mi è parso al cento per cento, ma è tutto lo spettacolo che dimostra il bisogno di una messa a punto per "girare" alla perfezione.Dal punto di vista del testo, la tragedia di Eugenio Corti mi sembra drammaturgicamente più solida e convincente nella seconda parte, quella che ruota attorno al processo al Segretario Generale del PCUS. Nella prima, invece, la figura di Stalin oscilla come un pendolo tra i due estremi del dittatore privo di cuore e del vedovo senza amici né confidenti, sempre e comunque in preda alla paranoia. La parte del mostro sanguinario che nasconde in realtà una vittima è un clichè fin troppo abusato e mal si adatta allo Stalin storico, teorizzatore e realizzatore dello sterminio pianificato su larga scala. Qui il testo appare debole.

Scende invece in profondità e scandaglia gli abissi della "ragion di stato" del comunismo (che avrebbe dovuto abbattere lo stato, eliminare la burocrazia e fare a meno della polizia) la seconda parte: un vero e proprio processo al comunismo, inscenato dai suoi stessi capi. L'analisi di Corti arriva a coincidere con quella di Gramsci: per ragioni "naturali" (nel senso di inscindibilmente legate alla natura dell'uomo) il potere non può che accentrarsi nelle mani di un ristretto gruppo, dall'interno del quale finisce per emergere un individuo che riesce a concentrarlo tutto nelle sue mani. La fiaccola accesa dalle grandi masse proletarie era passata nelle mani dell'avanguardia rivoluzionaria che l'aveva ceduta al partito che a sua volta l'aveva conferita al politburo: da qui alla dittatura personale il passo era stato breve.

Può sembrare un paradosso in uno spettacolo che esalta - anche se per contrasto - la forza e l'unicità dell'individuo ("ogni uomo è il mondo", grida Olga al dittatore), ma l'aspetto più riuscito è senza dubbio la componente corale. E alla fine fa un certo effetto sentire cantare l'Internazionale in russo con la salma di Stalin avvolta nella bandiera rossa al centro del palcoscenico.
Saul Stucchi
Da venerdì 24 a domenica 26 giugno 2011
PROCESSO E MORTE DI STALIN
Tragedia di Eugenio Corti
Regia di Andrea Maria Carabelli
Con Franco Branciaroli, Cinzia Spanò, Andrea Soffiantini, Federico Vanni, Marino Zerbin, Claudio Lobbia, Paolo Cosenza, Pier Senarica, Andrea Maria Carabelli, Matteo Bonanni, Teodoro Bonci Del Bene
E un coro di venti studenti del Liceo Don Gnocchi di Carate Brianza
Scene di Roberto Abbiati
Musiche originali di Alessandro Nidi
Teatro Manzoni di Monza
Via Manzoni 23
Monza
Orari spettacolo: 21.00
Prenotazioni e informazioni:
Tel. 039.386500
Biglietti:
Intero: platea 30 €; balconata 22 €; galleria 12 €
Ridotto: platea 28; balconata 20 €; galleria 10 €
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