È un vero peccato che ad assistere alla rappresentazione del Doctor Frankenstein prodotto dai Cantieri Teatrali Koreja ieri sera al Tieffe di via Menotti a Milano ci fossero poche persone. Un vero peccato perché la libera riduzione di Francesco Nicolini (su progetto di Fabrizio Pugliese) del capolavoro di Mary Shelley e soprattutto la resa scenica che ne hanno fatto lo stesso Pugliese e Fabrizio Saccomanno meritavano un pubblico ben più numeroso. L'augurio è che alle prossime repliche, fino al 12 dicembre, ci siano più poltroncine occupate; dunque fate girare la voce a tutti gli amanti del teatro, soprattutto di quello “fatto bene”. E rientra di diritto in questa categoria – ben più ristretta di quanto ci si immagina e soprattutto di quanto si vorrebbe – questo “Frankenstein” veloce e penetrante. In un'ora scarsa Pugliese e Saccomanno danno vita (è il caso di dire) al tormentato rapporto tra creatore e creatura, tra scienziato e cavia, in ultima analisi tra padre e figlio. E significativamente l'avvio è sulla preghiera del Padre Nostro, tentativo e richiesta di comunicazione inter-generazionale, ripresa alla fine – con struttura ad anello – dal “figlio”. La “modernità” del romanzo gotico della Shelley non soltanto è lampante, ma è addirittura destinata a farsi negli anni a venire sempre più incombente e rivelatrice dell'abisso che si spalanca di fronte ai progressi della scienza. 
Ma il testo di Nicolini sceglie di lasciare in secondo piano il titanico confronto (scontro?) tra scienza ed etica, tra quello che è tecnicamente possibile e quello che è giusto fare. Il centro del dramma è piuttosto l'incomunicabilità tra genitore e figlio, incapaci ciascuno di soddisfare le richieste dell'altro. E quando lo scienziato afferma davanti a un ipotetico uditorio di colleghi (ma lo dice a noi spettatori) che non ci possono essere limiti, né ostacoli, sulla strada che porta al bene per l'umanità, la sua sembra più che altro una auto-giustificazione “di categoria”, o di principio, smentita però dai fatti, anzi dal mostro che lui stesso ha creato. Non regge più la difesa che gli errori sono il prezzo da pagare per salire di un altro gradino sulla scala del progresso. Non regge nemmeno, anzi tanto meno, davanti alla creatura che pretende amore, attenzioni e ricordi con cui riempire il vuoto della vita a cui l'ha condannato il padre.
Lo spettacolo è ricco di ironia, di giochi di parole e di citazioni al mondo del cinema (su tutte l'imitazione dell'Igor di Frankenstein Junior). E in almeno un paio di occasioni viene la pelle d'oca, come al momento della ri-nascita del mostro al suono celestiale di Bach e quando la tragedia si chiude sulla celeberrima tirata del Roy di Blade Runner: “E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire”.
Saul Stucchi
Produzione Cantieri Teatrali Koreja
DOCTOR FRANKENSTEIN
Liberamente tratto dal “Frankenstein” di M. Shelley
Regia: Salvatore Tramacere e Fabrizio Pugliese
Progetto: Fabrizio Pugliese
Testo: Francesco Niccolini
Con: Fabrizio Pugliese e Fabrizio Saccomanno
Scene: Iole Cilento
Disegno luci: Lucio Diana
Dal 7 al 12 dicembre 2010
TieffeTeatro Menotti
Via Ciro Menotti 11
Milano
Orari spettacolo: martedì 21.00; mercoledì 19.30; da giovedì a sabato 21.00; domenica 17.00
Orari biglietteria: dal lunedì al venerdì 10.00-19.00; sabato 16.00-19.00
Biglietto: intero 22 €; ridotto 15 €
Info e prenotazioni: tel. 02.36592544
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – www.tieffeteatro.it
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