Prima di arrivare sul palco nei panni di un capocantiere bergamasco (o bresciano), spiazzando completamente il folto pubblico presente a Villa Mariani a Casatenovo, Arianna Scommegna è stata definita una delle giovani attrici più brave del panorama italiano. Che non si sia trattato di un complimento di circostanza, ma di una semplice constatazione abbiamo potuto verificarlo di persona (già in altre occasioni) e l’ha confermato il lungo e caloroso applauso tributatole alla fine dello spettacolo. Arianna ha portato sul palcoscenico Qui città di M., un intenso testo di Piero Colaprico, in cui si mescolano i temi della violenza e della quotidianità nella città “laboratorio” d’Italia, incubatrice di fenomeni che poi sbocciano e danno frutti (anche velenosi) altrove. E quell’emme puntata sta sì per Milano, ma anche per l’intuibilissima parolaccia con cui molti dei suoi abitanti o ospiti di passaggio la definiscono. È una madre arcigna, severa, per nulla propensa alla carezza e alla dolcezza, Milano. I cadaveri di un giovane e di una donna di mezza età, decapitata, vengono ritrovati in un cantiere, dando avvio a un’indagine di polizia che è al tempo stesso un ritratto sociologico. Non è l'ennesimo noir ed è molto di più (e meglio) di un giallo.
Intanto l’attrice si sveste e si riveste dei panni dei personaggi di questa che parte come una commedia dai tratti un po’ macabri per scoprirsi dramma che strizza il cuore e la commozione di Arianna a fine spettacolo dimostra quanto profondamente si sia calata nei ruoli: il capocantiere preoccupato soltanto dell’interruzione dei lavori (“il lavoro è come la messa: non si interrompe” sentenzia alla moglie che lo chiama al telefono per sapere cosa preparargli per cena), la poliziotta pugliese innamorata del proprio mestiere per il quale ha sacrificato la famiglia, il collega sgarbato ma attento ai dettagli, l’esperto della scientifica (soprannominato “Larvetta”: la maschera più simpatica: al giorno d’oggi senza una laurea in biologia si è tagliati fuori “dal vivo dei morti” si lascia scappare suscitando la risata generale), l’ex tassista in pensione che sente ma tace, la giornalista oca e avvenente quanto basta per meritarsi un posto in televisione. Colaprico ha dedicato alla sua città una dichiarazione d’amore, sconsolato e quasi disperato. La sua Milano è un carcere dalle sbarre larghe che piano piano si stringono impedendo la fuga e mandando in pezzi i nervi dei più deboli e sensibili. È una bomba a orologeria destinata prima o poi a esplodere, dilaniando i suoi figli che fino all’ultimo non si accorgono del pericolo, imprigionati nei meccanismi estranianti della quotidianità metropolitana.
Saul Stucchi
Qui città di M.
di Piero Colaprico
con Arianna Scommegna
regia di Serena Sinigaglia
Andato in scena mercoledì 1° settembre 2010 a Villa Mariani a Casatenovo
Foto di Roberto Pirovano
Ultimaluna d'Estate
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