Sfogliando il libretto con il testo dello spettacolo Il venditore di sigari la mia attenzione si è soffermata sulla citazione che il regista Alberto Oliva ha scelto per aprire la sua postfazione: “il tragico nella vita è che ognuno ha le sue ragioni”. Non si può che concordare con Renoir (Jean e non Auguste), considerando quanto le rappresentazioni in bianco e nero delle vicende della vita siano lontane dalla realtà, fatta invece di infinite sfumature. L'ha ricordato questa mattina alla presentazione stampa tenutasi sul palco del Teatro Litta di Milano (confesso che a un recensore fa uno strano effetto stare "dall'altra parte") lo stesso autore, l'israeliano Amos Kamil. I due protagonisti della sua pièce, che saranno impersonati da Gaetano Callegaro e Francesco Paolo Cosenza, hanno molto in comune. Pur divisi da una barriera di incomprensioni, sono più simili di quanto credano e di quanto sarebbero disposti ad ammettere. Così, quando la storia dà un colpo di coda, carnefice e vittima si trovano a ruoli invertiti.L'autore ha spiegato che il testo (il titolo in inglese, The Flame Keeper, rimanda a chi tiene viva una tradizione) deve molto alla sua storia familiare, essendo basato sulla figura di suo nonno, del quale ha soltanto ricordi indiretti, morto quando lui aveva appena due anni. Ma la vicenda intima è stata solo il punto di partenza per un'analisi filosofica incentrata sul tema della responsabilità, dei carnefici, ma anche delle vittime. Questo aspetto è stato sottolineato anche dall'attore Callegaro, appassionato di storia, che ha manifestato il proprio interesse per un testo che giudica particolarmente intenso e profondo.

E alla domanda di un collega, Kamil ha riconosciuto il suo debito verso l'opera di Primo Levi, a cominciare da I sommersi e i salvati. Allo sterminio nazista non sono sopravvissuti i migliori o i più degni, ma solo i più fortunati: quelli che, per un motivo o per l'altro, sono riusciti a fermarsi a un passo dal baratro. "Quando ci si trova sulla soglia di una tomba non ci si pongono molte domande. Non si pensa ai sogni della vita. O al ciuffo di capelli ricci sugli occhi dell'amante. No. Sul bordo della tomba si pensa ad una sola cosa, Doktor. Alla vita", dice Gruber al dottor Reiter. Kamil ha detto che un suo amico arabo, cittadino israeliano, dopo aver visitato il campo di concentramento di Auschwitz, è tornato in Israele con una nuova consapevolezza della tragedia degli ebrei. E a me è tornato in mente quanto scrive Gad Lerner in Scintille sulla rimozione della Shoa da parte proprio di molti ebrei, di quelli che vivevano già in Palestina o nei paesi limitrofi, dove delle tragedie dei campi di sterminio ma anche dei massacri nelle città dell'Est Europa non arrivavano che echi smorzati.
Saul Stucchi

Il venditore di sigari
di Amos Kamil
traduzione Flavia Tolnay con la collaborazione di Alberto Oliva
regia Alberto Oliva
assistente alla regia Francesca Prete
con Gaetano Callegaro, Francesco Paolo Cosenza
scene e costumi Francesca Pedrotti
realizzazione scenografia Ahmad Shalabi
disegno luci Fulvio Melli
datore luci Marco Meola
direzione di produzione Antonella Ferrari
Dall’11 al 30 maggio 2010
Teatro Litta
Sala La Cavallerizza
Corso Magenta 24
Milano
Repliche: dal martedì al sabato alle 21.00 – domenica alle 17.00 – lunedì riposo
Biglietto: intero 12 €; ridotto 9 €
Info e prenotazioni: tel. 0286454545 – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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