Il progetto di recupero della drammaturgia veneta che negli ultimi anni ha ridato vita a Tramonto di Renato Simoni, La Base de tuto di Giacinto Gallina, Quando al paese mezogiorno sona di E. F. Palmieri e Nina, no far la stupida di Arturo Rossato e Gian Capo si arricchisce per la stagione 2010/2011 di un nuovo e importante tassello: in questo viaggio nel migliore repertorio veneto - soltanto in apparenza divertente o dedito alla ripetizione di schemi goldoniani, in realtà capace di graffiare come pochi altri, di andare a ficcare il naso nelle miserie quotidiane di case e famiglie assai rispettabili – non poteva mancare un testo di Gino Rocca. È stato scelto Se no i xe mati, no li volemo, scritto nel 1926 e portato all'attenzione da Gianfranco Giachetti e poi dal cinema da Cesco Baseggio, ma che ha vantato però poche edizioni successive. L’ultima, eccellente, è legata a Giulio Bosetti che nel 1997, allora direttore del Teatro Stabile del Veneto, ne curò la regia e interpretò la figura dolente e toccante di Momi Tamberlan. A Giuseppe Emiliani oggi il compito di riportare sulla scene la vitalità straordinaria di un testo in cui una franca comicità si mescola a una struggente malinconia. Il Teatro Carcano coproduce lo spettacolo insieme allo Stabile del Veneto e a Teatri S.p.A. Treviso. A Giulio Bosetti, a cui il teatro deve molto e in particolare il teatro veneto, è dedicato Se no i xe mati, no li volemo.È una commedia amara, un impietoso ritratto del mondo di provincia, un testo sorprendente che liquida il mito della provincia bonaria e ne svela, invece, senza pietà, la faccia torbida e violenta. Una provincia di falliti non ancora rassegnati, di uomini vendicativi, di anime invelenite, di uomini e donne fragili. Personaggi che appartengono alla schiera dei vinti, le cui azioni sono destinate a inevitabili fallimenti. Gli umili e malinconici “eroi” di Rocca mal si addicono al suo tempo dominato dalla “maschia e roboante” ideologia fascista.
Tutta la commedia è dominata da un fondo melanconico e nostalgico, tuttavia la dolente poesia di Rocca è spesso mitigata da gustose pennellate umoristiche. Grande è la sua capacità di bilanciare momenti comici con momenti drammatici. Un testo asciutto, privo di retorica, da recitare con grande “verità”; un linguaggio concreto e colorato, il veneto di terraferma, ben lontano da quello lagunare di Goldoni; un dialetto dotato di immediatezza, spontaneità, fedeltà alla vita, comprensibilissimo anche per gli spettatori non veneti. Un teatro quasi intimista. C’è in filigrana una pietas quasi cechoviana contro la crudeltà del tempo che fugge.
Siamo in una sonnolenta cittadina fra Venezia e Padova, in un palazzo fatiscente che un bizzarro nobiluomo, morendo in giovane età, ha lasciato con tutto il resto del suo patrimonio a una congregazione di carità, ma destinandone l'usufrutto, finché saranno in vita, ai nove amici che hanno condiviso la sua esistenza scioperata e innocentemente trasgressiva e assieme ai quali ha addirittura fondato un’associazione che porta il glorioso nome di “Se no i xe mati, no li volemo”. Dei nove, all'inizio del racconto soltanto 4 sono in vita (uno emigrato in America) e dei tre rimasti nessuno, ovviamente, ha più né la forza né la voglia di coltivare quell'antica fama. Sono Piero Scavezza che ha oramai perso il vigore di un tempo e guarda al momento in cui la morte lo ricongiungerà con il figlio caduto in guerra; Bortolo Cioci, diventato un brontolone ruvido e nevrotico e Momi Tamberlan, architetto stravagante e incompreso sposato in seconde nozze con la giovane Irma, che con le sue pretese a un tenore di vita sopra le possibilità di Momi, sta mandando in rovina la famiglia.
Un brutto giorno l'avvocato Giostra porta la ferale notizia che l'immobile, da loro occupato e proprietà della Congregazione, non spetta più loro di diritto perché da tempo i soci non rispettano le clausole dello statuto che prescrive, per ogni membro, una perenne vita spregiudicata e goliardica di cui essi devono quotidianamente dar prova. Malgrado l’età avanzata e i crucci delle rispettive situazioni personali, i tre decidono di tornare a fare 'i matti' come ai tempi delle lontane imprese studentesche, nel tentativo di recuperare i loro diritti inseguendo un’ impossibile giovinezza. Ma i loro fisici non resistono alla prova e la farsa si trasforma in dramma, quasi in tragedia.
SE NO I XE MATI, NO LI VOLEMO
di Gino Rocca
con Virginio Gazzolo e Giancarlo Previati
Lino Spadaro, Michele Modesto Casarin, Massimo Somaglino,
Adriano Iurissevich, Andrea Pennacchi, Silvia Piovan, Chiara Saleri, Sandra Mangini,
Ilaria Pasqualetto, Gianmarco Maffei
Scene e costumi Ivan Stefanutti- Musiche Massimiliano Forza – Arrangiamenti Fabio Valdemarin
Regia Giuseppe Emiliani
Orari da martedì a sabato ore 20,30 – Domenica ore 15,30
Prezzi poltronissima € 34,00 – balconata € 25,00 – Durata 1 ora e 55 minuti + intervallo
Per prenotazioni 0255181377 – 0255181362
Dall'8 al 13 marzo 2011
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana 63
Milano
www.teatrocarcano.com
Al Teatro Carcano un capolavoro del teatro dialettale veneto
SE NO I XE MATI, NO LI VOLEMO
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