Mi pare di aver sentito dire da qualcuno che il secondo episodio dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie è più bello del primo. Devo aver capito male oppure si è sbagliato chi ha espresso questo giudizio: Gioco di ombre infatti, a mio modesto parere, rimane ben al di sotto della precedente storia che vedeva Robert Downey Jr nei panni dell'investigatore di Baker Street e Jude Law in quelli del suo fido collaboratore, il dottor Watson. Purtroppo infatti la seconda tappa di questa saga che sicuramente avrà almeno un'altra appendice, come invitano a pensare non soltanto il punto di domanda che il protagonista aggiunge al canonico The End, ma alcuni interrogativi stessi che rimangono aperti alla chiusura del film, è sì un film godibile, ma nulla di più.

Nella speranza di bissare il successo del primo episodio il regista ha pensato bene (cioè: male) di utilizzare gli stessi ingredienti, commettendo però l'errore di strafare, aggiungendone di nuovi e soprattutto aumentando le dosi che invece prima aveva bilanciato con misura. Il risultato è un “comune” film d'azione che lascia poco spazio al lavorio intellettuale che dovrebbe essere la caratteristica principale di Sherlock Holmes. Qui lo ritroviamo atletico, pronto alla scazzottata, agile di mani prima ancora che di cervello, al cui ausilio sembra ricorrere soltanto quando la prima opzione, quella fisica, gli viene preclusa o come anticipazione della stessa.
Alla combriccola formata dalla doppia coppia dei protagonisti, si aggiunge la zingara Madame Simza (Noomi Rapace, la coriacea protagonista del film tratto dal bestseller di Stieg Larsson) che entra nella vicenda non appena ne esce (ma definitivamente? Mah, io non ci credo!) la bella Irene (Rachel McAdams). E subito si becca un sacco di botte dallo scagnozzo caucasico prezzolato per far la pelle a Holmes: anche i circassi odiano le donne, verrebbe da commentare.

Ma la vera coppia rimane quella composta dall'investigatore e dal medico che danno vita a un'affiatata “relazione atipica” come loro stessi riconoscono, tanto da condividere quello che dovrebbe essere il viaggio di nozze di Watson mentre la legittima consorte passa il turno ferma in una residenza di campagna col cognato appena acquisito (ma già del tutto a suo agio con la donna, tanto da presentarlesi come mamma l'ha fatto!).
Ritchie sembra indulgere più che in precedenza nel suo feticismo del ferro, con lunghe inquadrature sui complessi industriali, i macchinari, le officine e le alte colonne di fumo nero che escono dalle loro ciminiere, quasi volesse dirci: allora sì che si lavorava in Europa! Per il resto Holmes e Watson lasciano Londra per approdare a Parigi e infine nella Svizzera bianca (per parafrasare De Gregori), dando modo al regista di giocare un po' con il filone western e Il nome della rosa. Poteva fare di meglio, con meno.
Saul Stucchi
SHERLOCK HOLMES - GIOCO DI OMBRE
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: Kieran Mulroney, Michele Mulroney
Con: Robert Downey Jr, Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Eddie Marsan, Kelly Reilly, Stephen Fry, Rachel McAdams
In archivio:
- Una Londra gotica fa da scenario al nuovo Sherlock Holmes
- Considerazioni sparse di uno storico su Agorà di Amenábar
- Alla scoperta della regione della Jungfrau, tra cinema e montagna

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Ma la vera coppia rimane quella composta dall'investigatore e dal medico che danno vita a un'affiatata “relazione atipica” come loro stessi riconoscono, tanto da condividere quello che dovrebbe essere il viaggio di nozze di Watson mentre la legittima consorte passa il turno ferma in una residenza di campagna col cognato appena acquisito (ma già del tutto a suo agio con la donna, tanto da presentarlesi come mamma l'ha fatto!).
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