Mercoledì, 15 Febbraio 2012

Considerazioni sparse di uno storico su Agorà di Amenábar

ipazia_ante Cosa può aspettarsi da un film come Agorà un appassionato di storia antica? Me lo domando ogni volta che nelle sale arriva un titolo del mai esaurito filone di quelli che un tempo venivano chiamati "peplum": i classici in costume, diciamo. Per quello che mi riguarda la risposta è: "una delusione". È questo il rischio più alto che corre scegliendo un film di questo genere un laureato in storia romana come chi scrive queste modeste note extravaganti. A me è successo per esempio con Alexander di Oliver Stone, mentre di Troy non sono mai riuscito a vedere più di una manciata di minuti alla volta in occasione delle repliche in TV. Ricordo che alla prima mi era bastato sentire Achille apostrofare un "tessaliano" (sic) per cambiare canale.
Agorà invece non mi ha deluso. Per prima cosa perché confesso di essere entrato in sala piuttosto prevenuto, proprio a causa delle precedenti esperienze: mi aspettavo un polpettone storico confezionato in salsa americana, e il film di Alejandro Amenábar non lo è. Devo poi ammettere che la ricostruzione virtuale di Alessandria riesce a dare un'idea di quello che doveva realmente essere la seconda città dell'impero romano in un modo inarrivabile per raffigurazioni e descrizioni, per quanto precise e ricche di particolari. ipazia_1Purtroppo non tutto fila liscio. Quando ho intravisto per qualche secondo il Pantheon di Roma con tanto di iscrizione latina di Marco Vipsanio Agrippa non sapevo se ridere o piangere. Nell'episodio cruciale della biblioteca presa d'assalto dai cristiani inferociti, mentre gli studenti di Ipazia cercano di mettere in salvo quanti più testi riescono, la macchina da presa scorre lungo gli scaffali inquadrando per un attimo la sezione Historia, con tanto di "h" iniziale (peccato che la scritta fosse in greco e non in latino...). Navigando su internet chi vuole può andare alla ricerca di altri errori e anacronismi (per la verità tutti da rubricare come "veniali"), come la comparsa di sfuggita di un fico d'India, importato dalle Americhe mille anni dopo. I cosiddetti goofs sono la specialità dei cinefili, non necessariamente degli appassionati di storia.   
ipazia_2Il particolare che a me ha dato più fastidio è invece una certa caduta di stile (nel senso tecnico, estetico) nella realizzazione di alcune statue. Avevo notato questa cosa già in Alexander, nella scena iniziale in cui Tolomeo, proprio ad Alessandria, rievocava le gesta del Macedone. Beh, il vecchio Anthony Hopkins era circondato da statue talmente brutte e sgraziate che non avrebbero trovato posto neppure nella casa di un modesto funzionario, figurarsi nella reggia del re! In Agorà la statua del dio Serapide, ha un volto a dir poco grossolano e volgare, ma questo è niente. Trattandosi di un manufatto in marmo e non in bronzo (come si evince dal colore e dalle venature, ma soprattutto dal fatto che la statua si spezza quando viene fatta rovinare a terra) l'appassionato di storia con una minima conoscenza dell'arte antica si domanda: ma come facevano a stare su quelle braccia stese in avanti?!! Un mistero insolubile persino per l'intelligentissima (e affascinante) Ipazia.
Saul Stucchi

agora_locandinaAgorà
di Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil
Con: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhoum, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Homayoun Ershadi, Sami Samir
Spagna / USA 2009
Durata 127 minuti
Distribuito in Italia da Mikado

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Commenti 

 
#1 2010-05-02 07:43
Lei, nelle sue considerazioni, appare piuttosto confuso e non si capisce dove vuole andare a parare...Tanto per cominciare, Agorà è ambientato nell'epoca tardo-antica e non nell'antichità e questo è un dettaglio fondamentale per capire il messaggio che vuole comunicarci, ossia quello di un mondo che sta cambiando e sta cambiando in peggio, vinto dal fanatismo e dalla barbarie. Agorà vuole farci riflettere sulla vita di Ipazia e sulla nostra attualità, non vuole certo rappresentare un'epoca o la "storia antica". Detto questo il film è "costruito" bene nel setting ( che ci mostra una città in progressiva decadenza) e negli abiti che dalla colorata e libera foggia "classica" tendono a incupirsi, mentre Ipazia resiste.........Questo conta il resto è "aria fritta", come le sue futili considerazioni sulle statue(sarebbe meglio dire sculture), che ci fanno capire che lei non ha seguito il film con trasporto (sarebbe bastata l'attenzione) o meditato sulle tematiche, magari commuovendosi, ma ha passato 2 ore a guardare la "scenografia"!!!! Mi scusi, ma lei un quadro lo valuta dalla cornice????????
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#2 2010-05-02 07:55
gentile Parabolano (mi permetta di chiamarla così, dato che non ha avuto la grazia di firmarsi), lei forse ha letto con eccessiva superficialità le mie note extravaganti su Agorà: non volevano essere una recensione. Volevano essere delle considerazioni su alcuni aspetti "minori" del film. Considerazioni "lievi", soprattutto, anche in voluta antitesi con la "pesantezza" del tema. Potrei discutere per ore sullo stacco netto da lei indicato tra antichità e tardo-antichità e sulla precisazione "sculture" versus "statue". La tedio invece solo con questo commento: sono sempre meno sorpreso e più amareggiato per la virulenza dei commenti che leggo navigando su internet (a volte anche su ALIBI). I parabolani non li abbiamo lasciati nell'Alessandria di Ipazia: sono ancora tra noi. E non sempre vestono di scuro...
un cordiale saluto, Saul
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#3 AleSSaNdro1988 2011-11-01 17:22
penso che invece di commentare considerazioni su errori storici bisognerebbe sottolineare come questo film cerchi di essere più fedele possibile alla verità anche se all'interno della storia del film non viene spiegato il perchè di quel cambiamento .. quel passaggio di era..quanto non sono certo stati i Romani a distruggere la loro stessa cultura ma la situazione politica che si era creata a causa delle invasioni barbariche..questo a mio parere è l'unico grande errore del film !
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