Mercoledì, 30 Maggio 2012

Avatar conquista il pubblico puntando sulla pura epica

avatar_ante Comprendere Avatar richiede una procedura molto semplice, non serve conoscere la semiotica o la teoria del montaggio, nemmeno la psicologia o la xenobiologia. È sufficiente andare al cinema con un bambino, guardare i suoi occhi che brillano felici e la bocca spalancata dallo stupore, ascoltare le risate, e gli applausi del pubblico alla fine. Nella reazione estasiata del pubblico, nelle tre ore che volano in un attimo senza nemmeno un minuto di noia, nelle mani che si stringono per l’emozione: così si spiega Avatar, ed è tutto ciò che va detto.  
Avatar è una meravigliosa macchina generatrice di immaginario, portatrice di valori universali in cui ogni uomo in quanto tale si riconosce da sempre, e tutto ciò non viene in alcuna misura scalfito dal business hollywoodiano che lo ha prodotto. James Cameron ha prodotto un’opera che non ha nulla da invidiare alle più belle avventure della storia della letteratura: da Il richiamo della foresta a Star Wars passando per E.T. e Le tigri di Mompracen. Perfettamente in linea con l’amico Steven Spielberg, Cameron fa sua la dottrina per cui sono "i bambini a salvare il mondo" che il regista di Indiana Jones ha da sempre come motto.
avatar_2
Portatori dell’innocenza qui sono gli abitanti di Pandora (il nome stesso svela il suo significato: il paradiso perduto, dove si custodiscono il bene e il male) eletti a minoranza etnica per eccellenza: pellirosse, maori, africani, esquimesi. Tutto il mondo oppresso e sfruttato s’identifica nei Na’vi, e appoggia la sua folle lotta di liberazione. Tutto è radicalizzato: la rivolta è totalmente senza speranza, frecce contro missili, eppure – nonostante la lunga suspance che Cameron ci regala – è evidente che lo scontro stesso non ha luogo, e che la battaglia prosegue solo finché la natura stessa (Eywa) lo permette.  Costruita intorno all’ufficiale che guida la carica con gli elicotteri in Apocalipse now la figura del Col. Quaritch non possiede – volutamente – alcuno spessore umano. È solamente un nemico, che si può solo desiderare di abbattere (“Speravo che lo dicessi” gli risponde Jake Sully quando lui si rifiuta di arrendersi).
Avatar è la rivincita di Wounded Knee, è la liberazione di Saigon, è il 25 aprile, è la Chanson de Roland, Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, il Cid Campeador, ed è anche il Tarzan di Edgar Rice Burroughs, è John Carter di Marte, e Tolkien. È tutto ciò che nella nostra letteratura ha rappresentato l’epica e la gloria. I Na’vi sono degli eroi: e ogni bambino che guarda il film lo sa dal primo istante, senza alcun dubbio o esitazione, come lo sapevamo tutti noi, quando da cuccioli leggevamo Mowgli, o  Zanna Bianca.
avatar_3b
Cameron pur senza fare nulla per distinguersi dalla cinematografia dettata dalle case di produzione, ha la capacità unica di toccare corde antiche, di parlare con il bambino che sta in ognuno di noi, e di farsi ascoltare, come un vecchio cantastorie.
Dettagli di questo affresco: una gigantesca Sigurney Weawer, sempre più “Alien” Ripley, ed un eccellente Sam Worthington, che vive la sua paraplegia con una maestria eccellente. La scelta di tracciare un confine così netto tra onirico e reale (o meglio tra reale e virtuale), confine stabilito dalla presenza assenza degli arti, è una decisione molto significativa, proprio in vista della riappropriazione del sé e del proprio passato che il marine compie. Jake Sully è un fallito senza speranza all’inizio del film, un eroe salvatore di mondi alla fine: questa si chiama emancipazione. Analoga considerazione si deve fare a proposito della dottoressa Grace Augustin, che ritrova se stessa e il valore del suo lavoro insieme a Jake. Oppure per il soldato Trudi Chacon (Michelle Rodriguez), che decide di non essere più un assassino e di vivere per una causa. Tutti i personaggi di Avatar compiono una ricerca: e infine è nell’appartenenza a una comunità (il popolo, gli Omaticaya) che ritrovano se stessi, il loro ruolo, il posto che gli compete nell’economia delle cose.
Così come in una società a connessione totale, come nelle formiche, o nella rete, grazie a questo gigantesco dispositivo di connessione che è il pianeta vivente, ovvero la vita stessa, tutti gli esseri convivono in questo incontro, sulla base del principio espresso nel vedanta dell’unicità di brahman-atman, ovvero del principio universale e dell’anima individuale, e incarnato nel mantra “Tat twam asi”, ovvero “tu sei questo”.
avatar_4
Vertice poetico di questo percorso mistico, per il ricongiungimento con l’uno, è il personale calvario di Jake, che ritrova il proprio corpo scisso, da un lato in un corpo materiale, paraplegico, e dall’altro in uno "spirituale", un'incarnazione, assolutamente perfetto. Lo scopo è ritrovare l’unità, e per questo, come sul Calvario e nella via crucis, qualcuno deve soffrire e morire. Questo porta infine all’avatar, all’incarnazione, che è il ricongiungimento con il popolo, con l’unità originaria del pianeta vivente.
Avventura e spiritualità, action e mistica si fondono dunque nel meraviglioso giocattolo di James Cameron, per la gioia di adulti e bambini, che – per una volta – escono insieme felici dal cinema.
Luca Giudici

Il link della sceneggiatura originale
Il sito ufficiale del film

BIBLIOTECA

Segui il tuo ALIBI

circa 1 giorno fa #BRUEGHEL Alle 21.00 presenterò la mostra sui Brueghel (in corso alla Villa Olmo di Como) alla Biblioteca di Mezzago (MB)
circa 1 giorno fa "Stamattina ho messo le tue scarpe": a Urbino un percorso induttivo sul disagio mentale: http://t.co/nUvHRmWh
circa 1 giorno fa #TERREMOTO Io ho appena sentito il terremoto in Brianza: la scrivania ha tremato per qualche secondo!
circa 2 giorni fa #TEATRO Recensione dello spettacolo "Rosso" sulla vita di Mark Rothko: http://t.co/JdsO2pwp
circa 8 giorni fa La presentazione bolognese è andata bene, innaffiata di birra belga e addolcita da cioccolatini di qualità... :-)
circa 8 giorni fa Devo ricordarmi che non ho più l'età per gli intercity...
circa 8 giorni fa #LIBRI Su ALIBI recensione de La ricerca del legname di Marino Magliani e Tutti i ragni di Vanni Santoni: http://t.co/i5d2E0sY
circa 11 giorni fa La prossima volta mi conviene chiedere l'accredito al taxi e pagare il concerto... :-(
circa 12 giorni fa Zamboni è entrato adesso. Io devo bere un caffè...
circa 12 giorni fa Puntata de La Bottega delle Muse su Radio Popolare: http://t.co/Mqk4qyDP
circa 13 giorni fa #ARTE : Marco Carminati ha presentato il suo libro su Las Meninas di Velazquez: http://t.co/mbGb0aSf
circa 14 giorni fa #ZAMBONI Massimo Zamboni e Angela Baraldi in concerto al Teatro Dal Verme di Milano: http://t.co/cDUQL5TQ
circa 16 giorni fa #TITANIC Due libri sulla tragedia del Titanic, recensiti da Michele Lupo su ALIBI: http://t.co/Dj6UCko0
circa 18 giorni fa #MOSTRE Ho pubblicato il podcast sulla mostra di Ford Madox Brown a Gent: http://t.co/ks4Z6nnE
circa 19 giorni fa Caffè monorigine Etiopia! http://t.co/imYNfQw4
circa 19 giorni fa Ford Madox Brown in mostra a Gent: http://t.co/vEesY7s9
circa 20 giorni fa #TEATRO Recensione dello spettacolo SCONNESSIONI de Le Scimmie Nude al Teatro della Contraddizione di Milano: http://t.co/dA4NOiEp
circa 20 giorni fa #ROTHKO Record da Christie's per un'opera di Mark Rothko e spettacolo al Teatro Dell'Elfo di Milano: http://t.co/hufAOBr9
circa 21 giorni fa #teatro RE LEAR al Teatro Osar di Milano. Recensione su ALIBI: http://t.co/lrtpJouc
circa 21 giorni fa #HOWARDCARTER Saul Stucchi, Jalla Jalla e il mistero del pene del faraone Tutankhamon: http://t.co/eGsEhTaB
circa 21 giorni fa #MUSICA Concerto di Massimo Zamboni e Angela Baraldi al Teatro Dal Verme di Milano: http://t.co/cDUQL5TQ
circa 25 giorni fa Online il podcast de La Bottega delle Muse: puntata su Asti e Como. http://t.co/JF2wwBAK
circa 26 giorni fa Oggi pomeriggio torna la rubrica "La Bottega delle Muse" su Radio Popolare. Qui l'album fotografico: http://t.co/JF2wwBAK
Banner

Ultimi Commenti

Accesso Area Riservata