Lunedì 05 Marzo 2007 00:00
Chi sono i personaggi che compaiono nella celeberrima Flagellazione di Piero della Francesca, insieme al Cristo alla colonna? Perché il giovane biondo in primo piano è scalzo e guarda lontano, senza apparente attenzione verso i due interlocutori accanto a lui? Che significato hanno (se ne hanno uno) gli strani copricapi indossati da quattro degli otto personaggi rappresentati? A quale città allude l’enigmatica architettura la cui prospettiva è studiata e riprodotta in maniera matematica? A queste e a molte altre domande cerca di rispondere Silvia Ronchey nel suo affascinante saggio L’enigma di Piero, edito da Rizzoli. Quattrocento pagine (più altre centoquaranta di apparati e indici) che si leggono come un romanzo d’appendice, con tanto di fanciulle morte misteriosamente, crolli d’imperi, matrimoni d’interesse e l’immancabile scontro di civiltà, troppo spesso citato a sproposito. Qui invece è davvero in atto una lotta mortale tra l’impero bizantino ormai al tramonto e quello ottomano vicino al proprio culmine. Vuole la leggenda che Mehmet II, il conquistatore della Seconda Roma (appunto Costantinopoli-Bisanzio), meditasse sulla sorte di tutti gli imperi recitando i versi di un poeta persiano: “Il ragno fa da portinaio nel palazzo di Cosroe. / Il gufo suona la musica di guardia nella fortezza di Afrasijab”. Come Scipione sulle rovine fumanti di Cartagine, secondo il celebre aneddoto di Polibio. Lezione che dovrebbero mandare a memoria tutti coloro che sognano un dominio intramontabile.


Saul Stucchi
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