Mercoledì, 30 Maggio 2012

Gonfienti: un insediamento etrusco arcaico a nord dell’Arno

gonfienti_ante Nella topografia antica l’area pratese o, per meglio dire, bisentina, si colloca nel quadrante superiore dell’Etruria settentrionale, a nord dell’Arno, in una posizione geografica strategica, al centro del territorio che oggi identifichiamo come Piana Fiorentina. Si tratta di un territorio che pur avendo conosciuto un incipit precoce per l’etruscologia, in epoca pre-scientifica (XVIII sec.), è poi rimasto sostanzialmente estraneo alle ricerche sul campo della moderna archeologia. Infatti, solo da pochi anni si è arricchito di una straordinaria scoperta che potrebbe rivoluzionare le conoscenze sulle nostre origini, con il rinvenimento, avvenuto fortuitamente, di un grandioso insediamento risalente al periodo Etrusco Arcaico e Tardo Arcaico (VII/V sec. a.C.), in località Gonfienti (lat. confluentes). Questo insediamento si colloca oggi in prossimità del confine est del comune di Prato, a ridosso della riva sinistra del fiume Bisenzio, occupando terreni pedecollinari, protetti dalle propaggini meridionali dei Monti della Calvana e delle storiche frazioni de La Querce e di Pizzidimonte allo sbocco della Val di Marina.
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Per l’etruscologia odierna l'eccezionale ritrovamento si configura come una vera miniera di nuove conoscenze e, più in generale, per l’archeologia costituisce uno dei più consistenti giacimenti scoperti negli ultimi decenni, essendo la città etrusca accompagnata da stratigrafie risalenti a una periodizzazione ancor più remota (Età del Bronzo Medio 1-3), corroborate da copioso campionario di reperti strutturati e fittili. In questo vasto orizzonte di ritrovamenti si aprono altresì inedite ipotesi di ricerca, di grande rilievo e respiro che, ancor più di recente, sono state ulteriormente alimentate da numerosissime altre segnalazioni archeologiche di superficie riguardanti gli avancorpi appenninici: al centro dei quali stanno i già citati Monti della Calvana; a ovest, il sistema del Monteferrato e a sud-est il complesso di Monte Morello con le valli del Chiosina, dello Zambra, del Mugnone che testimoniano frequentazioni capillari dei luoghi dall’epoca Proto-Etrusca (Bronzo Finale e Villanoviano) all’età ellenistica fino alla definitiva romanizzazione. Per quanto riguarda il territorio bisentino queste ulteriori presenze sono da relazionare principalmente ai ritrovamenti di siti d’altura e di necropoli all’interno delle aree protette del Monteferrato, dei Monti della Calvana. 

Ritardi e incomprensioni

C’è da ricordare ancora che, per la città etrusca rinvenuta in prossimità delle rive del Bisenzio, la segnalazione che ha aperto la strada alle indagini archeologiche, è legata alla fortuita circostanza di lavori di sbancamento di terreni per la sistemazione di bacini idrici di compenso e di infrastrutture a servizio del nascente Interporto della Toscana Centrale.
L’individuazione dell’articolato insediamento etrusco è stata progressivamente puntualizzata da successive indagini geofisiche e da attività di scavo condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (S.B.A.T.). La segnalazione nelle aree collinari di testimonianze antropiche di antichissima formazione è invece avvenuta a seguito di studi e di ricognizioni sul campo, condotte anche da chi scrive con l’ausilio di gruppi di ricerca facenti capo all’associazionismo pratese e a singoli studiosi, applicando metodi dell’archeologia del paesaggio. 
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D’altronde la stessa ricerca territoriale, svolta in un’ottica di archeologia globale, è stata introdotta di recente nel territorio bisentino, prendendo senz’altro spunto dagli eccezionali ritrovamenti archeologici di Gonfienti. Ad oggi, tuttavia, la registrazione nelle carte archeologiche di queste presenze (talune acquisite al patrimonio pubblico con provvedimento di vincolo) risulta assai laboriosa, non solo per il progredire “recente” degli studi e per il naturale riserbo delle autorità, quanto per la reale difficoltà di attivare un aperto e proficuo confronto super partes tra gli organismi preposti alla tutela e gli stessi enti territoriali, tra le università, le associazioni e tutto il mondo del volontariato culturale che opera sul territorio, assai attivo con ricognizioni sul campo, ma soprattutto con le amministrazioni locali, al fine di produrre un effettivo processo di conoscenza sul territorio per poter essere in grado di catalizzare l’opinione pubblica ed infine mobilitare una partecipazione matura intorno a tali tematiche. Un processo che dovrà  certamente da attivare anche scelte strategiche di piano in vista dell’auspicabile formazione di un Parco Archeologico e del Paesaggio Antropico di Gonfienti - Monti della Calvana.
Questo stato di sofferenza è anche alla base di ritardi, talvolta non giustificabili altrimenti, nell’aggiornamento dei quadri conoscitivi territoriali, a discapito delle operazioni di adeguamento degli strumenti urbanistici, che tardano a farsi anche in presenza di studi ormai espletati da mesi. Gli elementi acquisiti tramite tali studi non trovano ancora un’organica restituzione nelle carte di piano, anche in presenza di situazioni “a rischio” per la ormai cronica carenza di misure di salvaguardia. Inoltre  la mancanza di idonei strumenti informativi e di comunicazione, ancor prima di quella di regolamenti, per la gestione di tali risorse culturali, sta producendo inopportune frammentazioni e pericolosi ritardi per la stessa messa in sicurezza dei paesaggi antropici esistenti, specie nei territori già densamente urbanizzati di fondovalle, sottoposti da tempo a forti pressioni strutturali dovute alle dinamiche dell’urbanizzazione ed alle nuove infrastrutture che si stanno creando, ingenerando inopportune conflittualità.
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L’eccezionale scoperta, storicamente legata alla segnalazione di un privato cittadino, appassionato cultore della materia, Silvio G. Biagini, avvalorata fin dal 1997 dai primi scavi archeologici, successivamente condotti con maggiore ampiezza tra il 1999 e il 2003 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (SBAT), ha posto in evidenza una città estesa, di cui fino adesso abbiamo cognizione per una superficie di oltre 30 ettrari, di cui almeno una ventina posti in regime di vincolo di tutela nel 2006. In particolare, sui lotti di terreni fin qui saggiati dagli scavi sono apparse poderose strutture dell’antico insediamento (reticolo di strade, basamenti murari di abitazioni, pozzi e canalizzazioni). Si tratta quindi di un’articolata serie di costruzioni caratterizzate da un’urbanistica all’avanguardia per il periodo di afferenza, facenti capo a quella che, con ogni probabilità, potrà negli anni a venire confermarsi come una tra le più estese pòlis del mondo etrusco, conclamata del periodo di massimo fulgore di quella civiltà (VI/V sec. a.C.). Tuttavia appare già evidente dai reperti archeologici finora “repertoriati” nei bollettini ministeriali che quella aggregazione urbana, compiuta intorno al 500 a.C., avviene in realtà assai precocemente in un lasso di tempo più ampio, preceduta da frequentazioni proto-etrusche. Questa “città nuova” segue quindi processi di effettivo inurbamento con progressivo ed esteso utilizzo di una pianura già largamente bonificata. Questo fenomeno conosciuto come sinecismo etrusco produrrà anche lo scivolamento a valle di popolazioni insediate nei siti d’altura. Tuttavia la crescita di una città di tale grandezza doveva alludere anche alla presenza in altura di un insediamento primario di tipo proto-urbano “non meglio identificato”, al momento questa ipotesi dovrà meglio validarsi con mirate campagne di studio, all’attenzione si pongono i siti di altura di Poggio Castiglioni-La Bucaccia (400 mt. slm)  dove insistono imponenti tracce di sistemi difensivi e di controllo territoriale, che delimitano una vasta area caratterizzata da ingegnosi accorgimenti idraulici, piattaforme litiche, rampe e muraglie a secco in opera poligonale.
(prima parte - segue)
Testo e foto di Giuseppe A. Centauro

Didascalie:

- Veduta aerea dello scavo della Domus etrusca (2003)
- La kylix di Douris (ca. 475 a.C.) (disegno di C. Grandin, 2008)
- Il tracciato acciottolato del decumano come si presentava nel 2006, oggi interrato sotto un piazzale di cemento, magazzini e binari realizzati introno alla nuova piattaforma ferroviaria dell’interporto.

In archivio:
- Gonfienti, "Pompei etrusca", rischia di morire sotto il cemento
- Otium Ludens: a Ravenna l'incanto delle ville di Stabiae
- Cento opere a rappresentare la pittura di epoca imperiale
- Divus Vespasianus: al Colosseo si celebra la dinastia dei Flavi

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