
In un itinerario rivolto a sottolineare la ricerca e lo studio di Gaetano Perusini, saranno esposti circa 600 preziosi, relativi alle tipologie ornamentali femminili e maschili, ai donativi nei riti di passaggio (l’infanzia, il fidanzamento e il matrimonio, il lutto), alla religiosità, al mondo degli amuleti, con la presentazione di alcune specifiche aree a confronto con il Friuli, la Sicilia, la Valsesia e la Dalmazia.
La mostra costituisce un primo passo verso l’apertura del nuovo museo cittadino, attualmente in corso di definizione e intende rendere omaggio allo studioso, scomparso poco più di trent’anni fa, e che si era in prima persona impegnato per la nascita di una struttura museale dedicata a studiare, valorizzare la cultura demologia friulana, donando anche materiali, soprattutto i costumi popolari, raccolti con l’etnografa, pittrice e sceneggiatrice Lea D’Orlandi.
La rassegna si avvale anche della collaborazione del Museo di storia naturale che ha allestito una sezione mineralogica relativa all’individuazione di molte delle pietre trattate nei gioielli.
Il catalogo della mostra, curata dal conservatore dei Civici Musei, Tiziana Ribezzi, propone alcuni studi accanto al ricco corredo iconografico con interventi di Gian Paolo Gri, sulle tipologie e le funzioni dei gioielli popolari, di Enrico Lucchese, sui preziosi nella pittura e nella scultura del Friuli Venezia Giulia, dal Medioevo al Neoclassicismo, di Gabriella Bucco con un excursus sugli orafi udinesi, di Silvana Altamore sul corpus di gioielli siciliani, il percorso espositivo illustrato da Tiziana Ribezzi e un’intervista con Novella Cantarutti, rivolta a comprendere le motivazioni che spinsero Perusini ad avviare la collezione di preziosi.
Le sezioni
La mostra si articola nelle seguenti sezioni:1) Gaetano Perusini, la collezione degli ori e la passione per gli amuleti.
La sezione di apertura introduce alla figura del grande studioso e collezionista, ai suoi studi dedicati al mondo degli amuleti, con una documentazione delle diverse tipologie di preziosi apotropaici che per materiali, forma e significato simbolico erano utilizzati come oggetti protettivi.
2) Preziosi e i riti di passaggio.
Oggetti preziosi donati per proteggere l’infanzia, gioielli legati all’evolversi delle diverse tappe della vita e dei legami affettivi, il corredo ornamentale simbolo della condizione di lutto.
3) Gioielli: superfluo o necessario? Vengono presentate le tipologie femminili e maschili dei preziosi destinati a ornare diverse parti del corpo: orecchini, collane, pendenti, spille, braccialetti, anelli, catene. Ritratti e fotografie contestualizzano i pezzi esposti. Una sottosezione è dedicata al gioiello come segno di status e distinzione sociale.
4) Gioielli, votività e segno religioso.
La sezione è dedicata a una serie preziosa di rosari e croci di diversa fattura e formato, mentre altrettanto sostanzioso è il corpus di ex voto metallici delle più svariate forme: figure umane, parti anatomiche, targhette con raffigurate scene devozionali.
5) A confronto con il Friuli.
L’ultima parte della mostra analizza i materiali friulani e li confronta con analoghi provenienti dalle regioni vicine. Particolarmente significativi i rapporti con la Valsesia, l’Istria, la Dalmazia. Di grande interesse il ricco e completo corpus della collezione proveniente dalla Sicilia che permette utili confronti iconografici con le tipologie dei preziosi friulani.
6) Sezione mineralogica.
In collaborazione con il Museo di storia naturale, la sezione analizza i minerali e la loro applicazione nella manifattura dei gioielli.
Informazioni
ORI E RITUALII preziosi della collezione Perusini
Museo Etnografico del Friuli
Palazzo Giacomelli
via Grazzano
Udine
Fino al 30 novembre 2008
Informazioni:
Tel. 0432.271591; 0432.271980

Orari:
- estivo: da lunedì a venerdì, mattina su prenotazione; pomeriggio 15.30-18.30; sabato e domenica 16.00–20.00
- invernale: da lunedì a venerdì: mattina su prenotazione; pomeriggio 15.00–18.30; sabato e domenica 9.30-12.30; 15.00–18.30
Biglietti: intero 5,00 €; ridotto 3,50 €
Visite guidate: tel. 0432.271980
Didascalie:
- Spilla in oro a forma di forbici arricchita da una mezzaluna sovrapposta, tipico dono di fidanzamento.. La forbice oltre a rammentare doti di laboriosità femminile; come amuleto protegge dal malocchio e dall’invidia per il potere di “tagliare”.
- Vari tipi di ciondoli a stella, indossati appesi a una catena aurea erano un ornamento tradizionale, omaggio dell’uomo alla promessa sposa. La stella ricorre in vari gioielli, quali orecchini, spille e la valenza amletica è legata al numero dei pentacoli (cinque, emblema dell’uomo cosmico): costituiva un amuleto per i viaggiatori, contro il malocchio in generale avvalorata dall’argento (ritenuto capace di scacciare i demoni) e dall’oro.
- Serie di denti animali (di cinghiale, lupo e leone) montati in argento e oro a ciondolo o a spilla.
La simbologia legata ai denti sul piano del sogno è connessa a vari presagi. Ma i denti aniimali (o le zanne o parte delle corna), che costituiscono prima arma di attacco e di difesa delle specie predatrici ricordano la forza vitale la e potenza. Vengono loro attribuiti poteri protettivi generali e specifici di natura terapeutica. Il più conosciuto, il dente di lupo, era atto a favorire la dentizione infantile, periodo di instabilità simbolicamente importante nella vita umana come il dente di squalo preservava dall’ossiurosi e di mali agli occhi; pastori e montanari si servivano del dente o della zanna di cinghiale appesa al collo per allontanare i pericoli. Plinio invita a usare la polvere dei denti per curare i morsi di serpente
- Croce in corallo decorata con foglie di vite e grappoli d’uva; al centro testa coronata da grappoli d’uva. Il valore amletico del corallo è caricato dalla simbologia. Croci in corallo nelle antiche raffigurazioni colte e popolari sono appese al collo del Bambin Gesù.
- La simbologia dell’anello è ricchissimo: l’anello più antico (anulus pronubus) è l’anello in fede a mani congiunte; il cuore, le mani, le scritte amorose ricorrono negli anelli di fidanzamento, come la cintura; le forme a serpentina ricordano l’ourobouros, simbolo di eternità.
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