È una mostra sicuramente ambiziosa. D'altro canto non potrebbe essere altrimenti, considerato che ha per tema Alessandro Magno, definito "immortale" già nel titolo che per completezza è L'immortale Alessandro Magno. Il mito, la realtà, il viaggio e l'eredità. L'Hermitage di Amsterdam dedica due piani a questa esposizione che sicuramente attirerà migliaia di visitatori da tutto il mondo, da oggi fino al 18 marzo dell'anno prossimo. Consta di oltre 300 splendidi pezzi, tutti prestati dall'Hermitage di San Pietroburgo. Chi scrive ha avuto l'onore (e il piacere) di visitarla in anteprima e quello che segue vuole essere il resoconto delle prime impressioni, a cui seguiranno nei prossimi giorni approfondimenti più particolareggiati. Per prima cosa va notata la scelta dei curatori di dare avvio al percorso espositivo con la sezione dedicata al mito, a sottolineare che questa è la chiave d'accesso alla figura eccezionale di Alessandro, per avvicinarsi al quale ogni altro approccio rischierebbe di essere inadeguato. I visitatori vengono accolti da due grandi tele, rispettivamente di Sebastiano Ricci (Apelle ritrae Campaspe in presenza di Alessandro) e di Pietro Antonio Rotari (Alessandro e Rossane). Alzando lo sguardo è possibile leggere, trascritta sulle pareti lunghe in olandese e in inglese, l'esortazione di Filippo al figlio di trovarsi un regno adatto alle proprie ambizioni, dato che la Macedonia per lui era troppo piccola. Attraversando una "porta del tempo" si accede alla seconda sezione, nella quale viene affrontato il tema, non meno affascinante, dell'Alessandro reale, a cominciare dal suo aspetto che possiamo conoscere (o meglio, tentare di conoscere) attraverso i ritratti monetali e le raffigurazioni, come la testina in marmo esposta significativamente in questo snodo del percorso. L'attenzione ora viene calamitata dallo splendido arazzo fiammingo prodotto dall'atelier di Jan Frans van den Hecke (1661-1695), in cui ritorna il topos della clemenza di Alessandro. 
Gli oggetti esposti nelle teche successive rievocano da una parte il rapporto tra i Macedoni e i Barbari (sorvolando sul fatto che molti Greci e non solo Demostene consideravano poco meno che Barbari gli stessi Macedoni) e quello tra Alessandro e le divinità e gli eroi a cui si sentiva particolarmente legato, come Dioniso, Eracle ed Achille. La terza sezione è forse la più interessante e ricca di capolavori: un'infilata di sale riassume lo sterminato viaggio che Alessandro intraprese come vendicatore della Grecia contro i Persiani per trasformarsi strada facendo in eroe civilizzatore e conquistatore dell'ecumene. La sala dedicata all'Egitto raccoglie gemme, cammei e pietre d'intaglio che lasciano il visitatore a bocca aperta per la qualità di esecuzione. Su tutti spicca il celebre Cammeo Gonzaga, esposto a Mantova due anni fa in una mostra molto scenografica e di altissimo livello. Seguono poi la Persia, la Siria, la Battria (l'odierno Afghanistan), l'Asia centrale fino ad arrivare all'India e alla Mongolia. I reperti raccontano il passaggio del macedone e l'influenza della cultura greca che lui e i suoi successori seminarono in queste lande lontanissime dalla madre patria.

A questo punto si sale al piano superiore per visitare l'ultima sezione, dedicata alla complessa eredità di Alessandro, con cui dovettero confrontarsi per primi i suoi successori diretti - i diadochi - in lotta tra loro per spartirsi l'immenso ma fragilissimo impero che insieme al loro sovrano avevano contribuito a fondare. I reperti esposti nelle teche adesso parlano di nuovi costumi e stili di vita, di un nuovo modo di vivere la vecchia religione, ma anche della diffusione del lusso "alla greca" in un mondo improvvisamente diventato grandissimo. L'ultima sala è focalizzata sul tentativo dei sovrani russi, in particolare Caterina la Grande, di raccogliere l'eredità di Alessandro. L'ambizioso "progetto greco" di riportare un imperatore cristiano sul trono di Costantinopoli e di riunire Oriente e Occidente doveva però infrangersi di fronte alla resistenza dei Turchi e soprattutto dei Britannici, con i quali i Russi rimasero immischiati in quello che è passato alla storia come "the Great Game", il grande gioco la cui posta in palio era il dominio sull'Asia. Ma questa è un'altra storia.
Saul Stucchi
The Immortal Alexander the Great
The myth, the reality, his journey, his legacy
Hermitage Amsterdam
Amstel 51
Amsterdam
Dal 18 settembre 2010 al 18 marzo 2011
Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio
www.hermitage.nl
www.facebook.com/hermitage.amsterdam
Informazioni:
Tel. +31 (0)20 530 74 88
Orari: tutti i giorni 10.00-17.00; mercoledì fino alle 20.00
Biglietto: intero 15 €
Come raggiungere il museo:
Tram: linea 9, fermata Waterlooplein
Metro: linee 51, 53, 54, fermata Waterlooplein, uscita Nieuwe Herengracht
Didascalie:
Mantle clock: The vigil of Alexander the Great, Russia, St Petersburg (?), 1830–1850 (?)
Photography and photo editing: Erwin Olaf
© State Hermitage Museum, St Petersburg
Produced with the support of the Hermitage Friends in the Netherlands and with an additional contribution from the Amsterdam Fund for the Arts
Statere
Macedonia, Alessandro Magno (336-323 a.C.)
Oro, Ø 1.8 mm
© State Hermitage Museum, St Petersburg
Cammeo: Alessandro caccia un cinghiale
Italia, I sec. d.C
Sardonica, 2x2.2 cm
© State Hermitage Museum, St Petersburg
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