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Pagina 1 di 3 Dieci nomi sono inscritti nel cerchio che circonda il sarcofago nel quale sono racchiuse le spoglie mortali di Napoleone: ricordano le sue vittorie più brillanti.
Tra la prima e la terza, conseguite sul suolo italiano, rispettivamente a Rivoli e a Marengo, c'è posto per quella che celebra la vittoria nella battaglia detta delle Piramidi. La gloria della spedizione francese in Egitto, tuttavia, sta più in un'opera dell'intelletto che in un avvenimento militare. Da quest'ultimo punto di vista, infatti, si rivelò un fiasco completo, tanto che a tre anni dallo sbarco ad Alessandria i Francesi furono costretti a firmare l'atto di capitolazione agli Inglesi per poter tornare in patria con quello che era rimasto del corpo di spedizione.
Tutt'altro destino avrebbe invece avuto la Description de l'Egypte. L'allora generale Bonaparte aveva fortemente voluto che alla missione militare, ufficialmente organizzata per restituire l'Egitto agli Egiziani e promuoverne l'ingresso nell'era moderna dopo la secolare caduta nel più arretrato oscurantismo a causa del governo dei Mamelucchi, partecipasse un nutrito drappello di civili selezionati per chiare capacità in numerosi campi del sapere e lo stesso, divenuto nel frattempo imperatore, sollecitò la pubblicazione dell'opera che doveva raccogliere e presentare al pubblico i risultati di quella campagna.
Per celebrare il secondo bicentenario della pubblicazione del primo volume è allestita al Musée de l'Armée – Eglise du Dôme (quest'ultima nota soprattutto per ospitare la tomba di Napoleone) a Parigi una piccola ma interessante mostra che espone alcune tavole della celebre opera. Non ha l'ampiezza di respiro dell'esposizione che l'Istituto del Mondo Arabo nella stessa capitale francese qualche mese fa ha dedicato alla spedizione in Egitto (e fino al 19 ottobre sarà possibile visitare al Museo delle Belle Arti di Arras, nel Pas-de-Calais), ma è comunque un'interessante occasione per avvicinarsi a questa impresa editoriale, ammirarne alcune tavole e osservare da vicino un paio di matrici originali. L'opera al completo è racchiusa in un mobiletto di legno stile impero (o, forse, ritorno dall'Egitto: così si chiama quello stile che prese piede in seguito al rientro dalla terra dei faraoni, diffuso come una moda grazie proprio alla spedizione). Ed è sintomatico che questa "enciclopedia", una sorta di santuario laico del sapere, sia contenuta in un mobile a forma di tempio egizio. Dell'Illuminismo e dell'Enciclopedia con la E maiuscola, quella di Diderot e D'Alembert, erano e si sentivano figli i savants, i sapienti selezionati per seguire la spedizione in modo da esplorare il paese da conquistare (pardon: da liberare...). Con i soldati dell'esercito i rapporti non furono sempre dei più distesi e cordiali. All'inizio, anzi, prese forza la convinzione che tutta la spedizione non avesse altro scopo che permettere ai savants di ricercare inestimabili tesori, mettendo a repentaglio la sicurezza dei soldati. Con sarcasmo tutto cameratesco la truppa li chiamava "asini", affibiando invece ai quadrupedi l'epiteto di demi-savants. Un ufficiale si lasciò sfuggire, non è dato sapere con quanta consapevole ironia, l'ordine di spingere al centro della formazione a quadrato asini e savants, durante un momento particolarmente delicato di un combattimento. Si tratta comunque della prova (anche se indiretta) della "preziosità" di entrambe le categorie.
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