In molti dicono che dovrei abituarmi a questa mia nuova condizione di emigrata a Milano. Così dopo mesi in cui continuavo a comportarmi come Totò e Peppino in quel di piazza Duomo, ho deciso di adeguarmi alla vita lombarda fatta di happy hour, sushi bar, disco, cassŏla e polenta. Ma sembra sia giunta l’estate anche in Padania e i miei nuovi amici si prenotano a frotte per volare nella capitale del Meridione: casa mia.
Così un venerdì sera eccomi pronta a tornare a casa con un paio di colleghi meneghini per trascorrere un week end all’insegna della pura vita campana. Giungo alla stazione di piazza Garibaldi alle 8.00 del mattino dopo un interminabile e straziante
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Alle 18.00, stanchi morti, accecati dal sole, ma rigenerati dall’acqua limpida e gelata di Sorrento, siamo di nuovo in auto alla volta di Napoli. I miei amici milanesi hanno un solo imprescindibile desiderio: mangiare la pizza, quella vera, quella con la mozzarella di bufala, quella con le tre c; e quindi dopo una doccia veloce, 4 kg di doposole e un saluto di rito ai miei genitori eccoci davanti a quella che io ritengo la migliore pizzeria di Napoli: Di Matteo. La

Finalmente giunge il nostro turno: il tavolaccio è pronto per noi. Il servizio è rapido e rustico come il locale, la specialità di Di Matteo, oltre ovviamente ad una Margherita tra le migliori della città, è la pizza fritta ripiena di ricotta e cicoli – il grasso del maiale – un mattone che si piazza sullo stomaco per una settimana, aumenta il peso del commensale di 5 kg almeno, ma riconcilia il palato col mondo.
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Restiamo in pizzeria un’oretta a conversare ed a gustare le prelibatezze di una cucina

Ma il tempo è tiranno, la fila fuori aumenta a vista d’occhio e giunge il momento di salutare e andar via. Il conto rispecchia la buona tradizione culinaria partenopea: ottimo rapporto qualità prezzo! (una margherita, una coca e un antipasto misto di zeppole panzerotti e arancini – un pezzo a testa – 12 €).
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La domenica la sveglia suona presto: anche oggi una corsa al mare è d’obbligo. Per quest’ultima giornata si resta a Napoli e si va a Pozzuoli al mare un po’ più inflazionato di Capo Miseno dove ci aspetta anche un pranzo fugace, in uno dei tanti bar, a base di mozzarella di bufala e pomodori. Purtroppo la nostra domenica corre più veloce di noi: alle 16.30 abbiamo il treno che ci riporterà a Milano dove arriviamo accaldati e stravolti alle 23.00.
Ed eccoci di nuovo nella capitale economica del Paese, tra gente che corre e non si sa dove va, tra happy hour e giornate al lago, tra gli impegni di lavoro e un paio d’ore in piscina. Lunedì a pranzo mangerò un’insalatona, in puro stile milanese. Ma a pensarci bene...il mio stomaco reclama una pizza!
Silvia Greco
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