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In esse s’intrecciano i più svariati riferimenti, dalla cultura pop e trash ai richiami al cinema sperimentale e al teatro, in un caleidoscopio di riferimenti che risentono prepotentemente del substrato culturale da cui l’artista proviene. La Moffat, di origini aborigene ma cresciuta in una famiglia di bianchi, trasferisce nelle sue opere prima di tutto la sua storia, come per esempio nella serie Something More del 1989 in cui la narrazione fotografica si incentra sulla storia di una giovane ragazza aborigena che, nel tentativo di riscattare le sue origini e diventare qualcos’altro finisce uccisa sulla strada, vittima dei suoi sogni e delle sue aspirazioni. Una narrazione fortemente chiaroscurale, giocata sulle estremizzazioni del colore e dei sentimenti, che per certi versi si avvicina al sentire di David Linch, soprattutto nella resa dei personaggi. Atmosfere teatrali e tragiche rilette in chiave pop, che mirano a rendere la storia del singolo più grande e universale, come nel caso della serie Scarred for life del 1994, in cui l’autrice racconta la sua drammatica infanzia e le discriminazioni razziali subite, o di Night Cries: a Rural Tragedy, del 1990, racconto di una donna di colore di mezza età resa schiava dalla madre bianca.
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Simona Silvestri
Tracey Moffatt - Between Dreams and Reality
fino al primo ottobre presso lo Spazio Oberdan di Milano
ORARIO: tutti i giorni 10-19.30, martedì e giovedì fino alle 22, chiuso il lunedìintero € 4,10, ridotto € 2,70 – gruppi scolastici € 1,50
ingresso libero il primo martedì del mese
Informazioni: www.provincia.milano.it/oberdan
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