

“Non regge il cuore alla sconfortante visione dei Colossi naufragati sul ciglio della trafficata carrozzabile per Luxor” si legge nella tavola intitolata I Colossi di Memnone. Di notte. In pace. Chissà se l’artista ha sentito la voce dei Colossi, come capitò due volte alla moglie di Adriano durante il viaggio della comitiva imperiale lungo il Nilo: lo ricorda un’iscrizione in greco su una delle due statue. Davanti alla maestosità di altri giganti, quelli del tempio di Abu Simbel, Faravelli rende omaggio a David Roberts con parole in cui lirismo e malinconia si mescolano come i colori dei suoi acquerelli raffinatissimi (l'artista scozzese è raffigurato nell'angolo in alto a destra, nella tavola intitolata Abu Simbel; si veda l'illustrazione qui sopra). Faravelli si inserisce – e ne è perfettamente consapevole – in una lunga teoria di artisti meravigliati dall’Egitto. Le sue tavole sono prima di tutto debitrici nei confronti di quell’immortale capolavoro dell’editoria che è la Descrizione dell’Egitto curata da Vivant Denon. Come i Savants al seguito della spedizione di Bonaparte, Faravelli disegna animali, piante, dettagli architettonici dei templi che visita. Ma a differenza dei suoi illustri predecessori, non ha l’ansia dello scienziato preoccupato di registrare tutto quello che la generosa natura gli squaderna sotto gli occhi, dal più piccolo e curioso degli insetti al micidiale coccodrillo. Si concentra piuttosto sugli elementi ai quali il suo sguardo riconosce una speciale particolarità e a volte ricorre all'incollaggio di souvenir dalla forte potenza evocativa. La Vista del Nilo ad Aswan, per esempio, è impreziosita da una penna di martin pescatore. Altrove sono incollati piante, scatole di fiammiferi, biglietti, francobolli, nel rispetto della tradizione dei carnet di viaggio. Ma non c’è solo la natura del Nilo e del deserto nelle tavole di Faravelli. Ecco il vecchio Nagib Mahfuz, patriarca degli scrittori egiziani (Nobel per la letteratura nel 1988, scomparso nel 2006), e i bar e i vicoli cairoti immortalati nei suoi romanzi.


Fino al 30 gennaio la Galleria ospita anche, al primo piano, un'esposizione di opere di Jonathan Janson, artista americano debitore di Vermeer. I suoi soggetti sono presi dalla vita quotidiana di Seattle, la città in cui vive: ecco il figlio con berretto e pallone da basket, giovani davanti alla TV o al computer, le strade innevate e le villette delle colline, in uno spiazzante contrasto tra l'illuminazione fiamminga e la modernità - e banalità - dei soggetti.
Saul Stucchi
Invia i tuoi commenti a:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Informazioni
Stefano Faravelli
Cercando l'Aleph
Jonathan Janson
Inside and Outside
Galleria dell'Incisione
via Bezzecca 4
Brescia
tel. 030.304690
Orario: 17.00-20.00; chiuso il lunedì
Informazioni: www.incisione.com
www.stefanofaravelli.it
www.edt.it
Didascalie:
Stefano Faravelli
Abu Simbel
2008
Stefano Faravelli
Alessandria (part.)
2008
Stefano Faravelli
Aux rêves citoyens
2008
Acquerello e tempera su carta
cm 37,5x44,5
Jonathan Janson
Young Girl in Blue
2008
Olio su tela
BIBLIOTECA
BIT 2012
Ultimi Commenti
L'eterna lotta tra memoria e o...
Ma il poliziotto "troppo molisan...
Una mostra nelle Fiandre risve...
"Non gettavo più di uno sguardo ...
Un pomeriggio invernale lungo ...
Sono rimasto affascinato di ques...
Il senso degli artisti per la ...
Ricordo la lunga sequenza del gr...
Piacenza dedica una mostra-dit...
I macchiaioli erano un po' "i no...







