
grande artista, eminente figura del secondo Novecento bolognese, dopo la rassegna dedicata al suo lavoro degli anni ’40-’50. La mostra, succinta ma rilevante per qualità ed importanza dei dipinti, raccoglie opere di media e grande dimensione riconducibili alla stagione informale di Ilario Rossi (Bologna, 1911-1994), la quale fu breve – fine anni ’50, inizio ’60 - ma intensa e significativa anche in proiezione europea. Con lo stesso titolo, accompagna la mostra una bella monografia curata da Adriano Baccilieri, con apparati di Flavia Valentina Branca (per i tipi dell’Editrice Compositori), dove il percorso di Rossi è ricostruito per passi antologici dei diversi autori selezionati in modo da privilegiare la cronologia dell’artista e della sua opera, rispetto a quella delle testimonianze; la monografia ha per questo carattere innovativo rispetto ad altre precedenti, pur importanti e qualitative.
Nel saggio critico, Baccilieri affronta un taglio tematico d’alta e saliente consistenza, presente nelpiù ampio lavoro di Ilario Rossi, relativo alla ‘seduzione informel’, ossia a quel del periodo che va dal 1957-58 al 1962, fino all’importante evento della sala personale alla Biennale di Venezia del 1964. L’autore privilegia infatti il percorso dell’artista fra l’allineamento alla tendenza sostenuta da Francesco Arcangeli (“Gli ultimi naturalisti”, 1954; “Una situazione non improbabile”, 1957) e la virata forte e personale che Rossi compie, entro ed oltre il contesto dell’informale naturalistico. E’ allora che Ilario Rossi sviluppa una duplice vena poetica, “tesa fra un ordito formale di forte complessione e il segreto arabescato del suo ‘altro da sé’ informale”, secondo le parole del critico; e si tratta d’una ‘seduzione’ pervasa di profumi quasi più francesi che italiani, più tachiste che informel, più orientata verso De Stael e cioè formale, che votata agli esiti estremi della art autre predicati da Tapié. segue - info
La seduzione informel di Rossi, in tale doppio registro, vive del brivido di un equilibrio sottile, sospesa com’è in un’intrigante collocazione liminare. Ne hanno dato testimonianza autorevoli voci critiche italiane e straniere, oltre Arcangeli, quali Venturoli, Cavalli, Carluccio, Calvesi, Mirella Bentivoglio, Azzolini, Tassi, Courir, i poeti Buzzati e Gorini, Enzo Biagi fra quelle storiche, e più di recente Castagnoli, Spadoni, Basile, Beatrice Buscaroli ed altri ancora.
Ilario Rossi è stato artista di grandissimo talento naturale, pittore “fino al midollo” come lo definì felicemente il poeta Dino Buzzati; e, occorre aggiungere, artista di forte ed alta vocazione figurativa, com’era nella sua indole e nei canoni della sua formazione artistica. Per questo Rossi ritorna alla figurazione, anche se significative estensioni e riprese nel segno della ‘seduzione informel’ interverranno nel corso degli anni seguenti e fino alla fine della sua attività, a dimostrazione che l’artista amava queste sue anime complementari - formale ed informale - più che dialettiche, felicemente colloquianti.Ilario Rossi. La Seduzione Informel
Opere 1958 – 1962 e oltre
Galleria Tempo per le Farfalle
Palazzo Certani
via Castiglione 35
Bologna
6 dicembre 2008 – 6 gennaio 2009
Orari: tutti i giorni 16.00-19.00
Didascalie:
Ilario Rossi
Nevicata, 1950
olio su tela, cm 45x65
Ilario Rossi
Seggiolone e liuto, 1966
olio su tela, cm 60x50
Ilario Rossi
Argine malva 1
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