
Il consueto pretesto della ricorrenza di date che pare ormai criterio indiscusso per organizzare e allestire mostre, rappresenta questa volta un’ottima occasione per proporre una mostra di pregio che, proprio nel numero ridotto delle opere esposte e nel carattere di ricerca e qualità scientifica, trova i propri punti di forza.
Partendo dalla ricostruzione puntuale della biografia e degli intrecci di relazioni e interessi che Boccioni aveva a Padova, la studiosa Virginia Baradel restituisce valore e spessore ai soggiorni padovani intercorsi dal 1900 al 1906 finora trascurati dalla critica. L’attenta analisi dei documenti e l’appassionata visione d’insieme consentono persino di apportare una novità al catalogo generale dei dipinti, inserendo il Paesaggio padovano del gennaio del 1903 come prima opera ad olio.
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Il tono quasi privato che serpeggia lungo l’esposizione sembra voler fare eco all’affetto che lega Boccioni alla città dove risiedono l’adorata madre e la sorella. La mostra ricostruisce il contesto cittadino nel quale acquistano plastica evidenza espositiva e narrativa i soggetti che hanno attraversato la vicenda padovana di Umberto. Città materna, Padova è connotata dalle presenze femminili fondamentali quali appunto la madre e la sorella, ma anche l’amata Ines e la cugina pittrice Adriana Bisi Fabbri. Proprio di quest’ultima la mostra propone un eccellente ritratto del 1904 in cui il blu del cappello contrasta con il verde degli alberi e i gialli infuocati dello sfondo.
Il Boccioni padovano che questa mostra ci presenta non resta però isolato tra le mura domestiche e intesse invece fruttuose relazioni con affermati professionisti cittadini.
Questo aspetto della socievolezza padovana è ampiamente illustrato non solo dai documenti, ma anche dai ritratti che Boccioni esegue delle persone che a Padova lo circondano. Troviamo così, ad esempio, il ritratto dell’avvocato Gopcevich e del dottor Tian che lo salvò da una tremenda broncopolmonite (entrambi del 1907), originali versioni di post-impressionismo energico e fortemente espressivo.
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Ben diverso dal contesto romano, lo scenario artistico padovano è comunque vivace nell’offerta di nomi e iniziative. Boccioni può qui contare sulla presenza di Ugo Valeri, Felice Castrati e Mario Cavaglieri sapientemente esposti in mostra quale felice coronamento del percorso espositivo. Alcuni significativi esempi di opere realizzate dai tre artisti proprio negli anni in cui Boccioni frequentava i salotti padovani si inseriscono così alla chiusura della mostra dando la misura del fermento artistico cittadino del tempo.
La mostra è indubbiamente un’ottima occasione che il comune di Padova sfrutta abilmente per ridare luce agli spazi sotterranei della centralissima Galleria Cavour da tempo chiusa e inutilizzata. La posizione di grande passaggio, nonché la brevità del percorso espositivo non possono che rendere quest’esposizione allettante a un pubblico ampio, quando invece la cura dei particolari e il carattere innovativo del progetto scientifico la renderebbero mostra per specialisti. Unica nota stonata dell’intero progetto resta il legame tra l’argomento espositivo – il Boccioni prefuturista - e la dichiarata vocazione contemporanea della rinata galleria civica.
Paola De Troia
Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova
Padova, Galleria Cavour
Fino al 27 gennaio 2008
Orario: 10.00 – 18.00, lunedì chiuso
Catalogo Skira
Biglietto: intero € 7, ridotto € 4
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