Mercoledì, 30 Maggio 2012

Tamara de Lempicka a Milano

 

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Tamara de Lempicka
Per definire la sua arte e soprattutto la sua persona sono stati utilizzati aggettivi a non finire: spregiudicata, perversa, glamour, patinata, eccessiva. Ma la personalità di Tamara de Lempicka difficilmente può essere spiegata in una parola sola. Per lei però parlano le sue tele, esposte in questi giorni e fino al 14 gennaio a Palazzo Reale a Milano.

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Milano ritorna cosi nella storia artistica della Lempicka, dopo la prima personale che proprio nel capoluogo lombardo fu organizzata, nel lontano 1925, presso la Bottega di poesia del conte Emanuele Castelbarco. Allora le critiche non furono magnanime, basti pensare alla recensione di Ugo Ojetti uscita sul Corriere della Sera dell’epoca; tuttavia è proprio allora che nasce il mito della Lempicka come una donna d’altri tempi rispetto all’epoca in cui visse, perché troppo emancipata, indipendente e fuori delle righe per quegli anni.

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Portrait de la duchesse de la Salle
La sola vita di Tamara sarebbe degna di un film, dall’incontro a San Pietroburgo col futuro marito Tadeusz Lempicki nell'anno 1916, che la proiettò nel bel mondo dell’epoca, fino alla fuga a Parigi all’indomani dello scoppio della rivoluzione. Proprio nella capitale francese la Lempicka decide di diventare artista, più per necessità che per una particolare esigenza artistica, vista la scarsa voglia di lavorare del marito e l’incombente ristrettezza economica: spinta dalla sorella Adrienne comincia a coltivare una sua naturale propensione, approfondendo la storia dell’arte. Segue i corsi di André Lothe, che sempre considererà suo grande maestro: a poco a poco la sua fama diventa sempre più grande, prima con le due partecipazioni al Salon d’Automne e a quello des Independants.

 

 

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Portrait du prince Eristoff
Aumentando i successi e le critiche favorevoli i ritmi di lavoro diventano sempre più pressanti, e conseguentemente anche la sua vita sociale. Inizia in questo periodo la relazione decennale con Ira Pierrot, mentre si susseguono le serate a base di coca e sregolatezza senza pausa. La sua vita è frenetica, tra i frequenti viaggi in Italia, che molto influenzeranno la sua pittura, e le nottate brave, tanto che, poco dopo, nel ’27, il marito chiede il divorzio. Da questo punto in poi Tamara avrà numerosi amanti, fino al matrimonio nel ‘34 col barone Kuffner. Nel frattempo il clima in Europa cominci a farsi pesante; proprio in quell’anno la pittrice, di ritorno da un viaggio in Polonia, viene fermata dai soldati nazisti e cacciata dalla Germania. La guerra si avvicina e i coniugi preparano la fuga; nel ’39 essi raggiungono l’America, dove rimarranno per alcuni anni prima del definitivo trasferimento in Messico, a Cuernavaca, dove la pittrice morirà nel 1980.
La mostra di Milano ricostruisce la vita e le tappe della biografia della pittrice polacca, cercando di contestualizzare le sue tele in rapporto alla pittura del periodo e alle vicende della donna, grazie anche al supporto di fotografie e testimonianza d’epoca. Dodici sezioni per raccontare Tamara e i suoi quadri, a cominciare dalle prime tele esposte fino a quelle degli ultimi anni di vita.

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Kizette en rose
Una ricostruzione dettagliata e precisa, a cominciare dalle prime sezioni, con le prime opere dell’artista, tra cui un ‘inedita Ballerina russa recentemente scoperta, imperiosa e fiera con il suo copricapo ornato di perle che le ricadono sulle spalle, o il bellissimo ritratto della sorella de La donna in nero, austero e severo nelle fattezze e nella fermezza dello sguardo. Già da questi primi quadri sono evidenti quelle che diventeranno le caratteristiche dello stile di Tamara: l’attenzione costante al concetto di stile e la scelta per la declinazione di massimo quattro colori per ogni tela, come del resto l’amore smisurato per i toni del grigio, il colore preferito, che utilizzerà anche per l’arredamento delle sue case. I dettagli sono curati fino all’estremo, denotando un’attenzione glamourous verso gli accessori alla moda; le luci risentono della lezione caravaggiesca, i colori brillanti e vivaci, e raggiungono risultati sopraffini in alcune tele, come nel Ritratto del marchese d’Afforio, in cui il vestito blu è talmente tanto luminoso e prezioso da farlo paragonare ad una pioggia di lapislazzuli.
Il disegno è preciso e netto, le forme geometriche sono racchiuse in un’estrema strutturazione che però le rende tutt’altro che fredde. I corpi sono fortemente strutturati, scultorei e a tratti granitici; ciononostante dai loro visi, dagli occhi si dipanano tutta una gamma di emozioni e sentimenti, lasciando trasparire la storia che si portano dietro. Occhi ammiccanti e seducenti, talvolta, come nelle tele raffiguranti la bella Rafaela, una delle modelle preferite dalla Lempicka, voluttuosa e bellissima nei tre ritratti che in mostra sono presentati: La tunique rose, La belle Rafaela en vert e lo splendido Le reve.

 

 

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La tunique rose
La parte più interessante è probabilmente quella riferita ai grandi ritratti del periodo parigino, anche se non meno notevole sono le opere del periodo americano o quelle della cosiddetta fase depressiva di Tamara. Di quest’ultima serie fanno parte le tele realizzate da Tamara in un periodo molto particolare della sua vita. Nel ‘32 il marito Tadeusz la lascia a causa della sua vita d’eccessi, e la donna cade in una terribile stato di depressione, che non si calmerà neanche dopo il secondo matrimonio con Kuffner. E proprio a partire dal ‘33 l’attenzione di Tamara si sposta dai soggetti patinati ed eleganti del bel mondo parigino verso tematiche più religiose. Sono questi gli anni in cui realizza quadri come Madre Superiora, esposta a Milano. Il cambio di soggetto, però, non coincide in realtà con un cambiamento nel suo stile; e, infatti, in molti criticheranno i suoi santi e i religiosi da lei ritratti. Critiche feroci, come per la Madre Superiora che secondo molti piangerebbe lacrime di glicerina e avrebbe un’espressione un po’ finta ed artefatta. Colpiscono anche le opere del periodo americano, che, come quelle religiose, fuoriescono dalla produzione classica della Lempicka. Non mancano tuttavia in questo periodo i grandi ritratti, alcuni dei quali famosissimi, a cominciare da quello di Suzy Solidor, celebra cantante de La Vie Parisienne, il cabaret parigino di rue Sainte Anne che Tamara amava frequentare.

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Rafaëla sur fond vert (Le rêve),
L’accoglienza che l’America riserva alle opere della Lempicka non è quella che la pittrice si aspettava. Nonostante il successo iniziale, la stampa è tiepida e i suoi lavori vengono definiti troppo virtuosistici ed artefatti. Tamara si lancia nella raffigurazioni di nature morte, che riprendono lo stile fiammingo, perfette nell’esecuzione dei trompe l’oeil. È il caso di Le Moulin au Cafè, in cui curiosamente va notato il riferimento al pittore Diego Rivera, che proprio in quegli anni mieteva grandi successi in California, con la firma della pittrice inscritta nel cartellino appeso alla parete.
I quadri degli anni quaranta e cinquanta, però, sono oramai lontani dalla grandezza delle opere precedenti, dal sintetismo cromatico e strutturale, e appaiono a tratti troppo barocche e leziose. 

 

 

 

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Le moulin à café
In breve tempo la carriera della Lempicka si avviò sulla strada di un lento ma inesorabile tramonto: della grandiosa artista di un tempo non rimane che un pallido riflesso, con una pittrice che si affanna a dipingere quadri secondo la moda del periodo, prima secondo uno stile surrealista, poi rincorrendo la corrente del nono figurativo, senza tuttavia approfondire le tematiche e le correnti del tempo. Un destino crudele per una donna che non riusciva ad accettare di non essere più la celebre nobildonna di un tempo, ma soprattutto la grandissima artista della Parigi anni Trenta. Ora il mito di Tamara torna a risplendere, per un omaggio dovuto ad una delle artiste più interessanti e discusse del Novecento, rendendo finalmente giustizia alla portata artistica di questa imperiosa, e soprattutto impetuosa, icona della pittura del secolo passato.

 

 

Simona Silvestri

 

Milano - dal 4 ottobre 2006 al 14 gennaio 2007
Tamara de Lempicka
PALAZZO REALE
Piazza Del Duomo 12i (20122)
+39 0280509362 (info)
orario: martedì - domenica ore 9.30/19.30; giovedì 9.30/22.30; lunedì chiuso
biglietti: intero 9 Euro; ridotto 7,50 Euro; scuole: 4,50 Euro; gruppi (minimo 20 persone) 7,50 Euro

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