Alzi la mano chi conosce almeno discretamente la storia della Polonia. Immagino che solo una ristretta minoranza dei lettori di ALIBI o degli occasionali visitatori possa rispondere positivamente alla domanda. Questo solo per dire che la lunga vicenda storica del paese centro-europeo, a differenza magari di quelle di altre nazioni come Francia, Spagna e Inghilterra, è per la gran parte del pubblico italiano quasi del tutto sconosciuta. Un'ottima occasione per fare ammenda e meravigliarsi delle ricchezze culturali e artistiche che la Polonia ha saputo produrre nei secoli è fornita dalla mostra POLONIA. Tesori e collezioni artistiche, esposta al Palazzo Reale di Madrid fino al prossimo 4 settembre.

Consiglio a chi intende andare a visitarla di indossare almeno un maglioncino perché l'aria condizionata mantiene nelle sale una temperatura quasi polare. A scaldare l'animo ci penseranno comunque gli oggetti selezionati dai curatori, alcuni dei quali sono dei veri e propri capolavori dell'arte europea. La prima sezione introduce al periodo medievale, esponendo quadri, statue lignee della Madonna con Bambino (notevole quella “apribile” che all'interno nasconde la figura del Padreterno), calici, una croce reliquiario: tutti prodotti del mecenatismo della Corona, della Chiesa o della nobiltà. La sezione dedicata alla dinastia Jagellon (1386-1572) mostra due splendidi arazzi di una serie sulla storia di Noè, commissionata dal re Sigismondo II a una manifattura di Bruxelles: nel primo è rappresentata la scena del diluvio universale, mentre sull'altro compaiono pavoni in un bosco. Alla bottega di Lucas Cranach il Giovane è attribuita invece la tavola con i dieci piccoli ritratti della famiglia Jagellon. Avvicinatevi e provate, come in un gioco, a scovare le differenze tra i ritratti delle tre sorelle Caterina, regina di Svezia, Sofia e Anna: sono praticamente identiche! Non avrete invece problemi a individuare il “logo” della famiglia Cranach, ovvero il serpente alato (leggi qui). In una teca sono esposte una moneta d'oro e tre medaglie, raffiguranti rispettivamente la regina Bona Sforza (realizzata in argento da Gian Giacomo Caraglio), re Sigismondo I detto il Vecchio e Sigismondo II che si meritò il soprannome più onorevole di Augusto.

Una piccola sezione è dedicata ai temi della scienza e della diplomazia. Un pratico pannello cronologico riporta le date dei principali avvenimenti in Polonia e in Europa, permettendo al visitatore di avere un quadro sintetico di secoli di storia continentale. C'è posto anche per la copia moderna di un astrolabio planisferico realizzato da Hans Dorn (1430-1509).
Durante l'epoca della dinastia Vasa (1587-1668) si configura in Polonia una nuova identità nazionale. Emblematica è la diffusione di quel fenomeno culturale che va sotto il nome di Sarmatismo, ovvero la credenza che i nobili polacchi discendessero dall'antica popolazione dei Sarmati. Alla fine del XVI secolo comincia a formarsi un gusto artistico genuinamente polacco, con forti influenze orientali. I riti funebri avevano un posto importante nella cultura sarmatista e alla pompa funebris la mostra dedica molta attenzione. Notevoli sono i ritratti funebri, realizzati con la tecnica della pittura a olio su diversi tipi di supporto: zinco, tela, argento. I magnati della nobiltà gareggiavano tra loro nel costruire catafalchi decorati il più lussuosamente possibile per le proprie esequie, chiamati castra doloris. La nobiltà media, invece, non potendo competere su questo terreno, ripiegava su ritratti più economici. Il pannello didascalico dichiara che questi ritratti funebri sono “una manifestazione artistica esclusiva della Polonia dei secoli XVII e XVIII”, ma in realtà non è vero, come dimostrano i ritratti greco-romani cosiddetti del Fayum.

Snodo del percorso espositivo e, in qualche modo, dell'intera storia europea, si colloca la sezione dedicata al re Giovanni III Sobieski e alla vittoria di Vienna del 1683, che arrestò l'espansione delle truppe ottomane di Mustafà Pasha. All'inizio della sala campeggia una straordinaria armatura da ussaro, di officina polacca, della seconda metà del XVII secolo. La corazza è arricchita da una pelle di leopardo che ricade su una spalla, mentre dalla parte posteriore spuntano due enormi ali che dovevano far sembrare il cavaliere che la indossava un angelo della morte. “La cavalleria più bella d'Europa” si poteva meritatamente vantare d'essere quella degli ussari! Sono esposti anche acqueforti con scene della battaglia, spade, monte da parata e mazze cerimoniali: c'è perfino uno scudo profetico di Giovanni III made in Milan.
Il percorso prosegue poi con l'epoca dei re sassoni (1709-1763), durante la quale le influenze francesi e germaniche si fanno più intense nell'arte polacca. In questa sezione sono esposti alcuni grandi ritratti, archibugi e cartucciere, coppe e figurine in porcellana di Meissen. Ancora più avanti si arriva all'epoca di Stanislao II Augusto Poniatowski (1764-1795), il sovrano illuminato che diede alla Polonia una magna charta profondamente ispirata ai principi liberali (1791) all'avanguardia dei tempi, seconda – in senso temporale – soltanto alla costituzione degli Stati Uniti. Ma durò poco: lo zar russo non vide di buon occhio quest'apertura e scese in guerra contro la Polonia, ponendo fine alla sua indipendenza (1795).
L'ultima sezione illustra in breve il tema del collezionismo di opere d'arte europee presso la nobiltà polacca nel corso del XIX secolo. Gli organizzatori hanno selezionato quadri notevoli, tra cui un Crivelli (Sant'Antonio abate e Santa Lucia), un Garofalo (Adorazione dei Magi), un Appiani (Ritratto di Kazimierz Rzewuski) e soprattutto la Fanciulla in una cornice di Rembrandt (1641, in prestito dal Castello di Varsavia).

Ma la protagonista assoluta della mostra, l'opera per la quale – anche da sola – vale la pena pagare il biglietto d'ingresso è la celeberrima Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci. Si merita la posizione di rilievo alla fine del percorso e il capannello di visitatori che inevitabilmente le si forma davanti è insieme un tributo alla maestria artistica di Leonardo e alla bellezza di Cecilia Gallerani, l'amante di Ludovico il Moro che quasi certamente il ritratto rappresenta.
Saul Stucchi
POLONIA
Tesori e collezioni artistiche
Fino al 4 settembre 2011
(La Dama con l'Ermellino di Leonardo è stata esposta fino al 18 agosto)
Palazzo Reale
Madrid
Informazioni:
www.patrimonionacional.es
Orari: tutti i giorni 10.00–20.00, la biglietteria chiude un'ora prima
Biglietto: 8 €
Didascalie:
Ritratti di membri della famiglia Jagellon
Olio su rame (1553-1556)
Bottega di Lucas Cranach il Giovane
Fondazione Principi Czartoryski. In deposito al Museo Nazionale di Cracovia
"La storia di Noè". Arazzo della serie Il Diluvio
Lana e seta
Bruxelles, dopo il 1567
Cartone di Michiel Coxcie, manifattura di Pannemaker
Castello Reale di Wawel
Armatura di ussaro
Acciaio, bronzo dorato, argento, pelle di leopardo e piume
Seconda metà del secolo XVII
Fondazione Principi Czartoryski. In deposito al Museo Nazionale di Cracovia
Leonardo da Vinci
Dama dell'ermellino
Olio e tempera su tavola di noce (1490)
Proprietà della Fondazione Principi Czartoryski
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