“Perché acquistare un Vermeer quando è disponibile un Metsu?”: formulata oggi questa domanda ha senza dubbio un sapore provocatorio, ma se fosse stata pronunciata nel XVIII secolo avrebbe sottolineato la preminenza del secondo pittore sul primo nel gusto di appassionati e collezionisti dell'epoca, almeno per quanto riguardava la pittura d'interni di produzione olandese. Ai nostri giorni, invece, il nome di Gabriel Metsu dice poco o nulla alla maggior parte degli amanti d'arte e soltanto una piccola nicchia di conoscitori ne apprezza le opere. Va quindi riconosciuto al Rijksmuseum di Amsterdam il merito di riproporre al grande pubblico questo pittore quasi dimenticato grazie ad una mostra che arriva nella città olandese dopo la prima tappa alla National Gallery di Dublino. Avete tempo fino al prossimo 21 marzo per cogliere la storica occasione di vedere esposte oltre trentacinque opere di Metsu (sulle circa 130 attualmente conosciute e conservate), provenienti da musei di tutto il mondo e da collezioni private (da sottolineare il fatto che sono presenti anche quadri riscoperti soltanto recentemente e opere che tornano in Olanda dopo oltre due secoli).Gabriel Metsu ebbe una vita molto breve, circoscritta tra gli estremi del 1629 e del 1667, tutta compresa dunque all'interno dell'epoca d'oro dei Paesi Bassi, ovvero il XVII secolo. Allora le Province Unite godettero di una fioritura culturale, artistica ed economica eccezionale, causata principalmente dai flussi d'immigrazione di artigiani e artisti protestanti che fuggivano dalle città meridionali dei Paesi Bassi di allora (che oggi rientrano nella regione belga delle Fiandre), ma anche di quelli ugonotti dalla Francia e degli ebrei sefarditi dalla penisola iberica. “Nel Seicento, Amsterdam, ormai capitale in Occidente dei Sefarditi, era divenuta polo di attrazione anche per gli Ebrei ashkenaziti (per lo più tedeschi e polacchi), che finirono addirittura per superare il numero dei Portoghesi”, scrive Pier Cesare Ioly Zorattini nella presentazione ai Viaggi in Olanda del rabbino italiano Yacob Rafael Saraval, editi da Il Polifilo. Il porto di Amsterdam si sviluppò rapidamente e la città divenne un centro cosmopolita ricco di opportunità, anche per gli artisti.

Il percorso della mostra si suddivide in due sale, allestite senza troppo sfarzo, tanto da distinguersi appena dalle altre del museo. Il tema più ricorrente dei quadri di Metsu è la vita quotidiana, vista con un occhio straordinario per i dettagli più minuti. La società in cui viveva l'artista era altamente alfabetizzata e la passione per l'arte era condivisa da una buona parte dei suoi componenti. Ecco La cacciata di Agar, La dodicesima notte (in cui si possono riconoscere elementi di un fine umorismo), L'adultera, La vecchia che legge, L'uomo che fuma la pipa e La donna malata. Ne L'uomo che visita una donna che si lava le mani possiamo apprezzare la teatralità della scena, mentre ne Il panettiere che suona il corno notiamo l'abilità tecnica del pittore nel tentativo di superare la bidimensionalità del quadro.
Sulla parete di fondo della seconda sala trovano posto i capolavori, come Uomo e donna seduti al virginale, Uomo che scrive una lettera, collocato accanto al suo pendant, Donna che legge una lettera, e Il bambino ammalato. Essendo una mostra monografica nel senso più stretto del termine, il confronto diretto con Veermer viene solo evocato dalle opere stesse di Metsu. I due artisti conobbero uno i lavori dell'altro e non sono rare le opere in cui si possono riconoscere le rispettive influenze. Purtroppo gli storici dell'arte non sono in grado di ricostruire dal punto di vista documentale quando e dove Veermer vide i quadri di Metsu e viceversa, ma le “citazioni” e le riprese, spesso “sviluppate” con modifiche appunto “d'autore”, sono innegabili.

Va rigettata l'ormai datata vulgata secondo la quale l'opera di Vermeer finì nel dimenticatoio alla sua morte, per essere “riscoperta” soltanto agli inizi dell'Ottocento. È però vero e provato da numerose fonti che i dipinti di Metsu cambiassero di proprietario a prezzi molto più elevati di quelli del pittore di Delft. Le opere di Vermeer venivano spesso paragonate a quelle del pittore di Leida per cercare di sfruttarne in qualche modo il successo di cui queste ultime godevano presso i collezionisti. E il paragone venne addirittura oltrepassato in modo fraudolento, quando un mercante tentò di far passare per un Metsu quello che invece era "solo" un Vermeer. Non ci potrebbe essere prova più evidente a dimostrazione del maggior successo del primo rispetto al secondo. È però arrivato il momento – sembra suggerire la mostra – di considerare i due pittori come artisti autonomi, i cui quadri sono degni di essere apprezzati senza dover necessariamente ricorrere alla formula comparativa “sembra un'opera di...”.
Saul Stucchi
LEGGI: Vermeer batte Metsu 7 a 0
Rijksmuseum
www.rijksmuseum.nl
Didascalie:
Gabriel Metsu
Uomo che scrive una lettera (1664-1666 circa)
National Gallery of Ireland
Sir Alfred and Lady Beit Gift, 1987
Photo © National Gallery of Ireland. Photographer Roy Hewson. NGI 4536
Gabriel Metsu
Il bambino ammalato (1663-1664 circa)
Rijksmuseum. SK-A-3059
Ente Nazionale Olandese per Turismo e Congressi
Via Cappuccini 14
Milano
Tel. 02.76022115
www.holland.com
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