Mercoledì, 30 Maggio 2012

Correte a Basilea ad ammirare i capolavori della Vienna del 1900

Vienna_ante È senza dubbio una delle mostre più belle tra quelle che ho visto nell'anno che si è appena chiuso. Dunque vi consiglio di non perdere tempo e raggiungere Basilea per ammirare Vienna 1900. Klimt, Schiele e il loro tempo, allestita alla Fondazione Beyeler fino al 16 gennaio. In prestito da musei e collezioni private d'Europa e degli Stati Uniti (su tutti spicca ovviamente il contributo della capitale austriaca, ma una citazione la merita anche Venezia con la Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro e la Fondazione Musei Civici), sono esposte circa duecento opere tra dipinti, acquerelli e disegni, a cui si aggiungono mobili, oggetti di design, fotografie e manifesti che raccontano un'epoca alla quale, almeno dal punto di vista artistico, non si può che guardare con ammirazione e rimpianto. Le danze si aprono nel foyer con la riproduzione fotografica del “Fregio di Beethoven” che Klimt realizzò nel 1902 per il padiglione di una mostra dei Secessionisti. La citazione che l'accompagna – sempre di Klimt - è programmatica e coglie nel segno il senso di quell'epoca e dell'intera esposizione: “Solo l'arte può redimere e far progredire l'uomo, non la scienza né la tecnologia”. La porta d'ingresso ricoperta d'oro introduce in un mondo che per i suoi demiurghi doveva essere nuovo e bello. Una foto ce li mostra, questi artisti-artefici dalla volontà prometeica, raccolti in un ritratto di gruppo della Secessione Viennese, prima dell'apertura della mostra sopra citata. Potete riconoscere a colpo d'occhio Klimt perché è quello che sta seduto su di una sedia che pare un trono. Non so dire se la sua sia stata una scelta casuale o se invece l'artista volesse in qualche modo esprimere la consapevolezza del ruolo che rivestiva; di certo Klimt aiutò, tra gli altri, Schiele e Kokoschka nei rispettivi esordi nel mercato dell'arte, organizzandone le prime esposizioni in pubblico. La sala a lui dedicata ospita alcuni ritratti e disegni, tra cui lo Studio per Giuditta II (Salomè) e il capolavoro assoluto che è la sua realizzazione finale, in cui l'eroina ebrea tiene la testa di Oloferne per i capelli come fosse un trofeo di caccia.
Klimt_Giuditta
Il misterioso e tragico rapporto tra sensualità e morte appare qui evidente come in poche altre opere d'arte. A chi ama la ricerca d'archivio, consiglio di recuperare la serie di articoli che Nadia Fusini aveva dedicato alle tagliatrici di teste, pubblicati diversi anni fa (per la precisione nel 1997) sul quotidiano La Repubblica. Prendetevi tutto il tempo che volete per ammirare le foglie dei boschi di Klimt che nel gigantesco pioppo della tela L'arrivo del temporale sembra prendere la forma di uno sciame d'api che sale verso il cielo o per confrontare i disegni preparatorii con i coloratissimi oli, come per il ritratto di Johanne Straude. Segnalo anche l'opera “Pesci d'oro” del 1902 perché all'epoca suscitò scandalo per la generosa nudità delle creature femminili che vi sono raffigurate. Il giorno in cui ho visitato la mostra, il più diffuso quotidiano spagnolo, ovvero El País, pubblicava nelle pagine della cultura un articolo dedicato alla parziale censura che si era abbattuta sulla mostra parigina di Larry Clark, quasi a voler smentire l'idea che la censura sull'arte sia un fenomeno ormai tramontato. Ma ho anche il dovere di confessare che il fotogramma del video Los penetrados di Santiago Sierra che accompagnava l'articolo qualche dubbio sul confine tra arte e pornografia me l'ha istillato. Ma è il caso di tornare alla mostra, pur restando in tema di eros: al gabinetto erotico si accede attraverso due porte più strette di quelle che introducono alle altre sale e la luce è più soffusa, forse per creare un'atmosfera più raccolta o al contrario per una sorta di pruderie. La sala 12 è invece dedicata a Egon Schiele, insieme a Klimt protagonista assoluto dell'esposizione. Nel 1912, all'età di 22 anni, Schiele trascorse una ventina di giorni in galera perché accusato di aver abusato di una minorenne, un'esperienza traumatica che lo segnò profondamente. “Limitare l'artista è un delitto, è come uccidere una vita che sta per germogliare”, ha scritto lui stesso in uno degli autoritratti realizzati durante la detenzione. Il pittore ha scavato nel suo io e quello che ha scoperto (o ha creduto di scoprire, e qui si potrebbe aprire una lunghissima parentesi sul tema della psicanalisi in cui però non ci avventuriamo), ha cercato di trasferirlo sulla tela.
Schiele_autoritratto
È buona norma, tuttavia, non dimenticare mai la distinzione tra arte e vita vissuta e gli autoritratti di Schiele, in alcuni dei quali l'artista “gioca” a esasperare alcuni dettagli anatomici del proprio corpo, non sfuggono a questa regola. I suoi nudi, con i corpi disarticolati nelle bizzarre posizioni dell'amplesso, sono tra le opere più interessanti dell'intera esposizione. Un'altra sala in cui ci si sofferma rapiti è la numero 19 che raccoglie alcuni lavori di Richard Gerstl, tra cui un allucinato autoritratto in cui il pittore si è rappresentato a torso nudo, come se fosse appena resuscitato dalle tenebre e si sporgesse dal sepolcro, lui per primo sorpreso dall'evento. Il Ritratto di gruppo con Schönberg dello stesso Gerstl sembra l'estremizzazione del celebre ritratto della famiglia reale spagnola di Goya: l'esplosione dei colori distrugge il disegno e i sei personaggi in posa sono resi come macchie informi. La Secessione, con il suo programma teso a sviluppare opere d'arte “totali”, in cui convergessero l'arte figurativa, quella applicata e l'architettura, lasciò un segno indelebile sul modernismo viennese, ma la mostra ha il merito di non trascurare neppure l'opposizione a questo movimento artistico, presentando per esempio il modellino della Casa sulla Michaelerplatz dell'architetto Adolf Loos. Il periodo preso in esame dall'esposizione si conclude con il 1918, ovvero con la fine del primo conflitto mondiale ma anche anno della morte di alcuni tra i principali protagonisti dell'epoca e di quell'epopea artistica indagata dalla curatrice Barbara Steffen: Klimt, Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser. Notiamo di passaggio che Kokoschka invece si è spento ultranovantenne nel 1980. È stato però il 1914 a fare da spartiacque tra il lungo diciannovesimo secolo e l'inizio di quello che lo storico britannico (per altro di famiglia austriaca) Eric Hobsbawm ha chiamato il “secolo breve”. Il percorso della mostra non è lineare, anzi risulta un po' tortuoso, ma è un peccato assolutamente veniale che non compromette in alcun modo il godimento delle opere, anche perché le sale sono sufficientemente spaziose per accogliere il numeroso pubblico che sempre accorre a visitare le mostre organizzate dalla Beyeler e la sua ricchissima collezione permanente. All'uscita dall'esposizione il visitatore può guardare in faccia ventuno di quei protagonisti, da Alma Mahler a Otto Wagner, passando per Arnold Schönberg, Klimt, Kokoschka, Freud, Schiele e Schnitzler.
Saul Stucchi

Vienna 1900
Klimt, Schiele e il loro tempo


Fino al 16 gennaio 2011

Fondation Beyeler
Baselstrasse 101
Riehen / Basilea (Svizzera)

Tel. 0041 (0)61.6459700
www.fondationbeyeler.ch

Orari: tutti i giorni 10.00–18.00; mercoledì 10.00–20.00
Biglietto: 25 CHF

Didascalie:
Egon Schiele
Two Girls Lying Entwined, 1915
Pencil and opaque color, 32.5 x 49.5 cm
Albertina, Vienna / www.albertina.at
Photo: Peter Ertl

Gustav Klimt
Judith II (Salome), 1909
Oil on canvas, without frame 176 x 46 cm
© Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Egon Schiele
Self-Portrait with Lowered Head, 1912
Oil on wood, 42.2 x 33.7 cm
Leopold Museum, Vienna
Photo: Manfred Thumberger

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