Considerato il successo di pubblico, gli organizzatori hanno deciso di prorogare fino al prossimo 12 dicembre l'apertura della mostra Virtù d'amore. La pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino, allestita in due sedi prestigiose del capoluogo toscano: la Galleria dell'Accademia e il Museo Horne. Quest'ultimo ospita una sezione della mostra con dipinti provenienti da collezioni private, mentre il percorso espositivo che si snoda nelle sale della Galleria presenta al visitatore una quarantina di opere (un numero non eccessivo, né troppo esiguo) grazie alle quali è possibile scoprire un mondo raffinato in cui si mescolavano sentimenti d'amore, passione e fedeltà ad ammonimenti e richiami a sfondo moralistico. Gli oggetti in mostra sono vere e proprie opere d'arte che però hanno avuto la sfortuna di attirare l'attenzione di appassionati ed esperti meno di quanto meritassero. A loro sfavore ha giocato una generale sottovalutazione dei manufatti realizzati per gli ambienti domestici, anche se non necessariamente di uso quotidiano. Cassoni - detti anche forzieri - deschi da parto e spalliere abbellivano infatti le dimore delle famiglie più in vista e più ricche di Firenze e ne raccontavano le unioni attraverso il filtro del mito classico e della storia sacra. Di sala in sala il visitatore ha modo di osservare che alcuni miti ritornano con frequenza, a testimonianza di una particolare predilezione degli artisti (o dei loro committenti) verso alcune fonti. Tra le più “citate” ci sono senza dubbio le Metamorfosi di Ovidio, considerate la Bibbia dei pittori, cui seguono i grandi classici delle letterature greca e latina, a cominciare dall'Odissea, interpretata come una sorta di vademecum per i novelli sposi, intramontabile manuale di regole di comportamento in ogni occasione della vita pubblica o privata. 
L'opera omerica è infatti un catalogo delle virtù maschili e femminili, dal coraggio di Ulisse alla fedeltà di Penelope. Tra i pannelli più belli in mostra va annoverato proprio quello con le avventure di Ulisse, attribuito a Marco Del Buono Giamberti (Firenze, 1402-1489). Con una “narrazione vivace e allo stesso tempo piena di drammaturgia” (si legga la scheda delle opere pubblicata nel catalogo) i due dipinti raccontano le peripezie del re di Itaca, vestito come un principe orientale per poi prendere i panni di un mendicante. Si noti che nella scena del riconoscimento da parte dell'anziana nutrice, raffigurata nella parte destra del secondo pannello, l'ambiente domestico è rallegrato da un camino in tutto simile a quelli che riscaldavano le abitazioni dei fiorentini benestanti.

Un altro posto d'onore tra le fonti d'ispirazione spetta al Boccaccio con il suo Decameron, altra miniera inesauribile di storie esemplari (nel bene e nel male). Prendiamo ad esempio la Storia di Alatiel e vediamo come la protagonista se la spassa in giro per tutto il Mediterraneo, riuscendo a far credere al re di Garbo di essere ancora vergine: “essa, che con otto uomini forse diecimila volte giaciuta era, allato a lui si coricò per pulcella e fecegliele credere che così fosse”, tanto per smentire i soloni che rimpiangono i bei tempi andati. Tra gli artisti, invece, meritano una menzione almeno Apollonio di Giovanni, Jacopo del Sellaio e Biagio d'Antonio Tucci (le sue Storie di Lucrezia sono da “assaporare” centimetro per centimetro), accanto agli eccelsi Botticelli e Filippino Lippi.
Quelli esposti in mostra rappresentano una piccola ma significativa selezione di una produzione in gran parte scomparsa. Soltanto pochissimi esemplari di cassoni nuziali, infatti, si sono conservati integri fino a oggi, perché nella maggior parte dei casi questi oggetti d'arredo hanno subito danneggiamenti dovuti al loro utilizzo quotidiano oppure imputabili a una precisa volontà di sfregiare la memoria di persone cadute in disgrazia con un atto deliberato di damnatio memoriae.

Soffermandosi davanti a questi splendidi pannelli si ha l'impressione di sfogliare degli album a fumetti: gli artisti erano abilissimi a sviluppare in senso dinamico (oseremmo dire “cinematografico”) le vicende di eroi, eroine, divinità e personaggi biblici, ma anche sontuosi banchetti, avventurosi viaggi in nave, rapimenti e incontri inaspettati. Viene da pensare anche alle cornici digitali di ultima generazione, quelle che visualizzano le immagini delle vacanze e delle feste in famiglia. Ecco, l'idea dei cassoni nuziali è un po' quella, con la differenza che questi pannelli lignei mirabilmente dipinti non ritraggono gli sposi, bensì storie mitiche dal profondo senso di exempla. E come un album fotografico, i cassoni avevano il compito per prima cosa di ricordare l'evento, ovvero il matrimonio. In seconda battuta servivano per esplicitare i rispettivi ruoli di marito e moglie nella coppia, in una società in cui era molto forte il controllo sociale sul comportamento della donna: le due figure esemplari erano, agli opposti della scala dei valori, la casta Lucrezia e la disobbediente Vasti, moglie del re Assuero. Ma i pannelli erano anche spazi di autopromozione su cui riversare l'orgoglio della propria casata, con la manifesta volontà di perpetuarla e renderla se possibile più potente e ricca.
Saul Stucchi
Virtù d’amore
Pittura Nuziale nel Quattrocento Fiorentino
Galleria dell’Accademia – Museo Horne
Firenze
Fino al 12 dicembre 2010
Didascalie:
Filippino Lippi
Storie di Virginia Romana (part.)
Musée du Louvre, Département des Peintures
Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia
Cassone Adimari
Firenze, Galleria dell’Accademia
Apollonio di Giovanni, Marco del Buono Giamberti
Le avventure di Ulisse: le Sirene; Calipso; Nausicaa e i Feaci; Ritorno ad Itaca
Cracovia, Castello Reale di Wawel
Collezione Nazionale d’Arte
Jacopo del Sellaio
Banchetto di Assuero
Firenze, Galleria degli Uffizi
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