| Allo Spazio Tadini s'incontrano Ossola e Pietrogrande |
| Sabato 06 Febbraio 2010 14:02 | ||||||
Allo Spazio Tadini di Milano lo scorso 26 gennaio si sono inaugurate due mostre: al piano inferiore quella di Lorenzo Pietrogrande (Venezia, 1961) aperta fino al 13 febbraio e al superiore l’esibizione di Giancarlo Ossola (Milano, 1935) aperta fino al 20 febbraio. Questo spazio è fucina di avvenimenti di vario genere, dal teatro e dalla danza alla pittura, dai concerti di musica alla scultura: quindi non è una novità l’incontro tra artisti differenti, ma è un’aspettativa per visitatori, dato i successi dei precedenti, variegati eventi. La sede di questo luogo espositivo è nel medesimo grembo di una vecchia tipografia milanese che diventò poi studio del pittore Emilio Tadini; passando dunque nelle mani del figlio Francesco, in accordi con Melina Scalise, è oggi conosciuto come uno spazio dove arti visive e percettive si confrontano e interagiscono con una dialettica viva e contemporanea. ![]() Lorenzo Pietrogrande con i suoi quadri di piccole, medie e grandi dimensioni sembra voler dare il medesimo messaggio: accompagnare l’essere umano lungo il sentiero dell’interiorità proprio partendo dall’immagine del mondo, naturale o meccanico che sia. Introduce i visitatori in stradine di campagna, in fattorie dove incontrare gli amici animali o anche in luoghi civilizzati ma solitari, quasi attimi catturati alle ore più silenziose del giorno come l’alba e il tramonto. I colori pastello, a volte tenaci, a volte malinconici, catturano in modo piacevole l’occhio del passante che divertito sembra persino portato ad entrare nell’opera d’arte. Solamente salendo pochi gradini si verrà rapiti dalle ambientazioni di Giancarlo Ossola. ![]() Grazie a colori più inquietanti, più veritieri, più caotici, sosterrà sia i sognatori astratti, con i suoi dipinti all’informale, e con i suoi disegni stilizzati di china su carta; sia i razionalisti che si ritroveranno davanti ad ambienti riccamente descrittivi e realistici, come se fossero di fronte a fotografie raffiguranti luoghi dispersi nella memoria, stanze d’epoca, di alta classe anche se di un tempo perduto. Ossola afferma infatti: "I miei soggetti, che dopo un decennio di opere costruite su un flusso di memoria si avvicinano a luoghi reali visti e visitati, sono fabbriche dismesse, abitazioni come bozzoli che l’uomo si costruisce per avvolgersene e riempirli di oggetti significativi; angoli della città e del paesaggio in continua metamorfosi; tutte le tematiche come metafore trasparenti del nostro vivere ed esistere oggi. Mi servo non più di schizzi dal vero ma di apporti fotografici fatti a caldo nei luoghi che visito. (andarci fisicamente è importante)".Valentina Cavera Spazio Tadini via Jommelli 24 Milano Orari: da martedì a sabato 15.30-19.00 Ingresso libero Didascalie: - Paola Pietrogrande - Lorenzo Pietrogrande - Max Marra, artista, Walter Tosi collezionista, Francesco Tadini, figlio di Emilio - Ossola con un suo dipinto in china su carta alle spalle IN ARCHIVIO: - Finazzer Flory porta in scena i Promessi Sposi alla Scala - A Palazzo Reale di Milano l'arte edonista degli Shunga - La realtà simbolista di Passon alla Libreria Bocca di Milano
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Grazie a colori più inquietanti, più veritieri, più caotici, sosterrà sia i sognatori astratti, con i suoi dipinti all’informale, e con i suoi disegni stilizzati di china su carta; sia i razionalisti che si ritroveranno davanti ad ambienti riccamente descrittivi e realistici, come se fossero di fronte a fotografie raffiguranti luoghi dispersi nella memoria, stanze d’epoca, di alta classe anche se di un tempo perduto. Ossola afferma infatti: "I miei soggetti, che dopo un decennio di opere costruite su un flusso di memoria si avvicinano a luoghi reali visti e visitati, sono fabbriche dismesse, abitazioni come bozzoli che l’uomo si costruisce per avvolgersene e riempirli di oggetti significativi; angoli della città e del paesaggio in continua metamorfosi; tutte le tematiche come metafore trasparenti del nostro vivere ed esistere oggi. Mi servo non più di schizzi dal vero ma di apporti fotografici fatti a caldo nei luoghi che visito. (andarci fisicamente è importante)".