Un gioco tra spazio e individuo, tra materiali differenti che s’incontrano e si confrontano. Uno studio armonico e profondo sulla società e sull’uomo. In corda, legno, iuta, ferro,
bronzo, alluminio e acciaio... Questo è il lavoro di Magdalena Abakanovicz (Falenty, 1930; vive a Varsavia) che espone alla Fondazione Pomodoro fino al 6 giugno. L’artista descrive attraverso le sue opere aspetti del reale, intraducibili a parole, aspetti che hanno il potere di accomunare uomini e donne di culture e terre lontane. Le sculture e le installazioni dell’artista polacca coinvolgono in prima persona lo spettatore che, soffermandosi su di esse, sembra intessere un dialogo silenzioso e profondo.Arnaldo Pomodoro scrive: “È per me di particolare interesse il suo uso innovativo di procedimenti e materiali nuovi che mette in evidenza uno studio meditato e contiene sempre la sapienza e la ricchezza di uno spirito artigiano”.
Gli Abakans, denominati così negli anni ’60 da un critico che s’ispirò al cognome dell’artista, sono intricate lavorazioni di tessitura, sculture di sisal e metallo, color arancio intenso o rosso sangue, altre volte nero pesto. Raccogliendo e rielaborando materiali trovati, come le corde di scarto prelevate lungo le rive della Vistola, Abakanovicz ricava i fili di fibra di sisal con i quali tessere panneggi di stoffa. Architettura ed erotismo si amalgamano felicemente nelle sue opere: i motivi sessuali traspaiono dalle forme e sono vissuti nel binomio fisico fra interno ed esterno mentre quelli architettonici sono il riflesso delle considerevoli dimensioni d’esse. Tra le pieghe e i tagli si legge, inoltre, anche l’incontro con le ferite aperte dell’umanità, e con le sofferenze del mondo.
Inizialmente apprezzate solo nel mondo dell’artigianato, gli Abakans, esposti per la prima volta nel 1962, diventano pezzi d’arte nel giro di quarant’anni, quando fra gli artisti diventa quasi fondamentale l’uso di materiali sempre più diversificati, che tengono aperto un colloquio tra diversi mezzi espressivi. Embriology, ad esempio, è un’installazione dove tela, garza di cotone, corda di canapa, legno, metallo, ferro, alluminio e bronzo condividono lo spazio, trasportando l’osservatore in una dimensione surreale, un luogo altro, inquietante e favoloso, dove creature volanti e uomini seriali si aggirano tra sacchi e sassi.
I Bambini, invece, sono sculture rappresentanti corpi, in ceramica, senza testa, come una folla o una massificazione, la quale non ha bisogno di avere un volto o una personalità, ma che vive di per sé, senza un’identità vera e propria. Essi ci mettono in guardia dal possibile scoppio di un’ipotetica guerra, di un possibile olocausto, di una probabile shoah, e raccontano anche della solitudine dell’uomo, della sua vulnerabilità, della sua fuga dagli abissi politici e sociali. “Ogni tanto una civiltà cade in disgrazia e l’arte è distrutta dal fanatismo e dalle guerre. Questo accade anche oggi”, dichiara l’artista. “Tuttavia alcuni monumenti restano lungo la via. Senza queste pietre miliari della sua odissea spirituale l’uomo sarebbe perso nelle tenebre”. I sentimenti scaturiti alla vista dei lavori di Abakanovicz hanno il sapore della sofferenza patita dall’artista nel corso della sua vita; la carica emotiva con la quale la scultrice crea le sue opere deriva dal suo desiderio di rivolta e di libertà.
Valentina Cavera
Magdalena Abakanowicz - Space to experience
a cura di Angela Vettese
Fino al 26 giugno 2009
Fondazione Arnaldo Pomodoro
Via Solari 35
Milano
Orari: da mercoledì a domenica 11.00-18.00 (ultimo ingresso 17.00); giovedì 11.00-22.00 (ultimo ingresso 21.00)
Biglietto: intero 8,00 €; ridotto 5,00 €
Informazioni: tel. 02.89075394
www.fondazionearnaldopomodoro.it
Didascalie:
Magdalena Abakanowicz
Abakan Red (1969)
Fibra di foglie di Agave su supporto di metallo
Abakan Orange (1971)
Fibra di foglie di Agave su supporto di metallo
Magdalena Abakanowicz
King Arthur’s Court (La corte di re Artù) (2005-2007)
11 figure
Acciaio inossidabile saldato a vista
Magdalena Abakanowicz
Mutants (2000)
6 figure
Acciaio inossidabile
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