
Nel rione Campo Marzio, dove ora sorgono i palazzi del Governo, il sottosuolo è disseminato di reperti del tempio di Iside e poco più in là, verso le pendici del Quirinale, si trova il Serapeo. Tutta la cultura romana porta il segno di questa indelebile influenza. Nel Santuario della Fortuna a Palestrina risplende il grande mosaico del Nilo, realizzato da artigiani alessandrini. A Tivoli, nella Villa di Adriano, l’imperatore ricostruì un braccio del delta del Nilo, il famoso Canopo, luogo di svaghi e delizie della corte ellenistica. E la Meta Romuli divenne nel Medioevo uno dei simboli della città della Lupa, così come la Piramide Cestia lo fu dal Seicento. Il Rinascimento si innamorò degli antichi profeti, di Ermete Trismegisto, degli incomprensibili segni geroglifici. I Borgia vollero la storia del bue Api dipinta nelle loro Sale in Vaticano. Raffaello utilizzò le sembianze di Artemide Efesia (ritenendola Iside) per decorare la volta della Stanza della Segnatura. A Roma rinacquero gli studi sulla religione e sui riti misterici e le vie dei pellegrini furono segnate dall’alta mole degli obelischi.Fu un amore di straordinaria durata. Nel Seicento Bernini innalzò la Fontana dei Fiumi, epitome della Roma Triumphans, e Athanasius Kircher, il genio gesuita, dedicò molti volumi alla civiltà nilotica. Nel secolo successivo le ombre si allungarono, mentre di giorno si parlava di Luce e di Ragione, di notte gli altri lumi svolgevano i loro riti misterici, le loro cerimonie di iniziazione.
A Roma, se da un lato si faceva arrestare Cagliostro, il fondatore della massoneria egiziaca, dall’altro si cercavano oggetti e decoratori per le stanze del principe Borghese. Perfino un cardinale, il Borgia di Velletri, nella cui casa passava il fior fiore della massoneria europea, cedette al fascino enigmatico dell’ermetismo e collezionò oggetti falsi e veri per il suo enciclopedico museo.
Una passione intensa per l’Egitto attraversò tutto il Settecento. Stregò gli americani che vollero una piramide sul dollaro e i francesi che in seguito svelarono il mistero dei geroglifici. Roma si era ormai ritirata in un modesto tran tran ai margini meridionali dell’Europa, i miti faraonici, con la crisi finanziaria, sembravano ormai sogni di un glorioso passato.
Le opere esposte
Le opere esposte documentano, con qualche straordinaria eccezione, l’ampio arco cronologico che va dal I secolo a.C. sino alla Età dei Lumi, durante il quale l’Egitto da “storia” diventa mito e da “Egittomania” si trasforma in “Egittofilia”. La mostra, particolarmente ricca di sculture, perché di pietra fu la civiltà nilotica, si apre con il tema della “doppia immagine”, egizia e classica, in cui si fecero raffigurare, imitando Alessandro Magno, gli imperatori romani. I busti e le statue di Nerone e di Domiziano e del giovane Antinoo rappresenteranno questa singolare iconografia.
Del resto, trovandosi nel Mausoleo di Adriano, come non ricordare la tragica storia d’amore dell’imperatore con il giovanetto che annegò nelle acque del Nilo? Il bellissimo fanciullo si incarnerà a grandezza naturale nella splendida statua della collezione Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli; svetterà nelle vesti di Osiride nella famosa scultura conservata ai Musei Vaticani (calco appositamente realizzato), che ispirò Raffaello, Pirro Logorio, e Piranesi; apparirà, infine, divinizzato nel busto in quarzite rosa, proveniente da Dresda. Un’altra famosissima storia d’amore, quella tra Antonio e Cleopatra, ricorda gli intensissimi rapporti intercorsi. La battaglia di Azio del 31 a.C mise fine ai sogni della coppia “egizia”, rappresentata da due rare teste marmoree. Roma si riempì di capolavori, di tesori e dei primi obelischi. Già in precedenza si erano affermati i culti orientali, documentati da una delle più antiche raffigurazioni di Iside (terracotta del 100 a.C. circa), da uno splendido sacerdote in marmo rosso e dalla enigmatica statua di Osiride Chronocrator, trovato alle pendici del Gianicolo e appartenente alle collezioni di Palazzo Altemps.
Villa Adriana a Tivoli ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle memorie del rapporto tra le due civiltà. Da lì provengono le statue-personificazioni del Nilo, simboleggiato dalla sfinge, e del Tevere, con la lupa, Romolo e Remo, testimoni, fra le altre, della passione dell’imperatore Adriano per la terra dei faraoni.
L’eredità e la fascinazione del mondo egizio a Roma e della sua imperitura carica estetico-simbolica è tracciata anche durante il Medioevo: leoni egittizzanti e sfingi, come quella del Museo Civico di Viterbo, iimpreziosiscono chiostri e monumenti sacri del Patrimonium Petri. Il mito di Ermete Trismegisto e di Iside, nonché il ritrovamento della splendida Tabula Bembina o Mensa Isiaca - uno dei pezzi più famosi del Museo Egizio di Torino - per la prima volta a Roma dai tempi del sacco del 1527, seduce committenti e artisti del Rinascimento, trovando spazio alla corte papale, come testimoniano i disegni tra i quali quello di Francoforte (Städel Museum) in mostra utilizzati da Pinturicchio per gli affreschi dell’Appartamento Borgia in Vaticano e il raffinatissimo Messale Colonna, conservato a Manchester. Passando per i molti testi ritrovati o pubblicati, come gli Hierogljfica di Orapollo, la Hypnerotomachia Poliphili, I misteri degli egizi di Giamblico, le Antichità di Annio da Viterbo, si giunge ai disegni di raffinati artisti della maniera come Pirro Ligorio e Primaticcio.
Sei e Settecento
Chiudono la sezione le suggestive immagini dell’innalzamento, ad opera di Sisto V, degli obelischi che diverranno, insieme a sfingi e piramidi, un elemento caratterizzante del paesaggio romano, splendidamente dipinto in una estatica tavola di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo, e in seguito da pittori stranieri, come Nicolas Poussin.
Una tela del celeberrimo artista francese, raffigurante La fuga in Egitto (Ermitage, San Pietroburgo), in cui si riprendono alcune ieratiche immagini del famoso mosaico nilotico di Palestrina, eseguito nel II sec. a.C., aprirà la sezione dedicata al Seicento e al primo grande “egittologo” Athanasius Kircher. Della collezione di quest’ultimo si esporranno, fra i diversi pezzi, la statua magica in basalto nero divisa in due frammenti (uno a Torino e l’altro a Firenze) e riunita esclusivamente per la mostra, le incisioni tratte dall’Oedipus Aegyptiacus e i modelli lignei degli obelischi romani (Roma, Liceo Visconti). Notevole sarà anche la presenza della celebre immagine di Artemide Efesia (alabastro da Roma, Musei Capitolini), la cui iconografia ha suscitato l’interesse di Raffaello, Pirro Ligorio, Giulio Romano e anche del poliedrico gesuita. Il Settecento, secolo dei Lumi, verrà documentato dalle note incisioni di Piranesi, tratte dall’opera: “Diverse maniere di decorare i camini...” (Roma, Istituto Nazionale per la Grafica), in cui i “capricci” egittizzanti attestano la diffusione dell’“Egittomania”. La mostra concederà, inoltre, l’occasione di ammirare reperti ed opere provenienti dalla straordinaria Collezione Borgiana (Napoli, Museo Archeologico), di cui si esporranno antichissimi pezzi dal 2700 a.C. (III Dinastia), come la cosiddetta “Dama di Napoli”, (in realtà raffigurante un funzionario), sino ad alcuni più recenti, tra cui alcuni curiosi falsi settecenteschi.
La suggestiva esposizione si concluderà, con una chiara allusione alle atmosfere del Flauto Magico, con la ricostruzione della sala egizia della Galleria Borghese, la più nota tra le molte realizzate nel Settecento, presente in mostra con tre interessanti tele di Tommaso Conca, dipinte per il principe Marcantonio Borghese, e due statue di Antoine-Guillaume Grandjacquet, espressioni di un singolare gusto neoclassico e provenienti dal Louvre.
Informazioni
La Lupa e la Sfinge.Roma e l’Egitto dalla storia al mito.
Museo Nazionale di Castel Sant’ Angelo.
Lungotevere Castello 50
Roma
Fino al 9 novembre 2008
Informazioni e prenotazioni: www.ticketeria.it; 199757511Orari: dal martedì alla domenica 9.00-19.00; lunedì chiuso.
La biglietteria chiude alle 18.30
Biglietti: integrato mostra / museo intero 8.50 €; ridotto 6.00 €
Catalogo: Electa
Didascalie:
Statua del Nilo
II sec. d.C.
marmo bianco
h cm 72, larghezza cm 62, lunghezza cm 174
Tivoli, Museo Archeologico di Villa Adriana
© Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Roma / Zeno Colantoni
Ila rapito dalle ninfe
2° quarto del IV sec d.C.
opus sectile
h cm 138, larghezza cm 132, spessore cm 6
Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme
© Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Riposo dalla fuga in Egitto
Nicolas Poussin - 1655/57
olio su tela
cm106 x 146
San Pietroburgo, Museo di Stato Ermitage
© Museo di Stato Ermitage, San Pietroburgo, 2008
A.G. Grandjacquet – 1780 circa
marmo nero e alabastro
h cm 171, larghezza cm 50, profondità cm 34
Parigi, Musée du Louvre
Foto RMN/© Caroline Rose
Modello ligneo dell’Obelisco Flaminio
h cm 140, base cm 42x30x30
Roma, Museo della Didattica della Scienza, Liceo Ginnasio Statale Visconti
Foto Prof. Sebastiano Porretta
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