“Ai suoi piedi, verso occidente, la ricca Baia, seguendo la graziosa curva del lido, apriva i suoi giardini, le sue ville popolate di statue, i suoi portici, le sue terrazze di marmo:
sull'orlo di un mare blu da cui affiorava il gioco dei delfini”. Mi tornava in mente questa pagina de Il procuratore della Giudea di Anatole France (pubblicato nella collana La memoria della Sellerio, con una nota di Sciascia che amava in particolar modo questo racconto) mentre visitavo la mostra Otium Ludens. Stabiae, cuore dell'impero romano, ospitata nella scenografica cornice del complesso di San Nicolò a Ravenna. Pensavo a quanto doveva essere bello quel frammento di costa campana con le dimore dei ricchi romani costruite in armonia con il paesaggio, una simbiosi perfetta tra cultura e natura. Ma la storia, con il suo turbine violento, era passata anche su questo angolo di paradiso e l'aveva sconvolto, ridisegnandolo radicalmente. Ecco cosa scrive Plinio il Vecchio nel terzo libro della sua Naturalis Historia: “Poi nell'agro campano vi fu la città di Stabiae, fino al consolato di Gneo Pompeo e Lucio Catone, il 30 aprile (89 a.C.); in quel giorno Lucio Silla, delegato per la guerra sociale, la distrusse e ora si è trasformata in varie ville”. La mostra intende presentare al visitatore un affresco di quel mondo opulento e al contempo raffinato. 
E proprio come per le pitture esposte, rimangono di quel mondo soltanto lacerti, incompleti ma tuttavia sufficienti a dare un'idea del quadro generale, frammenti che lasciano spazio per le cavalcate della fantasia. A sollecitarle c'è anche una colonna sonora realizzata appositamente per la mostra che condensa in una ventina di minuti i suoni di una giornata campana. E il cinguettio registrato dell'usignolo si mescola con quello reale delle rondini di casa nella chiesa di San Nicolò. Si viene così trasportati in quell'epoca di transizione “quando gli dei non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, (...) un momento in cui è esistito l'uomo, solo” per citare la frase di Flaubert che dà il benvenuto al principio del percorso espositivo. Ne sono protagonisti i circa ottanta affreschi provenienti da quattro ville rustiche e altrettante marittime, esposti con maestria e gusto scenografico.

Quello staccato dal larario della villa rustica sita in località Casa Salese, raffigurante una scena sacrificale, è stato allestito accanto alla Crocefissione di Francesco Longhi (1544-1618) dipinta sulla parete della chiesa. Gli organizzatori hanno volutamente accostato le due scene di pietas perché “dialogassero” tra loro. Dicevamo della predominanza degli affreschi, ma vanno segnalati anche gli oggetti di uso quotidiano, allora come oggi indispensabili strumenti e compagni delle nostre giornate: lucerne, spiedi in ferro, piccoli balsamari, una bottiglia di vetro, una macina, una tegola, la ruota dentellata del congegno di una serratura, una padella e una teglia in bronzo (c'è da giurare non anti-aderenti). Particolarmente affascinante la ricostruzione dell'ambiente n. 8 della già citata villa rustica di Casa Salese: gli affreschi riportano riquadri con rappresentazioni di animali. La villa fu oggetto di lavori di ristrutturazione poco prima dell'eruzione del 79, probabilmente per rimediare ai danni causati da un precedente sisma. Chi ha intenzione di visitare la bella mostra che Roma dedica ai Flavi, faccia attenzione a un piccolo reperto lì esposto che rischia di sfuggire all'attenzione ma che merita di essere preso in esame. Si tratta del frammento di un fregio raffigurante una scena di terremoto: è probabilmente l'unica testimonianza superstite del sisma che si abbatté sulla Campania nel 62 d.C.
Ho avuto il piacere di visitare la mostra Otium Ludens in compagnia di Angela Vinci di 2smART che con Salvatore Abbate ne ha progettato e curato l'allestimento per la Fondazione Restoring Ancient Stabiae. Passeggiando tra i pannelli, mi ha illustrato le differenze rispetto ai precedenti allestimenti nei musei di Hong Kong e San Pietroburgo (la mostra sarà poi negli Stati Uniti e in Australia), spiegandomi che ciascuna sede “impone” delle scelte specifiche per adattare i reperti agli spazi e alle strutture architettoniche, con l'obiettivo di rispettare e possibilmente esaltare gli uni e gli altri. Per quanto riguarda l'esposizione ravennate, gli organizzatori hanno dovuto “fare i conti” con la richiesta di lasciar visibili gli affreschi sui muri e di non rimuovere gli enormi “tappeti” mosaicati. La soluzione è arrivata spostando verso il centro della chiesa i pannelli con gli affreschi e le teche contententi i reperti. I pannelli inclinati ospitano gli affreschi (per esempio quello che raffigura la musa Melpomene) staccati dai soffitti delle abitazioni. La mia guida d'eccezione mi ha fatto poi notare la scelta non casuale dei colori per l'allestimento, giallo prezioso per le ville marittime e bianco per quelle rustiche, segnalandomi l'inversione dell'ordine usuale, con la disposizione del materiale proveniente dalle ville rustiche prima di quello delle ville marittime, a cui è riservata l'abside. Qui si può ammirare il reperto eponimo di Villa del Pastore, quello cioè che è servito agli archeologi per denominare la domus, rinvenuto nel giardino. Le ville marittime erano proprietà fondiarie enormi, tra i 14 e i 20 mila metri quadrati, compreso il giardino, dotate di spaziosi peristili che superavano i 100 metri di lunghezza. Una buona parte delle strutture rimane in situ (spesso ancora sotto la protezione della terra che le nasconde dalle mire dei tombaroli), mentre gli affreschi sono stati staccati fin dalle campagne di scavo borboniche. Ora, spiega Angela, si preferisce come supporto l'alluminio alveolare perché unisce alla leggerezza il vantaggio di consentire la traspirazione dell'affresco, oltre a quello di permette la ri-trasposizione. L'appassionato racconto del suo lavoro, compreso l'impagabile privilegio di maneggiare oggetti così antichi e preziosi, mi ha ricordato le pagine che Giovanni Agosti dedica nel libro Su Mantegna I (Feltrinelli) ai suoi viaggi in compagnia delle opere del maestro. 
Se non lo si è fatto prima di entrare, all'uscita vale la pena guardare il video con la ricostruzione in 3D della Pompei prima dell'eruzione del Vesuvio, riprodotto in una stanza accanto alla biglietteria. Vediamo una Pompei sotto un mare di stelle la notte precedente la catastrofe. E provoca dispiacere osservare impotenti i massi “sputati” dal vulcano abbattersi sui tetti di ville tanto splendide e tutta quella lava scorrere per le strade della città, anche se siamo consapevoli che quella morte orribile ha paradossalmente preservato così tanto di quella vita. Per i pompeiani che frequentavano la camera da letto solo quando la “stanchezza degli eccessi induceva al sonno" (come dice il commento sonoro) dev'essere stato il peggiore dei risvegli. E l'ultimo.
Saul Stucchi
Informazioni
Informazioni
Otium ludens. Stabiae, cuore dell'impero romanoFino al 4 ottobre 2009
Complesso di San Nicolò
Via Rondinelli 6
Ravenna
Orari: tutti i giorni 10.00-18.30
Biglietto: intero 4 €; ridotto 3 €
Cumulativo con la Domus dei Tappeti di Pietra: intero 7 €; ridotto 5 €
Catalogo: Nicola Longobardi Editore
Informazioni:
Tel. 0544.213371
www.otiumludens.com
Didascalie:
Figura femminile in ginocchio
Collina di Varano, Villa Arianna, stanza 24
Castellammare di Stabia
Foto Archivio Nicola Longobardi Editore
Particolare dell'immagine della mostra
Cassettone con coppia di personaggi
Collina di Varano, Villa Arianna, stanza 42
Castellammare di Stabia
Foto Archivio Nicola Longobardi Editore
Le altre immagini illustrano l'allestimento curato da Angela Vinci e Salvatore Abbate
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