Lunedì 14 Febbraio 2011 14:20
Al ritorno dalla palestra, ho pranzato con il giornale (cartaceo) aperto sulla tavola. Dopo aver dato una scorsa alle notizie dall'Egitto, il mio sguardo è stato attirato dall'intervento di Carlo De Benedetti, ospitato in prima pagina sul Sole 24 Ore di domenica (l'articolo segue poi a pagina 11), intitolato Dacci oggi il The Daily quotidiano. Confesso che non avevo mai sentito parlare di interstitial reading o "lettura differita", ovvero l'abitudine di leggere in un secondo momento notizie e articoli che non si possono leggere durante l'orario di ufficio. Esistono programmi, come Read-It-Later (lo proverò...), che permettono di realizzare una personalissima rassegna stampa da consultare quando si ha il tempo di farlo. L'Ingegnere riporta un dato significativo: "i picchi di lettura digitale sono (...) fra le 19 e le 23 e tra le 7 e le 8 la mattina successiva". Questi dati mi hanno molto sorpreso perché non corrispondono né alle mie abitudini personali, né a quelle dei lettori di ALIBI Online, per come riesco a "intercettarle" dalle statistiche di visita. Ma al di là dei numeri, quello che mi interessa sia come utente/lettore che come giornalista è cercare di comprendere come si sta evolvendo l'editoria digitale in Italia.
Nell'ultima trasferta a Madrid ho notato numerosi pendolari intenti a leggere un libro digitale su un supporto tascabile, mentre non ho praticamente visto nessuno impegnato a navigare su internet o a leggere su un iPad o altro tipo di tablet. In Italia, invece (o meglio: nella metropolitana di Milano), ho notato un discreto numero di viaggiatori alle prese con l'iPad e molti meno lettori di e-book. Ovviamente le mie osservazioni non possono, né hanno la pretesa di essere statisticamente valide, tuttavia qualche considerazione mi hanno spinto a formularla. Innanzi tutto sui mezzi pubblici i pendolari leggono in larghissima maggioranza la free-press ovvero i quotidiani gratuiti. Decisamente più rari i viaggiatori che sfogliano un quotidiano "tradizionale" a pagamento.
I supporti digitali sono ancora una presenza molto rara e personalmente io non sono tra gli ottimisti che preannunciano per iPad e fratelli un futuro di diffusione rapida e capillare come quella che ha avuto per protagonisti i lettori Mp3. Le ragioni della mia perplessità sono semplici: i tablet sono ancora molto costosi ed è improbabile che scenderanno mai sotto una soglia comunque sufficientemente alta (oggi si può comprare un lettore Mp3 per poche decine di euro e anche meno); inoltre richiedono un bagaglio di conoscenze più ampio rispetto a quello indispensabile per far funzionare un lettore Mp3.

Io stesso a pranzo ho letto la versione cartacea dell'articolo sopra citato, pur avendo scaricato da tempo l'applicazione per leggere il Sole 24 Ore sull'iPad. Avendo a disposizione entrambe le versioni, ho trovato più comodo - in quella circostanza - ricorrere alla "vecchia e cara" copia di carta, piuttosto che accendere il tablet. D'altra parte ora voi state leggendo queste note scritte direttamente online... Poco fa, inoltre, ho inviato un breve questionario ai lettori "registrati" di ALIBI Online, ovvero quelli che si sono iscritti per ricevere gratuitamente la newsletter settimanale. Tra i primi - velocissimi - a rispondere c'è una lettrice che mi chiede se ALIBI ritornerà mai in edicola in versione cartacea. Beh, per me personalmente sarebbe la realizzazione di un sogno (di un secondo sogno, per essere più precisi). Ma la realtà di oggi è il digitale ed è con quella che ci dobbiamo confrontare. Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione...
Nell'ultima trasferta a Madrid ho notato numerosi pendolari intenti a leggere un libro digitale su un supporto tascabile, mentre non ho praticamente visto nessuno impegnato a navigare su internet o a leggere su un iPad o altro tipo di tablet. In Italia, invece (o meglio: nella metropolitana di Milano), ho notato un discreto numero di viaggiatori alle prese con l'iPad e molti meno lettori di e-book. Ovviamente le mie osservazioni non possono, né hanno la pretesa di essere statisticamente valide, tuttavia qualche considerazione mi hanno spinto a formularla. Innanzi tutto sui mezzi pubblici i pendolari leggono in larghissima maggioranza la free-press ovvero i quotidiani gratuiti. Decisamente più rari i viaggiatori che sfogliano un quotidiano "tradizionale" a pagamento.
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Saul Stucchi
BIBLIOTECA
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