Seconda e ultima parte del reportage del professor Giuseppe A. Centauro su L'Aquila. La prima parte si può leggere a questo collegamento.Risolutivo è stato l’incontro con gli amministratori, il Sindaco Massimo Cialente, gli Assessori Vladimiro Placidi e, più recentemente, con Pietro Di Stefano, il Governatore Gianni Chiodi catalizzato dall’Associazione Culturale “Federico II” e dal suo dinamico presidente, l’ing. Mimmo Srour, nell’occasione di un convegno svoltosi nel novembre 2009. A seguito di questo incontro ho maturato la convinzione di quanto fosse importante produrre ricerche sul campo finalizzate alla messa a punto di idonee metodologie di analisi e di intervento, compreso il grande problema delle macerie nella convinzione che i materiali di risulta e di crollo, o recuperabili dalle inevitabili demolizioni costituissero in larga parte un bene riutilizzabile, rappresentando piuttosto una risorsa che un “rifiuto speciale” da smaltire in discarica. Altri momenti rilevanti furono poi gli incontri con le associazioni locali, l’Università de L’Aquila, e con l’Accademia delle Belle Arti e il prof. Eugenio Carlomagno. Nel mese di gennaio 2010, dopo aver sottoscritto gli accordi di collaborazione con le amministrazioni locali di L’Aquila e di Sant’Eusanio Forconese, con l’incondizionata adesione ed il bene placet del mio Dipartimento universitario di afferenza, contando sulla preziosa collaborazione di ricerca e co-docenza della restauratrice Cristina Grandin, abbiamo iniziato la fase della ricerca scientifica.

Accantonato il ruolo istituzionale di docente ex cathedra, incontrando in questo l’entusiasmo degli allievi nei corsi di studio coinvolti nello studio, è stato messo in piedi un articolato gruppo di ricerca per affrontare al meglio il lavoro sul campo. Non sapevamo cosa avremo trovato, consci delle difficoltà da affrontare anche per i rigori del periodo invernale, ma una cosa era certa per noi: volevamo condurre il nostro lavoro in situ, applicando le nuove metodiche del rilievo, della schedatura, del monitoraggio sui materiali e sul degrado, sperimentando approcci analitici interdisciplinari, coinvolgendo studenti della facoltà di scienze naturali, fisiche e matematiche impegnati nel corso di laurea in tecnologie per il restauro e la conservazione dei beni culturali, provvedendo alla campionatura di malte, intonaci, stratigrafie cromatiche per l’analisi autoptica dei manufatti, Volevamo a tutti i costi uscire dagli stereotipati e assai discordi racconti mediatici che condannavano alla irrecuperabilità gli edifici della città prima ancora di conoscerli.

Siamo venuti sapendo di doversi sporcare le mani fra le macerie per capire, monitorare, studiare il più a fondo possibile l’identità smarrita, che forse rischiava di perdersi del tutto, di un grande città colpita al cuore, apparentemente annichilita dal dramma vissuto. Gli obiettivi che si erano prefissati sono stati assolti grazie all’impegno , alla dedizione completa di chi ha svolto con profitto il compito assegnato. Senza l’opera degli studenti, dei tirocinanti, dei laureandi impegnati nei mesi trascorsi, non sarebbe stato possibile allestire questi elaborati e predisporre un ulteriore piano di ricerca per supportare i progetti che la città dovrà redigere.
Erica Ventrella, Silvia Vezzosi, Elena Montomoli che, oltre ai corsi di studio hanno contribuito anche all’allestimento dei materiali per rendere possibile l’esposizione dei risultati, ma dobbiamo qui ricordare tutte le altre studentesse che hanno contribuito con il loro lavoro: Simona Pelucchini, Irene Centauro, Rosanna Villani, Desirè Stamerra, Natascia Crescenzi, Alessandra Fusi ed Anna Gracchi.
Allo stesso modo e con lo stesso spirito con il quale abbiamo affrontato la ricerca sul campo, e per tutte le ragioni che abbiamo premesso, oggi abbiamo deciso di rompere gli indugi e di presentare i risultati di questo impegno, esiti che sappiamo essere ancora parziali ed incompleti per una ricerca ancora da approfondire. Lo abbiamo deciso al fine di sostenere una causa condivisa per la quale consapevolmente battersi per promuovere un’azione coerente di restauro alla scala urbana e alla scala architettonica per la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio che abbiamo conosciuto essere di grande rilevanza, per salvare i valori riconosciuti propri del luogo, e attraverso essi difendere i diritti di tutti i centri storici d’Italia.

Nel muovere questa azione, pur essendo ancora ben lungi dall’avere concluso quella stessa fase istruttoria preliminare degli studi e dei rilievi, non c’è quindi da parte nostra alcuna presunzione o peggio prevaricazione, semmai sussiste il timore di non avere prodotto abbastanza perché, al contrario, sappiamo di assumerci molti rischi mettendo alla finestra il nostro lavoro ancora in itinere, allo stato grezzo ed embrionale. Saremo per questa imprudenza piuttosto sottoposti al vaglio di giudizi severi. Ciò nonostante riteniamo utile e necessario suscitare un confronto su questi temi per far sì che tra le linee guida della ricostruzione si declini correttamente la parola restauro. Ecco perché lo stesso spirito che ci ha mossi nel venire la prima volta ci accompagna anche in questa fase per dare un contributo a chi, privati cittadini e amministratori pubblici, deve compiere adesso e non più oltre le scelte progettuali per il piano di ricostruzione e, più modestamente, per le opere di riparazione degli edifici. Infatti, metodologie operative, prescrizioni, linee guida e strategie dovranno tradursi quanto prima in progetti ed interventi.

Quello che si può affermare è che i ricercatori e gli studenti, nei limiti di una conduzione esterna, irta di difficoltà ed oggetti limiti esplorativi, hanno condotto un lavoro serio di anamnesi e di monitoraggio diagnostico a vista, approfondito nelle letture eseguite sui fronti degli edifici. Sono state esaminate oltre cento facciate, dislocate in tre distinte aree campione, eseguiti rilievi architettonici, campionamenti di materiali e studi di carattere storico e tipologico, sono state messe a punto metodologie innovative di schedatura e di indagine, producendo ipotesi di lavoro per il recupero e la rigenerazione dei materiali, studiate a titolo esemplificativo le matrici cromatiche e le invarianti materiche del luogo in vista di una redazione più ampia di piani attuativi.
Per tutto questo ci assumiamo responsabilmente un ruolo di orientamento, mettendo le nostre valutazioni a disposizione di tutti, nessuno escluso, a cominciare dagli amministratori pubblici che hanno l’arduo compito di gestire con intelligenza e lungimiranza le speranze di rinascita espresse dalla gente, non solo per restituire quanto è stato loro tolto o sconvolto dal sisma, bensì per cogliere l’occasione irripetibile di migliorare l’ambiente, evitando il ripetersi degli errori commessi nel passato.
(seconda parte - fine)
Giuseppe A. Centauro
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