Mauro Di Vito, storico dell'arte e della scienza dell'Università degli Studi di Pisa, ha individuato dieci particolari poco noti o "inediti" sulle porte del Battistero di Firenze. Incontrando difficoltà nel pubblicare scientificamente le sue osservazioni, ha deciso di condividerle con i lettori di ALIBI. Lo ringraziamo per la cortesia e gli diamo appuntamento per un'intervista "almuerzo"!Dieci cose che non si sanno sulle porte del Battistero
1) La porta sud (1330-1336) è la porta principale del Battistero ed è considerata la più importante in quanto la più antica. Anche perché è esposta a mezzogiorno, da lì entravano i padrini con i fanciulli da battezzare. L’importanza della porta sud si comprende anche grazie all’omaggio che la bottega di Lorenzo Ghiberti volle fare a Pisano, come ininziatore della trilogia delle tre porte bronzee del Battistero, portando a termine una cornice su disegno di Lorenzo, ma realizzata dai più grandi e promettenti scultori della seconda metà del Quattrocento: Pollaiolo, Rossellino e Verrocchio.
2) Giorgio Vasari sostiene che la porta sud si trovasse in origine nel lato est (“Questa opera fu posta, per la sua somma bellezza, alla porta di mezzo di quel tempio, e vi stette insino a che Lorenzo Ghiberti fece quella che vi è al presente;”), ma questo non può essere vero, in quanto le ante bronzee della porta di Andrea Pisano sono leggermente più alte, e quindi non entrerebbero nello stipite est. Probabilmente Vasari vuole dare importanza alla porta del Paradiso, che quando egli scrive le Vite era senza dubbio la più bella, cercando di togliere importanza alla prima porta, anche per motivi politici. La porta sud, con la sua cornice, è infatti ricca di riferimenti ai valori della Repubblica fiorentina, mentre Vasari scrive sotto al governo Mediceo.
3) La porta nord fu portata a termine per prima dopo la vittoria del concorso pubblico in cui Ghiberti vinse probabilmente per il fatto che la formella col Sacrificio di Isacco da lui presentata pesava meno della formella di Brunelleschi, e quindi sarebbe costata di meno (Aldo Galli).
4) La prima porta di Lorenzo Ghiberti fu consegnata nel 1425; essa riprendeva le formelle polilobate dalla partitura delle scene sulla porta di Pisano, ma queste formelle, che raffigurano scene dal Vangelo e dalla vita di Cristo, sono divise da cornici di tralci d’edera e frutti (corimbi) costellate di insetti e animali nocivi magici, probabilmente caricati di una valenza amuletica, per tenere lontani questi stessi animali nocivi dai raccolti ed evitare le carestie. Tutti questi animali si ritengono ottenuti attraverso un processo di calco dal naturale sui corpi di insetti, crostacei, anfibi e rettili, con una tecnica già descritta da Cennino Cennini, ma di cui questi risultano i primi esempi conosciuti.
5) In seguito alla consegna della prima porta, la cittadinanza di Firenze commissiona a Ghiberti una seconda porta. Alla consegna di quest’ultima la prima porta con le scene del Vangelo viene trasferita sul lato nord. Ma la cornice della prima porta resta sul lato est. La porta nord viene infine completata (in ritardo rispetto al termine di consegna) con una cornice che mostra negli errori di fusione la fretta che i bronzisti avevano nella su produzione.
6) Lo stesso concetto amuletico e telesmatico si trasferisce sulle cornici della porta est e della porta nord. In essa si notano ghirlande di fiori e frutti animate, ovvero abitate da uccelli, rettili e mammiferi che beccano i frutti o si posano tra i rami. In particolare questi animali erano considerati nocivi per i raccolti.
7) Sulle spiagge (cornici partitive arricchite con profeti sibille e bouquets di fiori) della porta est (che oggi è in restauro all’Opificio delle Pietre dure) si notano anche locuste, rane, cicale e lucertole. Questi animali richiamano due citazioni di Plinio. Mirone, ci racconta lo storico antico, fece un monumento di Cicala e Locusta (oggi perduto) al quale Ghiberti allude con la ripresa di questi due animali, facendo un omaggio al più grande bronzista dell’antichità, emulandolo e cercando di superarlo. Di questo episodio della storia dell’arte antica Ghiberti parla nei suoi Commentarii, il primo trattato di storia dell’arte dell’era moderna. È quindi probabile che anche le rane e le locuste si possano interpretare come una sorta di ripresa del motivo firma dei due architetti Batrachos (rana) e Sauros (lucertola) che firmarono il portico di Ottavia a Roma, con due piccoli animali che corrispondevano ai loro nomi.
8) Nella cornice sud del battistero, su disegno di Ghiberti, ma portata avanti dopo la sua morte dal figlio Vittore, manager della bottega paterna, ma non scultore, si nota un’importante allegoria della Salvezza. Adamo ed Eva sono raffigurati alla base, ma mentre il Predecessore è sormontato da un vaso con l’olio della vita e da piante e animali positivi che alludono al concetto di fertilità e di salvezza attraverso la cancellazione del peccato originale col Battesimo, la compagna, Eva, è raffigurata con gli attributi delle streghe (fuso e conocchia) e della Fortuna avversa (instabilità e vela gonfia di vento), e sormontata da un vaso con l’olio delle streghe e dalle piante allucinogene che servivano a produrre questa droga. Le streghe dicevano di volare sulle scope al Sabba, ma in realtà erano solo sotto l’effetto degli stupefacenti. Tra le piante del saliente di Eva si annoverano anche il viburno e il sorgo, rispettivamente il manico e la parte flessibile delle scope.
9) Il valore positivo e negativo del lato destro (per chi esce) con Adamo e del lato sinistro con Eva si riverberano nel fatto che la cornice è impostata sulle ante di Pisano e in dialogo con esse. Nell’anta destra infatti si notano le scene in vita del Battista, mentre in quella sinistra le scene in morte. Al centro dell’architrave della cornice Sud si nota un busto di San Giovanni Battista dorato, raffigurato come un fanciullo, allo stesso modo in cui egli era venerato a Firenze, città di cui è il Santo patrono.

10) Ai lati dell’architrave della cornice sud si notano due putti concornucopie, che alludono alla statua della Dovizia di Donatello, un tempo in Piazza della Repubblica, sulla colonna. Essi alludono al fatto che i fanciulli battezzati sono il futuro della società fiorentina e che in essi è posta la speranza di vita e di ricchezza della intera cittadinanza.
Mauro Di Vito
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