Venerdì 12 giugno. Partiamo alle 5.30 del mattino sotto un cielo carico di pioggia che però, una volta passata la frontiera, si fa di un azzurro pallido, acquerellato da marmoree nubi in corsa. La Provenza è rudemente pettinata dal vento quando ci fermiamo a pranzo a Saint Martin de Crau, per far conoscere ai nostri concittadini colori, sapori e spezie della cucina locale. Alla ripresa la strada ci pare in perpetua salita: è lento, il viaggio in pullman, e il pomeriggio sembra trascinare con sé, nel suo declino, le nostre energie. Ma quando, verso le 19.30, usciamo dall’autostrada ad Aguillon e, qualche chilometro più avanti, troviamo ad aspettarci, in macchina, il vicesindaco Lucien Rovet e la moglie Elise Vicini, la gioia del reincontro si sovrappone allo stordimento della stanchezza. Pochi minuti ancora e ci arrestiamo sul lato est delle mura civiche, accanto al vecchio mulino ad acqua, dove il sindaco Bernard Taulet, gli amministratori, i cittadini e una banda dixieland (che già conosco, perché ne avevo organizzato il soggiorno a Castelnuovo Scrivia, durante la scorsa festa patronale) ci accolgono con abbracci e toccanti canzoni, conducendoci in corteo, attraverso il mercatino serale del venerdì, fino al municipio. Qualche emozionato discorso pubblico, poi un levar di calici lascia il posto ai fitti colloqui individuali: la moglie del vicesindaco francese abbraccia commossa la quasi omonima bambina Annalisa Vicini, della nostra delegazione (scopriranno poi che il nonno della prima era fratello del bisnonno dell’altra); un anziano mi si rivolge in antico dialetto piemontese, spiegandomi di essere nato in Francia da genitori originari della provincia di Torino, e mi presenta i cugini provenienti dall’Argentina, che stanno trascorrendo le vacanze da lui e coi quali riesce a comunicare solo nella vecchia lingua dei padri.

Il comune di questi argentini, Umberto I, si è appena gemellato col paesino torinese di Faule, del quale è sindaco il cugino di alcuni componenti del nostro gruppo: il mondo sembra davvero piccolo, e noi siamo emigrati in tanti di quei posti… Ci disperdiamo nelle famiglie, dove ci laviamo e ci cambiamo. “Gli italiani hanno portato il sole” hanno detto prima, ma la sera è insolitamente fredda, per la metà di giugno, così ceniamo al coperto, nei locali del campo da tennis in cui, fino a un paio di anni fa, si trovava il ristorante di cucina portoghese “Au pili pili”, mentre i padroni di casa ci accompagnano gentilissimi, tralasciando, per far questo, la prima partita ai mondiali della loro nazionale di calcio. Dopo cena, il Sindaco ci guida sulle vellutate e sfavillanti rive della Baïse, dove un magnifico spettacolo di fuochi artificiali (i primi, quaggiù, dopo quarantacinque anni) accende nel cielo nero colorate fioriture luminose che si riflettono tremule sull’acqua pieghettata dalla corrente. Una volta a letto ci addormentiamo subito, stanchi come siamo, e i nostri sogni, curiosamente, o forse no, parlano francese.
Marco Grassano
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