| Susa e i suoi gioielli: dall'arco di Augusto al Museo Diocesano |
| Martedì 29 Settembre 2009 07:07 | ||||||||||
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Ci sono passati tutti e sempre con le peggiori intenzioni. Carlo Magno, Federico Barbarossa, le truppe imperiali spagnole e Napoleone hanno percorso in armi la Valle di Susa per approdare alla pianura padana, tanto che il centro eponimo si è guadagnato il titolo di Porta d'Italia. Ora che per fortuna i clangori bellici si sono spenti vale la pena arrivare in questa piccola città per scoprirne i tesori, a cominciare dall'Arco di Augusto che venne eretto attorno al 9 avanti Cristo per celebrare la pace conclusa tra il primo imperatore romano e il re Cozio. Sorge in quello che allora era considerato il punto di partenza della via che portava nelle Gallie. Nel fregio è rappresentato il sacrificio dei suovetaurilia, ovvero di un maiale, una pecora e un toro, alla presenza di un notabile che viene identificato con lo stesso re Cozio. Ponendosi a pochi passi dal monumento si può ammirare la vetta del monte Rocciamelone (che supera i 3.500 metri) incorniciata dal fornice dell'arco. ![]() Forse meno “appariscente” del monumento romano, ma sicuramente di pari importanza, è il Museo Diocesano d'Arte Sacra. Diciamolo senza ipocrisia: i musei diocesani non hanno la fama di luoghi particolarmente “appetibili”. Ma si tratta di un preconcetto da sfatare, particolarmente nel caso di quello di Susa. Che sia un museo ben curato lo si comprende già dall'esterno. E il merito, mi si perdoni la battuta da oratorio, è proprio del curato, il giovane don Gianluca. È lui infatti che "dirige" l'istituzione e l'associazione nata per promuoverla, anche al di fuori dei confini della valle. ![]() Il Museo Diocesano d'Arte Sacra è parte integrante, anzi costituisce la componente più rilevante ed è la sede centrale del Sistema Museale Diocesano della Valle di Susa. È stato istituito con lo scopo di tutelare e valorizzare il ricco patrimonio, non solo artistico, ma anche religioso, dei comuni attorno a Susa. Gli abitanti sono ancora legati a molti degli arredi sacri custoditi nelle sue sale e non avrebbero accettato di vederli rinchiusi nella teca di un museo, se non si fossero convinti della bontà (oltre che della necessità) del progetto. L'edificio è attaccato alla chiesa della Madonna del Ponte che, va da sé, sorge vicino al ponte sulla Dora Riparia. La statua lignea omonima (risalente al XII secolo) è custodita proprio qui, insieme ad altri tesori. La bella raccolta si fonda su due nuclei principali, costituiti dai tesori delle chiese di San Giusto (la cattedrale) e appunto della Madonna del Ponte e annovera tra le sue perle il celebre Trittico del Rocciamelone. Particolarmente interessanti e originali (tanto da venir spesso richiesti per delle mostre, anche all'estero) sono i due picchiotti brozei (ovvero i battenti) del portale dell'abbazia di San Giusto, raffiguranti un toro e un leone, animali simboli degli evangelisti Luca e Marco. ![]()
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