

La casa della vocazione
Resto spiazzato dalla notizia. Ripenso a quel che so della vita del futuro Giovanni Paolo II. Quelli furono gli anni decisivi della sua vita. Era arrivato qui col padre dal paese natale, Wadowice, 50 chilometri a sud-ovest di Cracovia, per seguire i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia, ma da queste stanze si trovò ad affrontare il flagello dell'occupazione nazista, la resistenza nel teatro clandestino degli studenti, il duro lavoro in una cava di calcare e poi nella fabbrica della Solvay, per evitare la deportazione, e infine la morte del padre.

Il castello di Cracovia, fino alla fine del '500 residenza dei re polacchi e sede della Cattedrale del Wawel, dove Wojtyła veniva a pregare fin da quando era studente, e dove più e più volte, in occasioni ufficiali, avrebbe fatto ritorno, da vescovo e poi da cardinale e da papa. Lo vedo, nella sua mole rossastra e nel fulgido rilucere delle sue cupole verdi e dorate. È una specie di gioiello, che ha resistito a tante brutture, nel corso della storia, che mi viene da pensare sia destinato a non morir mai. Risalgo sulla strada che costeggia il castello alla base, sul lato ovest, e passo accanto alla bella costruzione in pietra rossa del Seminario, che durante la guerra era occupato dai nazisti: nelle sue stanze Karol Wojtyła studiò e si formò spiritualmente. Giungo infine all'angolo di Ulica Kanonicza, la mia preferita. Luogo di armonia silenziosa, di colori tenui e di passi che calcano il terreno rispettosi. Qui il giovane sacerdote, e quindi vescovo ausiliario, visse dal 1951 al 1963, in due palazzi eleganti piuttosto bassi, uno dalla facciata scura e l'altro chiara. Sul secondo campeggia una sua foto. Erano gli anni della dittatura comunista, e lui si stava già distinguendo come punto di riferimento delle coscienze soprattutto dei giovani, isolate e private di luce dal socialismo reale.
Il Palazzo Arcivescovile
Arrivo fino all’angolo con Plac Marii Magdaleny. Questa si affaccia sull’antistante facciata della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, che sembra un angolo di Roma trapiantato in Polonia. Attraverso il tranquillo quadrato e sfocio in Ulica Grodzka, col suo flusso costante di turisti e abitanti del posto, un po’ caotica e un po’ intima.


Testo di Giovanni Agnoloni
Foto dell'Ente Nazionale Polacco per il Turismo e di G. Agnoloni
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- Presepi trentini a Cracovia
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