Mercoledì, 15 Febbraio 2012

L'isola di Corfù è ospitale con Odisseo ma rende gloria ad Achille

corfu_ante In passato è nota come Drepani, che indica la conformazione a falce del territorio. Ma nell’età omerica si chiama anche Scheria e si dice abitata da una popolazione assai ospitale. È d’altronde qui che Odisseo finisce naufrago dopo essere stato per sette anni ad Ogigia, nella prigione dorata di Calipso. Giunge nudo ed esausto sulla spiaggia e cade addormentato. Si risveglia alla voce della principessa Nausicaa, che è in riva al mare con le ancelle per lavare i panni. L’eroe greco chiede aiuto e viene accompagnato alla reggia di Alcinoo, sovrano dei Feaci, dove rimane diversi giorni. Sente il cantore Demodoco evocare la guerra di Troia e lo stratagemma del cavallo di legno. Alla fine rivela la sua identità e, come in un moderno flash-back, racconta agli ammaliati commensali le incredibili peripezie vissute nel tentativo di tornare a Itaca. Oggi invece la più settentrionale delle isole Ionie si chiama semplicemente Corfù. È la seconda per dimensioni dopo Cefalonia, ha un’estensione di circa 600 chilometri quadrati e conta oltre 110 mila abitanti.
Il capoluogo Kerkyra, in omaggio alla ninfa amata da Poseidone, sorge nel 734 a.C. con la colonizzazione di Corinto, cui succedono tutta una serie di invasioni: i tiranni di Siracusa, il re dell’Epiro, i romani, i goti, i longobardi, i saraceni e i normanni. Alcune sue zone, specialmente quelle di Ermones ed Esperia, cadono sotto il controllo di bande piratesche che dai loro covi protetti assaltano le navi mercantili in transito. Nel 1204 arriva la Serenissima, la cui flotta sta puntando verso la Palestina per la quarta crociata. I segni più vistosi della plurisecolare presenza veneziana sono costituiti dal vecchio Kastro, eretto nella prima metà del Cinquecento, e dalla nuova fortezza, iniziata nel 1576. corfu_2
Seguono infine le occupazioni francesi e britanniche, durante le quali si registra l’affluenza di numerose personalità, richiamate dalla nomea acquisita da questa perla di mare. Tra gli ospiti figurano il ministro degli esteri della corona lord Gladstone e l’intera famiglia Durrell con l’etologo Gerald e lo scrittore Lawrence. Per non parlare del botanico Sidney Merlin, che a Dassia trapianta gli agrumi portati dall'Estremo Oriente coltivando il tarocco e l'esotico koum kouat, un minuscolo arancio da cui si ricava il celebre liquore locale. Bastano d’altronde quattro passi nella capitale per incontrare armonicamente accostate la chiesetta greca e l’architettura d’indiscutibile derivazione inglese, l’ariosa avenue d’oltralpe e il vicolo napoletano.
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Il quartiere più antico è Campiello, dove si cammina in strettissimi kantounia, piazzette lastricate e cortili nascosti. Imboccando via Filellinon, al numero 18 si trova la costruzione più vetusta dell’intero centro urbano. È datata 1497 e vanta un balcone uguale o assai simile a quello veronese di Giulietta e Romeo. Poi d’improvviso si apre l’enorme Spianada con il lungo viale porticato che la costeggia. Si chiama così perché è una zona completamente libera da edifici, abbattuti sotto la dominazione veneta per garantire ai cannoni un’ampia linea di fuoco. Lungo la fascia occidentale sorge invece il Liston, ideato prendendo a modello la Rue Rivoli di Parigi. Il progettista è fra l’altro Ferdinand Marie De Lesseps, padre dell’ingegnere incaricato nel 1869 di realizzare il canale di Suez in collaborazione con l’italiano Luigi Negrelli.
Il patrimonio maggiore dell’isola è comunque l’ambiente naturale. Sulle coste che guardano l’Italia si trova Paleokastritsa, ed è qui che secondo la tradizione avviene il fortunoso approdo di Ulisse.
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A nord si incontrano le rinomate spiagge di Acharavi, Ipsos, Nissaki, Kulura, Roda e Kassiopi. Quest’ultima è la principale area turistica del comprensorio. Il suo nome deriva da un antico tempio eretto all’epoca di Pirro e visitato tra gli altri da Alessandro Magno, Tolomeo e Nerone. Si divide fra lo stretto con l'Albania e l'Adriatico. Il centro è dominato da una rocca medievale elevata nel XIV secolo dagli Angioini. Ha un porticciolo per l’attracco delle imbarcazioni e conta una serie di insenature da fiaba. Un po’ più sotto si eleva il Pantokrator, l’unico monte che s’avvicina ai 1000 metri d’altezza. Sul versante orientale una delle principali attrattive è Kanoni. Di qui un molo in cemento porta allo spuntone su cui si erge il monastero di Vlacherna. E dopo la visita, con una semplice barchetta a remi, si può arrivare alla famosa Pondikronisi, ossia l’isola dei topi, con tanto di abazia e chiesa bizantina.
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Altra meta di rilievo raggiungibile via mare è Vido, un’oasi boscosa ubicata a un chilometro dal porto. Durante la dominazione dei dogi è collegata alle fortificazioni del capoluogo con delle gallerie sotterranee, ma la vegetazione non subisce alterazioni, tanto che viene eletta come dimora estiva dal nobile Guido Malipieri e dal suo casato. È con l’occupazione successiva che l’habitat subisce i contraccolpi più seri. I francesi, in particolare, si dicono estasiati dalla bellezza del sito, allora denominato Isle de Paix, ma lo snaturano distruggendo l’antica chiesetta di Santo Stefano e costruendo sotto l’egida del generale Chabot tutta una serie di casermoni, mura difensive e torri di avvistamento per respingere l’assedio britannico e della coalizione tra russi e turchi. Gli inglesi e poi le autorità di Atene provvedono a riportare il verde con due massicci interventi di riforestazione. Tuttavia con la prima guerra mondiale l’area torna al centro delle ostilità. È allora che migliaia di soldati serbi cercano rifugio sull’isola, ma vengono decimati dal nemico e soprattutto dalla peste. E in loro memoria  Belgrado fa erigere un vero e proprio mausoleo.
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Testo di Lorenzo Iseppi

(prima parte - segue)

Didascalie:
- L’area portuale di Kerkyra
- La muova fortezza veneziana
- Veduta dall’alto della capitale corfiota
- La spiaggia di Acharavi
- Il monastero di Vlacherna e, dietro, la famosa Pondikronisi
- Il mausoleo dedicato ai soldati serbi

In archivio:
- Alla riscoperta dell'isola di Leros sospesa tra mito e storia
- Amorgos - 1° parte
- Amorgos - 2° parte

Commenti 

 
#1 2010-05-18 16:04
Non dico che tutti avrebbero dovuto leggere il mio libro "Ulisse, Nessuno, Filottete" (anzi sì, lo dico, tutti dovrebbero aver letto il mio libro!!!), però l'identificazione di Corfù con la Scheria omerica è tutt'altro che sicura, come invece sembra emergere dall'articolo. Consiglio di andare a leggersi l'appendice "Ma Omero era un geografo?" per scoprire che invece...
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#2 Administrator 2010-05-21 11:23
Alberto, comunicherò all'ottimo Iseppi, autore del reportage, il tuo commento. vediamo se vorrà replicare.
un saluto, Saul
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