“Quello che funziona con i bambini, funziona anche con gli adulti; non sempre, invece, avviene il contrario”. Che lo spettacolo Napoleone magico imperatore abbia funzionato (anche questa volta), non c'è alcun dubbio: l'ha dimostrato il caloroso applauso che il pubblico milanese, composto per una metà da piccoli e per l'altra dai loro genitori, ha tributato all'Orchestra Verdi diretta dal maestro Marcello Bufalini e a Sergio Bini in arte Bustric. Avevo conosciuto l'attore toscano la scorsa estate in riva al Temo, ai piedi della città vecchia di Bosa e il suo ritorno a Milano mi ha dato l'occasione di fare con lui una piacevole chiacchierata.
Arrivando all'Auditorium ho scoperto che a due passi si trova un pub chiamato La Belle Alliance, proprio come la locanda dove si ritrovarono i generali Wellington e Blücher dopo l'estenuante ma per loro gloriosa giornata di Waterloo. Per fortuna Sergio mi toglie dall'imbarazzo di parlare di Napoleone in un luogo che ne ricorda la sconfitta, dicendomi al telefono che mi aspetta al Fashion Cafè, di fronte all'Auditorium. Quando lo raggiungo, si scusa subito di aver già bevuto una birra con alcuni giovani orchestrali e prendiamo posto nella saletta interna per parlare con più tranquillità, ma è solo un modo di dire dato che per tutta l'intervista il mio figliolo si muoverà attorno ai tavolini scattando foto (come quella che vedete qui sotto).
Bustric si siede con le spalle allo specchio; ha i capelli un po' arruffati ed è visibilmente stanco: immagino che il calo di tensione sia molto forte anche per un attore come lui abituato da decenni ad ammaliare il pubblico con i suoi trucchi e travestimenti. Deve essere una sensazione particolarmente intensa anche indossare e poi togliersi gli abiti di Napoleone, compreso il leggendario tricorno. Esordisce spiegandomi che ha avuto pochissimo tempo per provare insieme all'orchestra, appena un'ora, e io gli chiedo perché abbia scelto proprio Napoleone. Ha voluto scrivere uno spettacolo su di lui perché ama molto la Francia: vi ha studiato, abitato a lungo e ne conosce perfettamente la lingua. Lì Napoleone è dappertutto, osserva, “nel bene e nel male”. Ma la prima versione dello spettacolo aveva una componente “politica” più accentuata; erano gli anni della “discesa in campo” dell'imprenditore prestato alla politica (e mai più restituito...) e del piccolo sergente diventato generale e poi imperatore a lui interessava soprattutto il disinvolto e geniale utilizzo della deformazione della realtà, ovviamente a suo personale beneficio. La nuova versione è invece più poetica e Napoleone ne esce certamente più simpatico. Mi dice di aver letto molto su di lui e di essere rimasto stupito soprattutto per le opere che l'Imperatore ha portato a compimento durante l'esilio elbano, prima del rocambolesco rientro in patria (chissà se ha letto il bel libro di Dominique de Villepin, I cento giorni). Nello spettacolo gli fa confessare che se non avesse intrapreso la strada della gloria, si sarebbe dedicato alle scienze e sarebbe stato il Newton dell'infinitamente piccolo. C'è addirittura un teorema di Napoleone, mi dice.

Prende la busta nella quale ho conservato la cartolina del suo spettacolo al Teatro Franco Parenti nel 2006 e si mette a disegnare per spiegarmelo. Io lo riporto qui di seguito come l'ho trovato scritto in un suo testo: “Se si costruiscono triangoli equilateri sui lati di un qualunque triangolo (tutti internamente o tutti esternamente al triangolo dato) e si congiungono fra loro i centri di tali triangoli equilateri si ottiene ancora un triangolo equilatero (triangolo di Napoleone). Inoltre, le circonferenze circoscritte ai tre triangoli equilateri costruiti sui lati del triangolo di partenza si incontrano nel centro del triangolo di Napoleone”.

Mentre sorseggio il caffè (peraltro non eccezionale) Sergio racconta che per lui questo è un momento molto creativo. Si sente tranquillo nonostante la crisi perché è consapevole di non aver mai fatto il passo più lungo della gamba. Era un suo piccolo sogno questo spettacolo su Napoleone e l'ha realizzato, proprio come voleva. Gli chiedo allora della televisione e del cinema: gli piacerebbe recitare in un bel ruolo per il grande schermo, mentre dalla televisione non riceve proposte convincenti. L'idea che ora ha in testa e sulla quale sta lavorando è “l'utilità dell'inutile”; non gli interessa una drammaturgia complicata perché sa bene che l'illusione è più potente di qualsiasi realtà. A questo punto gli mostro sull'iPad una foto che ho scattato a Sarzana: sulla tovaglietta di carta di un ristorante è impressa una citazione del Nostro (N.): “L'immaginazione governa il mondo”. Quest'idea l'aveva già sviluppata nello spettacolo Bustric salvato dalle acque ed è convinto di aver rispettato lo spirito della Tempesta di Shakespeare, da cui ha tratto ispirazione.

Il mio figliolo continua a scattare foto a tutto quello che vede, tazzine comprese (chissà da chi avrà preso?!), mentre Bustric accarezza il bicchierino con la fiammella al centro del nostro tavolino, quasi senza accorgersene. Ricorda la citazione di Antonin Artaud con cui si chiude l'intervista rilasciata a Simona Spaventa, apparsa sulle pagine milanesi di Repubblica: “l'uomo inventò la ruota molti anni dopo che suo figlio ci giocava”. E il gioco, la costante di tutta la sua attività, lo porta a parlare della scuola di Scampia, dove insegna ai giovani la magia. Magia e finzione. Eppure confessa senza esitazioni: “ho sempre cercato la verità in quello che faccio”.

La sera stessa a cena in un ristorante di tapas, raccontando lo spettacolo agli zii e al cuginetto, neppure il mio figliolo esita quando rievoca testualmente la scena che gli è rimasta più impressa (la ritirata di Russia): “l'acqua diventava neve; la neve sangue e il sangue notte”. È la parte dello spettacolo che più ha colpito anche me. Quello che funziona con i bambini, funziona anche con gli adulti. Parola di Napoleone, magico imperatore. Pardon: parola di Bustric.
Saul Stucchi
Fashion Café
Corso San Gottardo 51
Milano
La recensione del caffè è su Tazzine d'Italia
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Bustric si siede con le spalle allo specchio; ha i capelli un po' arruffati ed è visibilmente stanco: immagino che il calo di tensione sia molto forte anche per un attore come lui abituato da decenni ad ammaliare il pubblico con i suoi trucchi e travestimenti. Deve essere una sensazione particolarmente intensa anche indossare e poi togliersi gli abiti di Napoleone, compreso il leggendario tricorno. Esordisce spiegandomi che ha avuto pochissimo tempo per provare insieme all'orchestra, appena un'ora, e io gli chiedo perché abbia scelto proprio Napoleone. Ha voluto scrivere uno spettacolo su di lui perché ama molto la Francia: vi ha studiato, abitato a lungo e ne conosce perfettamente la lingua. Lì Napoleone è dappertutto, osserva, “nel bene e nel male”. Ma la prima versione dello spettacolo aveva una componente “politica” più accentuata; erano gli anni della “discesa in campo” dell'imprenditore prestato alla politica (e mai più restituito...) e del piccolo sergente diventato generale e poi imperatore a lui interessava soprattutto il disinvolto e geniale utilizzo della deformazione della realtà, ovviamente a suo personale beneficio. La nuova versione è invece più poetica e Napoleone ne esce certamente più simpatico. Mi dice di aver letto molto su di lui e di essere rimasto stupito soprattutto per le opere che l'Imperatore ha portato a compimento durante l'esilio elbano, prima del rocambolesco rientro in patria (chissà se ha letto il bel libro di Dominique de Villepin, I cento giorni). Nello spettacolo gli fa confessare che se non avesse intrapreso la strada della gloria, si sarebbe dedicato alle scienze e sarebbe stato il Newton dell'infinitamente piccolo. C'è addirittura un teorema di Napoleone, mi dice.

Prende la busta nella quale ho conservato la cartolina del suo spettacolo al Teatro Franco Parenti nel 2006 e si mette a disegnare per spiegarmelo. Io lo riporto qui di seguito come l'ho trovato scritto in un suo testo: “Se si costruiscono triangoli equilateri sui lati di un qualunque triangolo (tutti internamente o tutti esternamente al triangolo dato) e si congiungono fra loro i centri di tali triangoli equilateri si ottiene ancora un triangolo equilatero (triangolo di Napoleone). Inoltre, le circonferenze circoscritte ai tre triangoli equilateri costruiti sui lati del triangolo di partenza si incontrano nel centro del triangolo di Napoleone”.

Mentre sorseggio il caffè (peraltro non eccezionale) Sergio racconta che per lui questo è un momento molto creativo. Si sente tranquillo nonostante la crisi perché è consapevole di non aver mai fatto il passo più lungo della gamba. Era un suo piccolo sogno questo spettacolo su Napoleone e l'ha realizzato, proprio come voleva. Gli chiedo allora della televisione e del cinema: gli piacerebbe recitare in un bel ruolo per il grande schermo, mentre dalla televisione non riceve proposte convincenti. L'idea che ora ha in testa e sulla quale sta lavorando è “l'utilità dell'inutile”; non gli interessa una drammaturgia complicata perché sa bene che l'illusione è più potente di qualsiasi realtà. A questo punto gli mostro sull'iPad una foto che ho scattato a Sarzana: sulla tovaglietta di carta di un ristorante è impressa una citazione del Nostro (N.): “L'immaginazione governa il mondo”. Quest'idea l'aveva già sviluppata nello spettacolo Bustric salvato dalle acque ed è convinto di aver rispettato lo spirito della Tempesta di Shakespeare, da cui ha tratto ispirazione.

Il mio figliolo continua a scattare foto a tutto quello che vede, tazzine comprese (chissà da chi avrà preso?!), mentre Bustric accarezza il bicchierino con la fiammella al centro del nostro tavolino, quasi senza accorgersene. Ricorda la citazione di Antonin Artaud con cui si chiude l'intervista rilasciata a Simona Spaventa, apparsa sulle pagine milanesi di Repubblica: “l'uomo inventò la ruota molti anni dopo che suo figlio ci giocava”. E il gioco, la costante di tutta la sua attività, lo porta a parlare della scuola di Scampia, dove insegna ai giovani la magia. Magia e finzione. Eppure confessa senza esitazioni: “ho sempre cercato la verità in quello che faccio”.

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