Sabato, 19 Maggio 2012

Sotto l'albero: da Maestro Martino a una mente sott'acido, via Cuba

ilvecchiUn viaggio organizzato a Cuba. Uno come oggi se ne fanno tanti, con gente comune di ogni età che lascia l’Italia per distrarsi in allegria fra le bellezze di una delle mete turistiche più ambite. Chi lo racconta, però, un vecchio magistrato stanco e assieme pieno di vita, trova negli indugi delle tappe le ragioni essenziali per riflettere non solo su Cuba. Giorno per giorno, con lucidità e rigore, Michele Corsaro registra tutto quello che vede, offrendo immagini e descrizioni degne delle migliori guide. Ma con altrettanta efficacia parla di sé e di ciò che il viaggio gli produce dentro. Ne emerge un autoritratto che fa luce per lacerti su una vita movimentata, trascorsa nel segno di quella “speciale” normalità che ogni vita presenta a chi la sappia scandagliare con intelligenza e autoironia. Alla geografia cubana si affianca ora e si oppone la Sicilia del vecchio, luogo onnipresente che si conosce e dunque non si racconta, che è in realtà al fondamento del suo eccentrico modo di essere e di pensare.

Michele Corsaro
Il vecchio e l'Avana. Diario di un siciliano a Cuba
Mauro Pagliai
pp. 96
9 €

PRINCIPEVero figlio del Rinascimento, Maestro Martino da Como è un uomo dai tanti talenti e dalla profonda erudizione. Sovrano incontrastato delle cucine alla corte degli Sforza, con le sue incredibili ricette dà lustro al casato milanese. Il duca Francesco e la sua augusta consorte Bianca Maria Visconti affidano, infatti, a lui il compito di organizzare banchetti favolosi, simbolo della loro potenza economica. Ed ecco che sulla tavola dei signori di Milano, per la meraviglia degli invitati, compaiono leccornie come il cosciotto di maiale spalmato di agliata, il capriolo coperto di peperata gialla, le rane ricoperte di salsa verde: capolavori di gusto e colore i cui tempi di cottura sono calcolati in base alla durata di un Pater noster o di un Miserere.
Martino si conquista così il favore dei duchi la cui benevolenza si esprime con una confidenza sempre maggiore che lo porta a conoscere i crucci e le gioie dei signori, a entrare in contatto con i blasonati ospiti. A incontrare, un giorno fatidico, l’amore negli occhi della bellissima contessa Leoni.
Ma Martino è uno spirito libero e la sua sete di conoscenza non è mai paga. Decide così di lasciare Milano e trasferirsi a Roma, al servizio di quel “cardinal Lucullo” – questo il soprannome del camerlengo Ludovico Scarampi Mezzarota, Patriarca di Aquileia – noto per la sua consuetudine di dare banchetti di rara sontuosità. E sarà proprio in veste di cuoco personale del cardinale che Maestro Martino, toccherà la vetta più alta della sua arte e raggiungerà una fama che lo consegnerà alla Storia come “il principe dei cuochi”.

Maria Cristiana Magni
Il principe dei cuochi
Prefazione di Gualtiero Marchesi
Cairo Editore
pp. 240
14 €

MontagniniUn giorno come altri, Paolo si sveglia, si siede ad un tavolo e di fronte a sé trova un barattolo che, invece di contenere cetrioli immersi nell’aceto, contiene il suo cervello fluttuante in un intruglio liquido di droghe allucinogene. Decide dunque di esaminarne il contenuto, malsana idea che lo porta a scrivere un diario di vita. Paolo Prometeo ha diciotto anni quando inizia il proprio percorso di analisi esistenziale. Non vuole verità o regole dettate da qualcun altro, vuole capire da solo cos’è ciò di cui ha davvero bisogno per vivere una vita all’insegna della serenità e della rilassatezza. Il diario ripercorre dieci anni di vita di un ragazzo che, come tanti, in età adolescenziale inizia a porsi le prime domande sulla propria esistenza, che essendo inevitabilmente senza risposte lo portano ad affrontare un percorso a ostacoli, tra deliri onirici e realtà.
Cinque parti principali si susseguono, basandosi su tipologie di scrittura differenti tra loro, seppure con stesso intento esplicativo. La prima parte è un delirante flusso di coscienza, a tratti piuttosto incomprensibile, specchio del caos emotivo in cui si trova il protagonista quando fa caso a tutto ciò che gli passa per la testa. Nella seconda parte, Paolo immagina se stesso nei panni di un trentacinquenne apparentemente più che appagato della propria vita, ma in fin dei conti con pensieri non molto discosti dai suoi. Continua poi con l’analisi di attività (lavoro, studio, sport, arte) e concetti (amore, amicizia, morte, religione) familiari a qualunque individuo. Giunge quindi ad una sua prima utopica verità: se tutti gli esseri umani all’unanimità cominciassero a vivere evitando di dar fastidio (fisico e psichico) al prossimo, si risolverebbero molti problemi. Pensiero che lo porta a vedere la propria entità fisica non più come unica esistente e rilevante, bensì come singola forma di vita in rapporto alla società. Così, decide di intraprendere un lungo viaggio (terza fase del suo processo conoscitivo) che lo porta lontano da casa e che gli dà la possibilità di apprendere nuove culture e diversi punti di vista. La sua analisi conclusiva mette a confronto due scuole di pensiero totalmente opposte fra loro: quella di chi ha fede e quella di chi non ce l’ha. Entrambe le ipotesi lo portano ad un’unica deduzione finale: godere è ciò che conta. All’età di ventotto anni, quindi, giunge finalmente alla risposta che stava cercando da sempre. Nell’ultima parte del testo cambia nuovamente il registro comunicativo, il diario si trasforma in una raccolta di stati d’animo di personaggi che hanno contribuito a sviluppare, nel corso degli anni, l’originale visione del mondo di Prometeo.
Il linguaggio utilizzato è quello mediocre di un giovane qualunque che non vuole scrivere per fare bella figura con qualcuno, ma lo fa esclusivamente per uno scopo personale: afferrare il significato più recondito della propria esistenza, dovendo prima inevitabilmente fare i conti con la sua stessa mente, vera protagonista dell’intero testo.

Marco Montagnini
Piccole riflessioni d'una mente sott'acido
Diario esistenziale di Paolo Prometeo

Pubblicato dall'autore e distribuito da La Feltrinelli
pp. 98
12 €

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