Il libro nono dell'Iliade solleva il sipario sullo scoramento degli Achei. Agamennone convoca l'assemblea per proporre il ritorno in patria e il silenzio che i capi dell'esercito gli offrono in risposta la dice lunga sulla volubilità delle truppe. Ma Diomede si alza per esprimere il proprio disappunto: lui e Stenelo rimarranno, anche da soli, per portare a compimento la missione! E infilza Agamennone con un colpo di fioretto, dicendogli senza giri di parole che è un re a metà: ha il potere, ma non il coraggio per esercitarlo come sarebbe necessario. Poi parla Nestore per consigliare di prendere tempo e nel suo discorso il poeta inserisce un cenno al via vai di navi che portano tutti i giorni il vino dalla Tracia; anche nei momenti più difficili della campagna militare, Agamennone mantiene per sé un trattamento da re! Nell'assemblea riservata agli anziani Nestore consiglia di richiamare Achille. Il figlio di Atreo acconsente alla proposta e si dice pronto a colmare il Pelide di doni: anzi, al ritorno in patria, Achille potrà diventare suo genero e sarà trattato come il figlio Oreste. Agamennone menziona anche le tre figlie (candidate a sposare Achille), Crisotemi, Laodice (che nei tragici prenderà il nome di Elettra) e Ifianassa (Ifigenia).

L'ambasceria inviata a richiamare Achille lo trova intento a suonare la cetra e a cantare le imprese gloriose degli antichi guerrieri, in compagnia di Patroclo. Odisseo cerca di convincere il Pelide a desistere dalla sua ira, riferendogli parola per parola le offerte di Agamennone, ma Achille è irremovibile. Arriva persino a esclamare che non sposerebbe la figlia di Agamennone neppure se fosse bella come Afrodite e saggia come Atena! Se non può avere una morte gloriosa a Troia, tornerà a Ftia per trascorrervi una lunga vita anonima, godendosi le ricchezze che si è conquistato: queste sono le uniche due opzioni che gli ha prospettato sua madre Teti (da notare, e sono i versi più belli del libro, il "canto alla vita" di Achille: leggi sotto).
A questo punto interviene Fenice che ricorda all'eroe il suo paterno impegno di tutore, felice di prendersi cura di quel bimbo che il destino non gli aveva dato. E, cammeo nel cammeo, Fenice inserisce nel proprio racconto il mito di Meleagro, come monito per Achille, senza però ottenere che questi desista dall'ira. Il resto dell'ambasceria torna da Agamennone per riferire la decisione di Achille. Diomede propone di ristorarsi con pane e vino per recuperare le forze; l'indomani riprenderanno la battaglia.
PS: la foto qui sopra è stata scattata al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa, poco prima della rappresentazione delle Coefore di Eschilo nell'allestimento di Archivio Zeta (qui la recensione).
Saul Stucchi
I versi più belli:
“Niente per me vale quanto la vita:
né tutto ciò che si dice contenesse Troia,
città così popolosa quando era in pace,
prima che vi giungesse l'esercito greco,
né ciò che si ammucchia dietro le porte di pietra
del tempio di Apollo saettatore,
in Delfi sassosa.
I buoi e le vacche grasse si possono rapire,
i tripodi e i cavalli dalla bionda criniera si possono comprare,
ma la vita dell'uomo non si recupera, non si ruba e non si compra,
dopo che il fiato è uscito per l'ultima volta dai denti". (IX, 401-409)
Omero
ILIADE
Traduzione di Dora Marinari
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Eva Cantarella
Con testo greco a piè di pagina
La Lepre Edizioni
2010, pp. 1074
28 €
www.lalepreedizioni.com
ILIADE: INDICE DEI LIBRI E DELLE RECENSIONI

L'ambasceria inviata a richiamare Achille lo trova intento a suonare la cetra e a cantare le imprese gloriose degli antichi guerrieri, in compagnia di Patroclo. Odisseo cerca di convincere il Pelide a desistere dalla sua ira, riferendogli parola per parola le offerte di Agamennone, ma Achille è irremovibile. Arriva persino a esclamare che non sposerebbe la figlia di Agamennone neppure se fosse bella come Afrodite e saggia come Atena! Se non può avere una morte gloriosa a Troia, tornerà a Ftia per trascorrervi una lunga vita anonima, godendosi le ricchezze che si è conquistato: queste sono le uniche due opzioni che gli ha prospettato sua madre Teti (da notare, e sono i versi più belli del libro, il "canto alla vita" di Achille: leggi sotto).
A questo punto interviene Fenice che ricorda all'eroe il suo paterno impegno di tutore, felice di prendersi cura di quel bimbo che il destino non gli aveva dato. E, cammeo nel cammeo, Fenice inserisce nel proprio racconto il mito di Meleagro, come monito per Achille, senza però ottenere che questi desista dall'ira. Il resto dell'ambasceria torna da Agamennone per riferire la decisione di Achille. Diomede propone di ristorarsi con pane e vino per recuperare le forze; l'indomani riprenderanno la battaglia.
PS: la foto qui sopra è stata scattata al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa, poco prima della rappresentazione delle Coefore di Eschilo nell'allestimento di Archivio Zeta (qui la recensione).
Saul Stucchi
I versi più belli:“Niente per me vale quanto la vita:
né tutto ciò che si dice contenesse Troia,
città così popolosa quando era in pace,
prima che vi giungesse l'esercito greco,
né ciò che si ammucchia dietro le porte di pietra
del tempio di Apollo saettatore,
in Delfi sassosa.
I buoi e le vacche grasse si possono rapire,
i tripodi e i cavalli dalla bionda criniera si possono comprare,
ma la vita dell'uomo non si recupera, non si ruba e non si compra,
dopo che il fiato è uscito per l'ultima volta dai denti". (IX, 401-409)
Omero
ILIADE
Traduzione di Dora Marinari
Commento di Giulia Capo
Prefazione di Eva Cantarella
Con testo greco a piè di pagina
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2010, pp. 1074
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