Giovedì 25 Agosto 2011 12:37
Ayyan è un intoccabile - trattandosi di India, uno socialmente sfigato, a meno di non credere a quelle storie sul karma che piacciono a seconda del trattamento "ricevuto" alla nascita. Il nostro difatti ne ha piene le scatole dell’Induismo, non accetta la sua condizione, oltretutto è sveglio, non un genio, ma insomma non è niente affatto persuaso di meritarsi la condizione di impiegato che non può sperare in niente di meglio - è quella la sua mansione all’Istituto per la teoria e la ricerca di Bombay (la città è descritta nelle ormai arcinote contraddizioni indiane fra miserabile povertà e orizzonti futuribili, ma Ayyan smadonna soprattutto contro il suo chawl, “alveare di diecimila abitazioni di una stanza ricavate all’interno di centoventi caseggiati identici a tre piani”). Assiste alle discussioni per lui oziose fra studiosi inevitabilmente bramini che detestano il Big Bang perché vi vedono una replica cifrata del Cristianesimo, scopre gli intrallazzi equivoci fra scienziati e ricercatrici troppo belle, studiose quanto vuoi, ma alla fin fine “fissate con gli uomini. E gli uomini erano persone diverse da lui”. Ora, Ayyan non ha intenzione di sprecare la propria vita nel risentimento; non gli manca il sense of humor, né l’intraprendenza. Anzi, è proprio la sua spregiudicatezza il volano della storia, un’avventura satirica e divertente che farà passare il figlio per un genio meritevole di essere preso in considerazione dagli scienziati che lo hanno sempre guardato dall’alto in basso.
Il secondo titolo della collana, I numeri ribelli (traduzione di Andrea Migliori) è risalente al 1998, opera di uno scrittore olandese, Philibert Schogt, autore già di tre romanzi tradotti in italiano. Isac Swift è un matematico trentacinquenne che a un passo dalla dichiarazione di fallimento della sua (non) attività di studioso, si avvicina alla soluzione di un problema, quello dei cosiddetti “numeri ribelli” di Beauregard, che darà, prima che prestigio, un senso a una vita di rinunce e fallimenti. Sul collega che lo avverte che davvero sta avvicinando qualcosa di importante, egli scrive: “Non mi era molto chiaro dove volesse arrivare; a essere sinceri, non mi era chiaro per nulla (con la matematica, o capisci o non capisci), ma ero troppo felice per farci caso”. Siamo all’inizio della storia. Passione e bellezza della ricerca sembrano irrompere sulla scena, com’è giusto. Ma sulla strada dell’uomo incombe un pazzo, un ex-insegnante che sostiene di essere stato derubato della scoperta, una scoperta peraltro gravida di conseguenze, essendo a suo dire i numeri ribelli utilizzati per generare codici crittografici che in mano allo spionaggio militare sarebbero devastanti. Di lì, fra una lotta terribile con nemici veri e presunti, la ricerca di un’asintotica approssimazione della matematica alla reale struttura delle cose e drammi esistenziali latenti, inizia una vertiginosa caduta in un abisso oscuro che forse nasconde una verità scientifica ma di sicuro è il viaggio necessario per trovare quella della propria vita.Michele Lupo
Manu Joseph
Il gioco di Ayyan
Dedalo
2011; pp. 344
16,50 €
Philibert Schogt
I numeri ribelli
Dedalo
2011; pp. 192
14 €
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La prossima volta mi conviene chiedere l'accredito al taxi e pagare il concerto... :-(
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