Lunedì 27 Giugno 2011 12:49
Lezione di vita e viaggio, sabato sera al festival LetterAltura di Verbania. L'ha tenuta un pensionato francese. Non uno qualsiasi, ma un signore che si è ritrovato vedovo e messo a riposo a sessant'anni, improvvisamente spogliato dai suoi ruoli di marito e giornalista, quindi solo e disorientato. Inutile. Bernard Ollivier ha sfiorato il baratro della disperazione e si è salvato camminando. "Camminare fa bene alla salute, anche mentale, perché ridona equilibrio e consente di pensare. Bisognerebbe camminare mezz'ora tutti i giorni" ha consigliato al numeroso pubblico venuto ad ascoltarlo. Chissà se tra i suoi lettori presenti c'era qualcuno che avrebbe potuto scrivergli, come ha fatto una sua connazionale, "lei mi ha ridato la vita. Da quando ho letto il suo libro, ho smesso di andare al lavoro in macchina e ci vado a piedi". Così facendo ha riscoperto le strade e riacquistato un ritmo umano, naturale, al suo andare. L'inferno consiste nella parola "solitudine", ha raccontato Ollivier citando Victor Hugo. Eppure lui stesso è partito da solo per il suo viaggio di guarigione dalla solitudine, gli ha fatto notare la presentatrice Nadia Tantardini. La solitudine gli è sembrata una condizione necessaria quando ha intrapreso il viaggio lungo la Via della Seta perché gli avrebbe dato - come in effetti è stato - la massima disponibilità nei confronti delle persone che avrebbe incontrato. La solitudine era necessaria. Due stranieri parlano tra loro quando arrivano in una città nuova, non con i locali, ha fatto notare lo scrittore, e lui aveva il desiderio di conoscere gli altri.

Ne ha fatti di incontri. Come quello con un contadino che lavorava in un campo sperduto in Uzbekistan. Fermandosi vicino a lui, costui gli disse che prima di lui era già passato un viaggiatore. Ollivier pensò subito che un "concorrente" l'avesse preceduto e ne chiese la nazionalità. Era forse francese? No. Inglese? No. Americano? No. Italiano? "Mi pare", rispose finalmente il contadino. "Marco Polo?" chiese allora lo scrittore, per sentirsi rispondere un ormai ovvio: "Sì!".
Non del tutto consapevole della pericolosità del viaggio, ma in qualche modo rassegnato, Ollivier scrisse il testamento quando intraprese il suo viaggio, come per esempio si richiede a chi intende percorrere il Cammino di Santiago. E in effetti ha rischiato di morire tre o quattro volte sulla Via della Seta, ma vi ha incontrato migliaia di amici. Affrontando il tema dell'ospitalità, Nadia Tantardini ha osservato che noi occidentali abbiamo paura dello straniero. "Io ho goduto di un'eccezionale ospitalità durante il mio viaggio", ha risposto Ollivier, rivelando che ci sono state addirittura persone che si sono picchiate per avere l'onore di ospitarlo. In Cina, invece, ha incontrato più diffidenza perché i cinesi sono sedentari come noi: hanno case con porte e serrature, mentre i musulmani hanno una tradizione nomade che rispetta e protegge lo straniero.

Spesso gli viene chiesto se sia sponsorizzato da qualcuno, ma lui non ne ha mai avuto bisogno. È partito con 1500 dollari ed è tornato con 1200, dopo quattro mesi di viaggio. "Più si cammina, più si diventa ricchi", ha detto ridendo: al suo ritorno, infatti, aveva quattro mesi di pensione accreditati sul conto in banca! Tutte le sue energie ora sono assorbite dall'associazione che ha fondato. Si chiama Seuil, ovvero "soglia", a simboleggiare il rientro in società dei giovani in difficoltà che sono stati emarginati. Per recuperarli ha messo a punto un progetto insieme semplice e arduo: a ogni giovane viene affiancato un adulto e i due partono per un lungo viaggio a piedi in un paese straniero. La fatica di camminare e il tempo sono la cura per i disagi di questi ragazzi che in viaggio scoprono la natura, ma anche che possono fare cose straordinarie e che ci sono adulti disposti ad ascoltarli. Partono considerandosi dei falliti e tornano dopo aver ritrovato se stessi. La marcia è terapeutica, ha osservato Ollivier; l'ha sperimentato su se stesso: ha iniziato a camminare quando era disperato e camminando ha ritrovato la speranza.
Saul Stucchi
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