Venerdì 10 Settembre 2010 07:01
Domenica scorsa, il giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo ha presentato al Festival della Mente di Sarzana lo scrittore spagnolo Javier Cercas, in occasione dell'uscita in Italia del suo ultimo romanzo, Anatomia di un istante, edito da Guanda. In effetti "romanzo" è una definizione di comodo, dato che l'opera in questione è un ibrido (come l'ha chiamato lo stesso autore) che mescola storia e cronaca, amalgamate però con gli strumenti propri della letteratura (dunque del romanzo). Il libro racconta e analizza la genesi e lo sviluppo del fallito golpe del 1981, quando il colonnello Tejero entrò in Parlamento armato e sparò qualche colpo di pistola. Ma l'attenzione di Cercas è tutta rivolta al comportamento di tre uomini, i soli che non si gettarono a terra e rimasero ai loro posti con dignità. Carrillo, ex segretario del Partito Comunista, Suárez, franchista e capo del governo dimissionario e Mallado, militare franchista. Nessuno dei tre era un democratico, eppure con il loro comportamento salvarono la democrazia spagnola. Ma perché non obbedirono all'istinto di conservazione come tutti gli altri? E' questa la domanda a cui ha cercato di dare una risposta e per farlo ha ripercorso minuziosamente tutta la gestazione del golpe, leggendo documenti e testimonianze, a partire dal celeberrimo video che è rimasto impresso nell'immaginario collettivo, producendo a sua volta un falso ricordo. Tutti gli spagnoli, infatti, ricordano quel giorno grazie al collegamento con il filmato e sostengono di aver visto il golpe in diretta TV, invece fu trasmesso soltanto il giorno successivo, a golpe ormai fallito. E quella fu l'unica occasione in cui venne mostrato in tutta la sua durata, mentre da lì in avanti sarebbero stati trasmessi soltanto spezzoni. Cazzullo ha fatto il paragone con l'omicidio Calabresi, il cui processo fu istruito quasi venti anni dopo il delitto, generando una fortissima discrepanza tra le testimonianze raccolte subito dopo il fatto e quelle registrate a così lunga distanza. "La memoria è la cosa più fragile" ha convenuto Cercas, citando a sua volta l'episodio di Fabrizio del Dongo a Waterloo, in cui il protagonista de La Certosa di Parma è del tutto incapace di comprendere quanto gli sta accadendo intorno.Cazzullo ha sottolineato l'aderenza alla realtà di tutti gli episodi raccontati da Cercas, sostenendo che la sua immaginazione di romanziere, è molto diversa da quella di Tolstoj che non si è fatto scrupoli a entrare nella testa di Napoleone per fargli dire quello che voleva.

Cercas ha ricordato che non ci fu alcuna reazione, né tantomeno una sollevazione contro il golpe. "E' una cosa dura da dire - ha aggiunto - ma è la verità".
Non fece nulla la chiesa, niente i partiti politici, imitati dagli imprenditori. La gente rimase a casa ad aspettare l'evolversi della situazione, mentre lui personalmente andava all'università solo per incontrare una ragazza che gli piaceva (e la trovò da sola con un poeta brutto, entrambi ignari di quanto stesse avvenendo). Il re era l'unico che poteva fermare il colpo di stato e in effetti lo fermò, tuttavia il suo comportamento precedente fu irresponsabile: cacciò infatti Suárez con il proposito di sostituirlo con un militare, ma non era un suo compito, essendo un sovrano costituzionale privo del potere di insediare al governo chi volesse. Eppure Cercas ha una buona opinione della classe politica della Transizione perché quella con cui i suoi membri ebbero a che fare era una situazione oggettivamente molto complessa e delicata. Anche quello spagnolo, come tutti gli altri colpi di stato, non si presentò al momento come un golpe, ma è sbagliato considerarlo un golpe da operetta: era dannatamente serio e pericoloso, e soltanto l'errore degli spari di Tejero (ripresi in diretta radiofonica) ne causarono il fallimento. Cercas si è imposto alcune regole, a cominciare dalla rinuncia alla fiction e a ogni elemento di scherzo. La convinzione che fosse un golpe da operetta è stata una reazione dovuta alla cattiva coscienza collettiva perché nessuno aveva osato fare nulla per opporsi. Si trattò di un delirio collettivo e per l'autore è stato un vero e proprio delirio scrivere il romanzo, che è dedicato a suo padre (anzi, è un libro su suo padre), ricordando il quale Cercas si è visibilmente commosso. E ha concluso il suo intervento ricordando la poesia Coplas de don Jorge Manrique por la muerte de su padre, a suo giudizio la poesia spagnola più bella di tutti i tempi. Saul Stucchi
Javier Cercas
Anatomia di un istante
Guanda
Festival della Mente
3-4-5 settembre 2010
Sarzana
Informazioni:
www.festivaldellamente.it
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