Mercoledì, 22 Maggio 2013

Arte & Natura a Parabiago è un mondo di creatività da scoprire

Arte & Natura è un mondo di creatività da scoprire
“Ho derubato i boschi / i fiduciosi boschi/ gli innocenti alberi/ Mostravano i loro ricci e i loro muschi/ per compiacere la mia fantasia./ Esplorai curiosa i loro ninnoli /afferrai,  strappai via./ Che dirà l'austero Abete?/ Che dirà la Quercia?”, scrive Emily Dickinson… “Parlo col bonsai e lui risponde/ col tremare delle foglie e quel suo fare di pianta/ salda alla terra e nella lontananza del mondo, / è come nell’essere matti si parla all’anta/ di una finestra o all’aria nel camminare: / si rimane lì allocchiti e dentro si canta/ … si parla da soli, è un buttar fuori…/Ma poi il bonsai si scrolla il fogliame, / si fa piastrelle più sorde al mio guardare/ e io sto lì come un idiota a tormentarmi/ della natura nascosta al mio chiamare”, si legge nei versi di Franco Loi.  A celebrare la natura, il suo essere silenzioso abitare nel mondo, il suo linguaggio che abbraccia tutta la fantasia, la sua sorgente sempre viva che ispira poeti e letterati, ci sono ceramisti, vivaisti specializzati e particolari, scultori, pittori, sartorie, modiste, oreficerie, e tanti altri artisti ed artigiani professionisti e qualificati e scuole di settore, provenienti da diverse zone d’Italia durante l’evento conosciuto come Arte & Natura, patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Parabiago, ideato ed organizzato da Associazione culturale e artistica Iperbole ed Eventi doc di Myriam Vallegra in collaborazione con Centro Servizi Villa Corvini e Comune di Parabiago.
Anche quest’anno nel bel mezzo della primavera, il 18 e 19 Maggio 2013, ci s’ispira alla natura e allo stesso tempo ci s’immerge in essa e in tutto il suo splendore in vista dello svolgersi della settima esposizione Interregionale Artigianale Artistica Floreale. Le storiche ambientazioni settecentesche di Villa Corvini a Parabiago si trasformeranno in un fucina per artigiani e florovivaisti che esibiranno le loro allettanti produzioni quali opere d’arte in ceramica, vetro, piante e fiori, prodotti naturali, nuove collezioni moda primavera – estate, tessuti ecologici, arredi e complementi per la casa, lampade di design in carta, gioielli con foglie oltre a una seducente e stuzzicante raccolta composta da creazioni esclusive, singolari, realizzate a mano in Italia, opere di qualità che brillano di fantasia e unicità. Il nome di questa manifestazione straordinaria nasce pochi anni fa, germogliando tra i colori raggianti e le storiche ambientazioni delle dimore gentilizie del 1600 – 1700 e oggi, ancor di più, accomuna la stravaganza di nuove ideazioni di artisti, artigiani artisti, vivaisti, florovivaisti, progettisti e realizzatori di giardini, scuole di agraria e floricoltura con cui entrare in contatto e da conoscere dal vivo. Per i nuovi visitatori e per quelli che ogni anno si presentano all’appuntamento si riservano sorprese squisite come le dimostrazioni sul campo, alle quali si potrà assistere liberamente, i laboratori didattici per ogni età, i giochi a tema natura e le conferenze-incontri sulle piante e l’importanza di queste risorse nelle nostre città e sulla progettazione e realizzazione di giardini e terrazzi fioriti. In un clima vacanziero sorgente di tranquillità è piacevole anche solo sedersi un po’ ed ammirare le particolari realizzazioni di ambientazioni e giardini, di composizioni floreali dal gusto giapponese sfumando in stili più attuali, o trascorrere il tempo scegliendo una delle piante dalle specie insolite per un acquisto personale.
Sito evento:
www.mostra-arteenatura.it
Per informazioni:
Associazione culturale e artistica Iperbole: tel. 329-8989533 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. -  www.associazioneiperbole.it
Eventi doc di Myriam Vallegra: tel. 0331-553387 - 347-4009542 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – www.eventi-doc.it                                                                                                                                                                                                 
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Gli Inglesi alla guerra contro Boney armati di inchiostro e ironia

Caricature di Napo
Alla data dell'11 febbraio 1816, nel suo Memoriale di Sant'Elena, Emmanuel de Las Cases ricorda all'ex Imperatore l'ondata di caricature portata (causata) dalla Restaurazione. Una in particolare divertì Napoleone: “Castello delle Tuileries: una folla di oche e di tacchini entra dalla porta, spinta da soldati di tutte le nazioni e di varie armi. Nello stesso istante da una finestra del primo piano un'aquila ad ali distese si allontana in un volo rapido e maestoso e in basso la scritta: Cambiamento di dinastia. Napoleone era stato il protagonista e il bersaglio di infinite caricature ed era ben consapevole del loro potenziale distruttivo, capace di irridere e smitizzare qualunque potere.
Dei duecentocinquanta oggetti esposti alla bella mostra Napoleone sulla Schelda, circa un decimo è costituito proprio da caricature.
Tra le prime appare quella in cui Napoleone (non ancora autoproclamatosi Imperatore dei Francesi) è intento fare a fette il mondo per mangiarsi l'Europa, mentre dall'altro lato del tavolo il primo ministro inglese William Pitt, più compito, si riserva l'altra metà del globo. Poco più avanti fa la sua comparsa John Bull, personificazione dell'uomo britannico, che se ne sta seduto con le mani sulle ginocchia mentre Napoleone – come un moderno Atlante – gli si rivolge per chiedergli un favore, piegato in due dal peso del mondo che porta sulle spalle.
In un opuscolo stampato e diffuso all'epoca viene addirittura immaginato un dialogo tra Napoleone e John Bull. Questi chiede a Bonaparte: “Perché odiate tanto la nostra libertà di stampa?” per sentirsi rispondere: “Che domanda sciocca, John! Perché? Perché essa svela tutti i miei progetti più reconditi. Perché mi rende odioso ai miei sudditi e all'Europa intera, rivelando i fiumi di sangue, le distruzioni, le rapine per mezzo delle quali sono giunto al potere e vi rimango. Perché consiglia l'amore, la lealtà e l'obbedienza a un re che intendo detronizzare, e l'unanimità a un paese che intendo conquistare, depredare e distruggere”.
Un'analisi politica stringente che necessariamente deve sorvolare sul fatto che la specialità del regicidio per via rivoluzionaria ha visto i Francesi arrivare secondi dietro gli Inglesi, distanziati di quasi un secolo e mezzo. Un salto all'indietro di un quindicennio riporta proprio alle fasi più cupe della Rivoluzione, per opporre un magrissimo sanculotto che si ciba di cipolle, rappresentazione della libertà francese, a un rubicondo suddito inglese, alle prese con un succulento cosciotto, simbolo della schiavitù britannica.
Il sogno degli Inglesi era veder sfilare l'acerrimo Nemico per le vie di Londra chiuso in gabbia e un anonimo disegnatore lo raffigura di dimensioni lillipuziane con un enorme cappello alto quanto lui, esposto alla curiosità dei londinesi prigioniero in una gabbia di uccelli. Allo stesso anno (1803) risale l'acquaforte con l'ingresso trionfale del Primo Console a Londra, in cui Bonaparte è costretto a cavalcare seduto al contrario.
Tutte le caricature esposte in mostra hanno la finalità di ridicolizzare la persona, il ruolo, le vittorie o le pretese di Napoleone (o dei Francesi che in quel momento storico lui rappresenta), sminuendoli e demitizzandoli. Come ha messo in evidenza il curatore Jan Parmentier durante la chiacchierata che ho avuto con lui al MAS, queste opere rappresentavano il controcanto alla propaganda ufficiale francese. Facevano parte di una ricchissima e particolarmente elaborata campagna diffamatoria con cui la stampa inglese combatteva la sua guerra contro la Francia rivoluzionaria prima e napoleonica poi. Durante la navigazione verso l'isoletta di Sant'Elena, de Las Cases ricorda che gli ufficiali inglesi riconoscevano di avere della Francia e di Napoleone una visione molto parziale: “Ci meravigliavamo a vicenda: loro ci sorprendevano con i loro pregiudizi; noi li stupivamo con le nostre idee e i nostri princìpi del tutto nuovi, di cui non avevano alcuna idea: la Francia gli era, insomma, più estranea della Cina”.
La mostra di Anversa si conclude proprio con una caricatura del dicembre 1813: vi è raffigurato Napoleone che, novello barone di Münchausen, viene lanciato in aria da amici e nemici per finire a Saint Cloud: la disfatta di Lipsia (a ottobre) di lì a pochi mesi avrebbe costretto l'Imperatore alla prima abdicazione che l'avrebbe condotto in esilio all'Isola d'Elba.
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ODISSEA Libro 11: Nell'Ade Ulisse si aggiorna su passato e futuro

ODISSEA Libro 11:
Le lacrime sono probabilmente le vere protagoniste dell'undicesimo libro dell'Odissea: la discesa all'Ade di Ulisse è infatti una navigazione in un mare di pianto. Dopo un giorno di vento propizio, la nave di Ulisse approda ai confini dell'Oceano, nella terra dei Cimmeri. Arrivato con i compagni nel luogo indicato da Circe, l'eroe offre una libagione a tutti i morti, “prima di latte e miele, poi di vino dolce, infine di acqua”. Poi compie il rito cruento sgozzando le bestie sacrificali.
Sui vari aspetti del sacrificio e la concezione omerica dell'anima si è soffermata il mese scorso la professoressa Eva Cantarella al Piccolo Teatro Grassi di Milano, in occasione dell'incontro dal titolo “Prendi un ben fatto remo, e in via ti metti”, con Toni Servillo e Mimmo Borrelli. La concezione che avevano dell'aldilà gli antichi Greci era molto diversa dalla nostra, così come molto diversa era quella dell'anima. La professoressa ha ricordato che secondo lo studioso Jean-Pierre Vernant i Greci hanno socializzato e umanizzato la morte. Toni Servillo ha letto alcuni versi della traduzione in lingua flegrea (quella parlata a Bàcoli e nella sua frazione di Cuma, la prima città greca fondata in Italia) dell'Odissea (qui sotto ne riportiamo un minuto); ma in effetti quella di Borrelli, più che traduzione è stata opera di ri-creazione dell'epos omerico. Nel suo intervento, lo scrittore e drammaturgo, ha stregato il numeroso pubblico con una lezione sul dialetto (sui dialetti) che è diventata un piccolo spettacolo, salutato alla fine da un caloroso applauso.
Ma torniamo nell'Ade. Il sacrificio di Ulisse evoca i morti e per descrivere la loro apparizione il poeta impiega i versi più belli dell'intero libro. Li riporto in calce. Il catalogo delle anime che si avvicinano a Ulisse per parlare con lui si apre con il compagno Elpenore, caduto dal tetto della casa di Circe e lasciato insepolto: i due, riconoscendosi, piangono. Ulisse piange anche vedendo la madre Anticlea con cui però non scambia, al momento, parola.
Si avvicina poi l'indovino Tiresia che ordina all'eroe di allontanarsi per consentirgli di bere il sangue delle vittime. La sua profezia annuncia che il ritorno di Ulisse sarà difficile per l'ira di Poseidone e per l'empia uccisione dei buoi del Sole. Una volta giunto a Itaca, vi troverà i rivali insediati nella reggia. Dopo che avrà compiuto la sua vendetta, dovrà riprendere il viaggio, ma la morte gli arriverà lontano dal mare.
Dopo aver bevuto il sangue, Anticlea riconosce il figlio e piange. Gli domanda perché sia lì e Ulisse glielo spiega. A sua volta lui si informa sulla situazione a Itaca, chiedendole – in ordine – di cosa sia morta, come stiano Laerte e Telemaco, se il suo potere sia ancora riconosciuto, se Penelope difenda la casa o sia finita sposa di un pretendente. Anticlea risponde parlando prima di Penelope, fedele e sempre in lacrime; del potere che non è passato ad altri; di Telemaco che amministra e banchetta, mentre Laerte se ne sta nei campi. Lei, infine, è morta per il rimpianto, il pensiero e l'amore per lui, suo figlio. Tre volte Ulisse cerca di abbracciarla e tre volte lei sfugge come un'ombra.
Si avvicinano numerose donne e Ulisse le interroga a una a una: Tirò, Antiope, Alcmena, Megare, Epicaste, Clori, Leda, Ifimedea, Fedra, Procri, Ariadne, Maira, Climene, Erifile. Omero le presenta in un verso o in brevi cammei di insuperabile maestria. L'eroe conclude il suo racconto dicendo che l'elenco completo sarebbe molto più lungo, ma lui desidera ora dormire. Alcinoo però lo convince a riprendere la narrazione delle sue sventure.
Dopo le donne è il turno degli eroi: Agamennone rievoca il proprio assassinio per mano di Egisto e tradimento di Clitennestra, l'esatto opposto di Penelope, personificazione della fedeltà. Eppure consiglia a Ulisse di non confidarsi completamente con lei, perché non è bene fidarsi di una donna. Gli chiede poi del figlio Oreste, ma Ulisse non ne conosce la sorte.
Achille risponde alle lodi dell'itacese con un discorso venato di profonda tristezza: preferirebbe di gran lunga essere l'ultimo tra i vivi che il primo tra i morti! Anche lui si informa sul figlio e sul padre. Di Peleo Ulisse non sa nulla, ma di Neottolemo gli racconta in sintesi le imprese e
“l'anima del veloce Achille si allontanò a grandi passi
sul prato di asfodelo,
lieta perché avevo detto che suo figlio era ormai famoso”.
Aiace Telamonio, invece, se ne sta in disparte silenzioso, ancora adirato per la vicenda delle armi di Achille, assegnate a Ulisse piuttosto che a lui. Il re di Itaca vede poi Minosse che amministra la giustizia tra i morti, Orione mentre caccia, Tizio, Tantalo e Sisifo sottoposti a estenuanti supplizi, l'immagine di Eracle che spaventa i trapassati. Ulisse si allontana e torna alla nave dai compagni.
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Dopo due secoli Napoleone torna a Torino. Al Salone del Libro

Ciao Saul,
giusto per tenerti aggiornato. Qui sotto l’email –invito alla presentazione del volume. Se vuoi girare (qualora sapessi di qualche collega lombardo in “gita” per il Salone a Torino.
A presto,
Cari amici,
....proseguono i viaggi sul filo della storia e quest’anno, dopo Cavour, è la volta del grande Corso protagonista de “I luoghi di Napoleone”, fra Toscana, Liguria, Corsica e Sardegna.
Viaggio ripercorso a quattro mani con il collega Saul Stucchi e pubblicato da Touring Editore per la Provincia di Lucca, nell’ambito del progetto europeo Bonesprit. Premessa delle celebrazioni del Bicentenario dell’esilio napoleonico all’Elba che ricorre nel 2014.
La presentazione in occasione del Salone del Libro, si terrà il 17 maggio p.v, alle ore 14.15, presso lo stand IBS (Pad. 2 K125 e L125-K126 )
Tutor di eccellenza, Alessandra Comazzi, critica televisiva de La Stampa e, il giornalista Bruno Gambarotta.
Anche in questo caso, seguendo il fil rouge della storia, del personaggio e dei suoi più stretti familiari, si intende dare al lettore (nonché potenziale turista) il pretesto per avvicinarsi a luoghi e palazzi delle località che Napoleone visitò o dove lo portarono vicende pubbliche e private che caratterizzarono la sua breve ma intensa esistenza.
Per facilitare il Vs lavoro, qualora aveste la possibilità di darne notizia, allego oltre all'invito anche il comunicato della Provincia di Lucca  e la copertina del volume.
Sperando di poterVi incontrare il 17 maggio p.v., e di poter con voi condividere questo momento di personale soddisfazione, attendo un Vs riscontro, e resto a Vs disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto.
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La Svizzera guarda alle tradizioni, senza dimenticare il futuro

Le novità della Svizzera guardano alle tradizioni, senza dimenticare il futuro
L'altra sera Svizzera Turismo ha presentato alla stampa del settore le novità per la prossima estate. Dopo il tema dell'acqua che ha caratterizzato il 2012, quest'anno ha deciso di puntare sulle tradizioni viventi. In effetti “tradizione” è probabilmente una delle parole che più facilmente vengono alla mente quando ci viene chiesto di definire la Confederazione Elvetica, tanto questa caratteristica è connaturata all'essenza della Svizzera. Quello che invece stupisce è la levità e l'autoironia con cui gli Svizzeri hanno deciso di comunicare al mondo l'attaccamento alle proprie tradizioni (si sa: il tema si presta fin troppo facilmente a usi impropri – al di là e al di qua delle Alpi, bien sûr).
Il nuovo direttore Armando Trancana ha salutato e ringraziato il predecessore Tiziano Pelli, prima di di affrontare una veloce ma ben calibrata full immersion nelle “tradizioni ben vive” della Svizzera. Centinaia di usanze e tradizioni fanno parte della vita quotidiana degli Svizzeri e una selezione di loro è stata scelta per invitare i turisti nel Paese dei Cantoni. È il caso per esempio dei caseifici alpestri, delle botteghe che ancora producono manualmente il celeberrimo corno delle Alpi (la località di Nendaz gli dedica un Festival Internazionale dal 26 al 28 luglio), della ferrovia a vapore del Furka, sempre nel Vallese.
Il resto della presentazione, affidata ai delegati di alcuni cantoni, è stato un viaggio o meglio ancora un assaggio di alcune tradizioni viventi. A cominciare dalla produzione di orologi (altra tipicità elvetica universalmente riconosciuta, tanto da divenire luogo comune) che ha precise ragioni storiche legate agli spostamenti di intere comunità nell'Europa squassata dalle guerre di religione. Per sfuggire alle persecuzioni numerosi ugonotti si trasferirono nella zona di Ginevra e quando la riforma di Calvino mise un freno all'ostentazione del lusso gli orefici si riciclarono come orologiai. Oggi un percorso di 200 chilometri permette di soddisfare la curiosità degli appassionati di lancette e meccanismi (di precisione svizzera, ovviamente!).
Un'altra tradizione che non è andata perduta è la preghiera quotidiana con la quale i malgari nella Svizzera centrale invocano la protezione sul loro lavoro nei campi. Siamo nella regione di Lucerna, il cuore del Paese: è qui che nel 1291 venne stretto il patto della Confederazione. Non minore attaccamento i nostri vicini transalpini mostrano per la tradizione della lotta, chiamata appunto “svizzera”, che ha origini contadine. Negli ultimi anni questa manifestazione folkloristica sta avendo sempre più successo e i campioni della specialità godono di una fama paragonabile a quella dei calciatori nostrani.
Parlando di assaggi non si può tralasciare la gastronomia ticinese: va assolutamente menzionata almeno la Via dei Grotti di Mendrisio, tradizionale tanto quanto l'arte della paglia delle trecciaiole che realizzavano i cappelli per i nostri nonni.
Ma come arrivare in Svizzera? Meglio utilizzare il treno, sfruttando l'ottimo servizio dello Swiss Travel System. Tra parentesi: lo sapevate che il celeberrimo Trenino Rosso del Bernina era in realtà giallo? Ha preso l'attuale e inconfondibile colore soltanto nel 1943. In Svizzera le tradizioni si sposano con successo con la modernità tecnologicamente più avanzata: ne è una prova la prima funivia cabrio del mondo. Può ospitare fino a 60 persone e in poco più di 6 minuti copre gli oltre 2 chilometri che dalla stazione a valle (a 711 metri s.l.m.) portano a quella a monte (a 1850 m s.l.m.). Da provare!
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"Storia culturale del clima": un bel viaggio in tutte le ere del mondo

Se non sbagliamo immaginando interessi storico-geografici nei lettori di Alibi, possiamo forse permetterci di suggergli un libro tanto serio quanto godibile alla lettura. La Storia culturale del clima scritta da Wolfgang Behringer è uno studio equilibrato – se è lecito l‘aggettivo - nel punto di vista (a proposito del che fare), e rigoroso come apporto storico nel crocevia che il tema del clima intercetta fra natura e storia (sociale), geografia e cultura.
Lo storico individua dapprima le fonti della storia climatica, le conoscenze e le sviste di base supposte nel lettore, quindi le cause del cambiamento e soprattutto il rapporto che intercorre con la storia umana. Perché - per dire - ogni variazione, seppur minima, della temperatura nel lungo periodo ha prodotto degli effetti sulle zone del mondo interessate – figurarsi le macro-oscillazioni passanti fra “era glaciale” e l’attuale, controverso, “riscaldamento globale”.
Intanto, studi come questo hanno il merito di ricondurre la storia dell’uomo in un alveo di sana aderenza alla concretezza biologico-materiale dell’esistenza sulla terra; d’altra parte, mostrano come l’evoluzione di questo speciale mammifero lo abbia condotto a una particolare sollecitazione “interpretativa” dei fattori ambientali, quelli climatici compresi. Talché ne risulta che se lo scienziato non può fare a meno dell’umanista (ci si esprime in senso lato, va da sé), il secondo, che crede di poter fare a meno del primo, merita l’estinzione cui sembra destinato.
A differenza di altri animali l’uomo ha saputo manifestare un’”elastica reazione culturale” ai cambiamenti climatici – elastica anche in negativo, nella possibilità di condizionarlo. Ma è ovvio che il primo rapporto fra cause ed effetti a venire in mente è la ricaduta sulla vita economica e sociale. Con un’attenzione particolare al momento definito “piccola era glaciale”: un raffreddamento (relativo ma non indolore) delle temperature fra il XIII e il XIX secolo. Le  cause non sarebbero note ma i cambiamenti di flora e fauna, il congelamento di laghi e fiumi si accompagnarono (determinarono?) la fine dei vichinghi in Groenlandia, il declino di paesi come l’Islanda e la Norvegia e fecero la loro parte nell’immane catastrofe della Morte Nera, ben nota alla storia letteraria e artistica (italiana ma non solo). Persino la persecuzione antisemita subì un’accelerazione a ridosso di quell’epoca. Se le prime crociate ebbero in questo un ruolo cruciale, l’aumento della miseria dovuta alla peste del ‘300 peggiorò sensibilmente le cose. “Non poterono attribuirgli la colpa del cattivo tempo” scrive Behringer ma al capro espiatorio per eccellenza credettero di poter imputare la contaminazione dell’acqua nelle fontane.
Ciò che fu risparmiato agli ebrei – si fa per dire – ricadde sulle “streghe”: “ogni sorta di malattia innaturale” si pensò fosse colpa loro, anche il cattivo tempo che peggiorava i raccolti, dunque le condizioni di vita, carestie, infecondità, fino alla peste del ‘600 (difatti dopo di allora la figura – questa raccapricciante invenzione della storia europea – si dileguò).
La storia umana d’altra parte principia con l’Olocene, a ridosso dell’Era glaciale. Ossia inizia con un riscaldamento - come usa dire oggi – globale.  Da allora inizia la coltivazione. La storia delle variazioni climatiche in rapporto agli sviluppi sociali secondo Behringer insegna abbastanza da impedirci di sottrarci alla responsabilità di una politica climatica, ma ci trattiene anche dal prendere sul serio i “sacerdoti della salvaguardia dell’Esistente” e la loro “favola dell’equilibrio perduto con la natura”. L’uomo la condiziona e ne è condizionato, ma soprattutto si adatta, muta, reinventa. Un equilibrio originario e “puro” non esiste.
Wolfgang Behringer
Storia culturale del clima
Bollati Boringhieri
Pagine 350
Euro 26.00
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L'Islanda è la protagonista della XXIV edizione del Premio Scarpa

xxiv edizione, 2013
Skrúður, Núpur
Dýrafjörður, Islanda
Al via gli appuntamenti pubblici della xxiv edizione del Premio Carlo Scarpa
venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 maggio 2013
comunicato stampa, 6 maggio 2013
Venerdì 10, sabato 11, domenica 12 maggio 2013 la campagna culturale della xxiv edi­zione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso e organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, vivrà le sue giornate più intense.
In programma una serie di appuntamenti che consentiranno di conoscere non solo Skrúður e Núpur, che insieme formano il luogo al centro delle attenzioni scientifiche e culturali del Premio Carlo Scarpa, ma anche il paesaggio e i temi fondamentali della geografia, della sto­ria e della cultura dell’Islanda.
Siamo sulla riva del Dýrafjörður, uno dei fiordi che solcano la regione nord-occidentale dell’isola, a pochi chilometri dal circolo polare artico.
Skrúður è un orto, un giardino botanico legato a una scuola di arti e mestieri, circondato alle spalle dalla cortina solenne di montagne dai fianchi mossi dall’erosione glaciale e a valle da un terreno brullo che digrada verso il mare. Núpur è il nome della grande montagna che sta sopra e del microcosmo abi­tato che sta sotto, con la scuola, la chiesa e la fattoria; è la sede di una comunità che all’inizio del xx secolo ha sfidato la situazione ambientale estrema con un programma di miglioramento della condizione umana affidato alla coltivazione della terra, all’educazione e all’elevazione sociale di chi se ne prende cura.
venerdì 10 maggio ore 18, Treviso, auditorium spazi Bomben
conferenza sul paesaggio islandese di Reynir Vilhjálmsson, paesaggista tra i più significa­tivi del panorama europeo attuale, studio Landslag, Reykjavík (la conferenza sarà trasmessa in diretta streaming nel sito della Fondazione www.fbsr.it);
inaugurazione della mostra dedicata al luogo designato dalla ventiquattre­sima edizione del Premio Carlo Scarpa, aperta al pubblico negli spazi Bomben fino a dome­nica 30 giugno (da martedì a venerdì ore 15-20, sabato e domenica ore 10-20, ingresso libero).
Partecipa Vigdís Finnbogadóttir, presidente della Repubblica d’Islanda dal 1980 al 1996.
sabato 11 maggio ore 9.30-13.30, Treviso, auditorium spazi Bomben
seminario sul luogo designato
Interven­gono Aðalsteinn Eiríksson (segretario della Fondazione per Skruður); Magnús Tumi Guðmundsson (Istituto di Scienze della Terra, Università d’Islanda); Guðmundur Hálfdanarson (Dipartimento di Storia, Università d’Islanda); Þráinn Hauksson (architetto paesaggista, studio Landslag, Reykjavík); Daníel Jakobsson (sindaco del Comune di Ísafjarðarbær, membro della Fondazione per Skruður); Brynjólfur Jónsson (presidente della Fondazione per Skruður); Einar E. Sæmundsen (architetto paesaggista, studio Landmótun, Kópavogur). Coordina Luigi Latini (Fondazione Benetton Studi Ricerche). Partecipano inoltre Vigdís Finnbogadóttir, Reynir Vilhjálmsson, i membri della Giuria del Premio Inter­nazionale Carlo Scarpa per il Giardino.
L’incontro è organizzato per conoscere, attraverso contributi e testimonianze dirette di stu­diosi e figure pubbliche islandesi, la geologia, la geografia e la storia di quel Paese, i suoi orti e giardini, a partire dal caso di emblematico significato storico, sociale e pedagogico rappresentato da Skrúður, Núpur, nel Dýrafjörður. La discussione è aperta a tutti.
Il seminario sarà trasmesso in diretta streaming nel sito della Fondazione www.fbsr.it.
sabato 11 maggio ore 17-19, Treviso, Teatro Comunale Mario Del Monaco
cerimonia di consegna del Premio Carlo Scarpa 2013
Coordina Domenico Luciani (Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino). Intervengono Vigdís Finnbogadóttir (presidente della Repubblica d’Islanda dal 1980 al 1996) e Aðalsteinn Eiríksson (se­gretario della Fondazione per Skruður). La cerimonia pre­vede proiezioni, interventi musicali (rímur islandesi) di Steindór Andersen e Hilmar Örn Hilmarsson. Brynjólfur Jónsson (presidente della Fondazione per Skruður) riceve il sigillo del riconoscimento, disegnato da Carlo Scarpa e affidato alla Framkvæmdasjóður Skrúðs/Fondazione per Skrúður, ente responsabile del luogo. Daníel Jakobsson (sindaco di Ísafjarðarbær, membro della Fondazione per Skruður) porta una testimonianza.
L’incontro si apre con la distribuzione al pubblico del dossier Skrúður, Núpur, a cura di Patrizia Boschiero, Luigi Latini, Domenico Luciani, e si conclude con un brindisi.
domenica 12 maggio ore 18, Treviso, auditorium spazi Bomben
incontro/concerto
Rímur. Canti islandesi dell’epica e della natura
di Steindór Andersen e Hilmar Örn Hilmarsson, accompagnati dal quartetto d’archi formato da Giorgio Pavan (violino), Claudio Rado (violino), Alessandro Dalla Libera (viola), Giulio Padoin (violoncello). Introduce Maurizio Tani (Università d’Islanda).
Informazioni
Referente interno di coordinamento: Patrizia Boschiero. Gli incontri in programma sono tutti pubblici e a ingresso libero. È prevista la traduzione in italiano di ogni intervento in islandese o in inglese. Il seminario di sabato 11 mattina (nell’auditorium della Fondazione) si svolge in italiano e in inglese, con traduzione simultanea, e viene trasmesso in streaming nel sito della Fondazione, www.fbsr.it. Per ragioni organizzative chiediamo di segnalare, possibilmente entro lunedì 6 maggio, l’intenzione di partecipare al seminario, attraverso il modulo disponibile nel sito www.fbsr.it o contattando la segre­teria (tel. 0422.5121, fax 0422.579483, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , dal lunedì al venerdì, ore 9-13 e 14-18).
La Giuria del Premio
Luigi Latini, Università Iuav di Venezia; Domenico Luciani, Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso (coordinatore del Premio); Monique Mosser, Scuola Superiore di Architettura di Versailles, cnrs; Lionello Puppi, Università Ca’ Foscari di Venezia (presidente della Giuria); José Tito Rojo, Università di Granada; Massimo Venturi Ferriolo, Politecnico di Milano.
Membri onorari: Carmen Añón, Università di Madrid; Thomas Wright, Università di Londra.
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Caffè con Jan Parmentier, curatore del Museo MAS di Anversa

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Gli chiedo quali siano i suoi pezzi preferiti tra quelli esposti in mostra e me li mostra. Catalogo 112 e 151.
Storico dell'economia.
Sua opinione su Napoleone.
Io: Napoleone e Shakespeare. Usciti dalla mostra, davanti al telegrafo, di cui mi spiega il funzionamento.
Caffè Illy. Mi racconta del suo viaggio in bici da Venezia a Porec.
Io gli racconto di Cabo Trafalgar e di Aboukir.
Mostra Nelson e Napo al Maritime Museum di Greenwich.
Nel suo ufficio una brochure della mostra su Napoleone in Egitto all'Institut du Monde Arabe di Parigi.
Il 95% dei pezzi richiesti sono stati concessi e sono arrivati in prestito per la mostra che però non viaggerà all'estero perché strettamente legata ad Anversa.
Ci tiene a sottolineare la precisione del titolo: la mostra infatti non è su Napoleone.
Napoleone e Berlusconi, ma io gli faccio notare che Napoleone ha inventato il Louvre, ha lasciato ai Francesi il Codice.
Molte caricature satiriche: tornerò a scriverne.
Si sofferma sul doppio orologio.
Gli ho regalato la mia piccola guida ai Luoghi di Napoleone (realizzata in collaborazione con Federica De Luca) e lui ha ricambiato con il catalogo della mostra, in versione francese.
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